Sfilò la mano da sotto la gonna, mi girò e mi braccò contro il muro accanto, rendendomi ancora inerme. Prima che potessi immagazzinare ossigeno nei polmoni, mi avvolse la gola con le dita umide dei miei umori e mi stette addosso; il suo peso parve triplicarsi. Gli occhi erano scuriti dalla collera, il volto contratto dalla frustrazione. Deglutii spaventata. Ero così incantata, e intimorita, che non riuscii a ribellarmi. Entrambi rimanemmo immobili, sospesi in quei secondi cadenzati, scanditi da un destino che attendeva, quanto noi, di vedere cosa sarebbe successo. Lui inclinò il capo per avvicinarsi a me e schiuse le labbra, distanti solo un soffio dalle mie. Il naso mi sfiorò una guancia fino a seguire la lenta traiettoria che lo avrebbe condotto all'angolo della bocca. Il suo fiato si mescolò al mio, lo catturò e me lo strappò via. Fu bravo a celare i suoi intenti lascivi, ma non così tanto come sperava. Riuscii a cogliere il bagliore della lussuria che infiammò le iridi. Seppur per un breve attimo, un fulgore accecante le attraversò come una stella cadente che sferza il cielo in una notte nebbiosa. Con un sospiro angosciato, appoggiò la fronte alla mia, i capelli neri mi solleticarono la pelle, e si permette contro di me lasciandomi percepire la fatale tentazione contro la quale stava lottando per non cedere. Avrei voluto toccarlo, lambire ogni linea del suo corpo prestante e provocargli la stessa frenesia che pervadeva me ogni volta che gli ero vicino.