C'è sempre qualcosa di profondamente meraviglioso in una nuova vita che viene alla luce. C'è sempre qualcosa di magico in un momento come quello. Non ti racconterò nessuna favola questo mese, piccino mio. Sono passati già alcuni giorni da quando è scaduto il tuo quinto mese, adesso sei più grande, sei più forte, ti fai già sentire parecchio e sei capriccioso, lo sento. Capriccioso e permaloso proprio come il tuo papà. Però per qua volta ho voluto aspettare a scrivere la tua storia, ho voluto attendere appositamente questo momento per poterti rendere partecipe dell'istante più bello nella vita di un uomo ed una donna. Per poter vivere con te quest'attimo tanto importante e che mi ha lasciato dentro un senso di attesa, di desiderio e di felicità di cui tu, amore mio, solo tu sei responsabile.
Potrei descriverti la situazione, attimo dopo attimo, potrei descriverti ogni attimo di questa giornata sin da quando ho aperto gli occhi. Potrei descriverti il sapore del caffé questa mattina quando mi sono presentata sotto casa di Naomi, fin troppo presto, con i cornetti al cioccolato bianco – perché lei è viziata e nulla può sostituire il suo visino soddisfatto quando viene accontentata; potrei dirti che sono stata seduta su una sedia di plastica nel corridoio dell'ospedale di fronte alla sala parto dove Chloe era entrata già da qualche ora, potrei descriverti la mia trepidazione mentre battevo i piedi per terra, quasi a volermi riscaldare, in una giornata decisamente troppo calda; potrei dirti i nomi di tutti gli amici ed i famigliari che sono accorsi questa mattina per stare accanto a lei e a Christian in questo giorno speciale, trepidanti quasi quanto loro, pronti a dare ai piccolini i loro regali comprati con largo anticipo per essere pronti a questo giorno che aspettiamo tutti da una settimana, anzi da otto mesi; potrei descriverti il piccolo Matthew, ancora troppo piccolo per poter realizzare veramente la portata di quell'avvenimento eppure già consapevole del compito che gli spetterà da quel momento in poi: fratello maggiore, protettore delle sue sorelline, guida di quel fratellino che vedrà sempre in lui un punto di riferimento. Potrei descriverti il viso di Christian in quel momento, l'ansia di un padre che teme per la vita della moglie e dei suoi figli, che teme che qualcosa possa andare storto, che pensa e agogna già il momento in cui terrà in braccio i suoi piccini, quegli stessi piccolini che fino al giorno prima scalciavano nella pancia della loro mamma, spingevano con un piedino contro il suo viso quasi a volerlo accarezzare, quasi a volergli dire “papà, siamo qui.”. Proprio come fai tu. Non c'era nulla di più bello in quel momento del viso innamorato, preoccupato, speranzoso, felice e trepidante di Christian. Avrei voluto fargli una foto per farla vedere a Chloe, cogliere il momento, l'attimo, l'istante. Ma io non so fare foto, io non sono Arianne, e l'unica cosa che possa fare e cercare di descrivertela a parole, cercare di disegnare postumo quell'attimo tentando di non dimenticare nulla. Tu cerca di stare attento, cerca di seguirmi. Perché questa è l'attesa, questo è il crescendo che porterà poi all'estasi.
Questa favola non sarà frutto della mente della tua mamma, piccino mio. Questa storia sarà vera, sarà reale, questa storia sarà quel piccolo pezzettino della vita che è effettivamente una favola. Bella, meravigliosa e reale.
Ed è allora che arriva. Quando un dottore avverte della nascita, quando pronuncia quelle poche parole che portano quasi alle lacrime: “stanno bene”. E lì la tensione accumulata si scioglie, l'ansia finisce e comincia tutto il resto. Ed in mezzo a tutto quel trambusto, in mezzo a quei momenti in cui tutti vorrebbero tenere in braccio i nascituri, noi rimaniamo in disparte, piccolo mio, rimaniamo in un angolino e guardiamo quelle tre nuove vite.
I piedini fasciati da calzini leggeri; il viso piccolino, le labbra dischiuse che si aprono di tanto in tanto a formare una “o” perfetta in uno sbadiglio soddisfatto; gli occhi serrati, stretti come le manine chiuse in un pugno, come a volersi difendere da una vita che li aspetta, tutta dinnanzi a loro. Guardali, piccino mio, guarda quanto piccoli sono e quanto hanno già vissuto. Il giorno più importate, la fatica più grande. Guardali, quanto sono forti. E ciascuno li tiene in braccio, a turno, tutti per breve tempo perché l'unico posto in cui si sentono davvero a casa è tra le braccia della mamma e del papà. Solo lì possono davvero rilassarsi, solo sentendo quella voce famigliare, quel profumo, il battito del loro cuore.
Ed è questo ad essere perfetto e bellissimo in questo momento. L'armonia. È così difficile trovare armonia e serenità, piccino mio. È così difficile vedere la vera felicità. Oggi puoi farlo, proprio di fronte a te, tra le braccia di Christian e di Chloe, nei loro sorrisi, in ogni singola carezza, abbraccio o bacio che si scambieranno. Guardali attentamente, lo faccio io per te, guardali tanto bene da inciderteli nel cuore perché un attimo così, non ci sarà mai più.