Somatizzo, per non espellere. Somatizzo, per non espellere. Somatizzo, per non espellere. Scrivo una lettera d’amore, a cui manca il destinatario. “Mio Adorato, l’Amore mi spaventa, mi rende fragile, lo annuso, sa di buono, di taralli fatti in casa, eppure non lo sopporto, non lo capisco, non ci siamo mai sfiorati, il mio cuore è pieno di cerotti, non ha spazio per altri malanni, eppure sono qui, ad aspettarti, t’ho aspettato tanto, tutta una vita, per poi capire che non esisti, se non come prolungamento di un piacere inventato e di una testa abbastanza irrispettosa, che ti ha plasmato, e delle mani abbastanza sceme, che ti hanno toccato, senza sentirti mai davvero sulla loro pelle”. Somatizzo, per non espellere. Somatizzo, per non espellere. Somatizzo, per non espellere. Dopo un po’ i posti diventano tutti uguali, le persone con le stesse facce, le facce non le riconosco più, scherzando dico di essere prosopoagnosica, di non salutare per mancanza di occhiali, ma, tanto, dopo un po’, le sensazioni restano le stesse, i tormenti continuano la loro evoluzione e terminano nel rammarico e il rammarico è insolente, riempie i vuoti di quella testa che si crogiola in un dolore che non esiste, che ha ricostruito dal passato, che non ricordo quasi più, perché rimuovere è più semplice, sistema i pezzi che non voglio più rivedere e allora somatizzo, per non espellere, tutto ciò che dovrei rivivere, che, a lungo andare, diventa sempre tutto uguale, che fatico a ricordare, ma io tendo alla prosopoagnosia e allora non mi interessa nemmeno la tua faccia, tanto, prima o poi, rinnegherò i lineamenti del tuo volto. “Mio Adorato, se sapessi amare ti cederei la mia pelle nuda, mi spoglierei di ogni inesattezza, di ogni crudeltà, ti regalerei la mia armatura, per mostrarmi debole, indefesa e ti chiederei di scrivermi, addosso, tutte le parole che non hai detto mai, per lasciare, sui quattro angoli del mio cuore, tutto quell’amore che non ho vissuto mai. Vorrei dirti non sai quante cose, vorrei essere non sai quante persone, per te, per tutto quello di cui hai bisogno, per il nostro tempo insieme, ma, mio Adorato, non credo che ne valga la pena: le storie d’amore mi spaventano ed io non so mai come gestirle. Non so aspettare: io somatizzo, per non espellere. Non mi so regolare: io somatizzo, per non espellere. Non voglio legami: io somatizzo, per non espellere. Perché a furia di rimuovere quello che ti ferisce, finisci col non voler più gestire quelle emozioni che ti sembrano così opprimenti, per un cuore solo. Eppure il cuore va a ritmo del mio cervello e il corpo fa quello che il cervello richiede: allora io somatizzo, per non espellere. Se un giorno ci incontreremo, in una notte, ti regalerò un pezzo della mia armatura, per mostrarmi debole, per una notte soltanto, per dirti che mi sei mancato tanto, ma che non ho bisogno di aspettarti ancora: io somatizzo, per non espellere. Somatizzo, per non espellere, perché nessuno completa nessuno, se a te non basta essere completo, con tutto quello che soltanto tu sai donarti”.















