Lo scorso 13 febbraio scrissi un post in cui, senza avere le adeguate competenze, provai a immaginare le conseguenze geopolitiche ed economiche della guerra di invasione russa.
La borsa ha ancora fame, non le bastano le lacrime, i vaccini e il sangue. Ci vogliono le bombe.Una bella guerra globale, mondiale, universa
Ora, leggendo dell'attacco informatico alla nostra rete ferroviaria, comincio a pensare che forse sono stato un facile indovino quando ho parlato dei rischi a cui ci espone l'insicurezza dei nostri sistemi telematici.
"Questa volta, poi, temo che quella verrà (e voglia il cielo che non venga) sarà anche una cyberguerra. La Russia oltre a chiuderci la canna del gas, penetrerà anche nei nostri deboli sistemi di sicurezza digitale, provocando problemi a catena che potrebbero essere perfino più gravi della crisi energetica."
Questo scrissi, più di un mese fa. E vorrei ancora essermi sbagliato.
Magari quelli di ieri erano semplici hacker, cybercriminali interessati solo a chiedere un riscatto per consegnarci le chiavi del cryptolocker che è stato introdotto nella rete del sistema di vendita dei biglietti di Trenitalia.
Ma questo non fa che confermare la facilità con cui sia possibile penetrare nei nostri dati per decriptare, criptare, bloccare o oscurare i nostri dati e mettere in crisi interi sistemi su cui ormai si reggono le nostre vite.
















