Carini, l’intellettuale: «Lei ha fatto benissimo, mi creda, oggi è una buona giornata per lei. Sono delle decisioni che costano, lo so, ma noi intellettuali, dico noi perché la considero tale, abbiamo il dovere di rimanere lucidi fino alla fine. Ci sono già troppe cose superflue al mondo, non è il caso di aggiungere altro disordine al disordine. In fondo perdere dei soldi fa parte del mestiere di produttore. I miei rallegramenti, non c'era altro da fare e lui ha ciò che si merita, per essersi imbarcato con tanta leggerezza in un'avventura così poco seria. No, mi creda, non abbia né nostalgia né rimorsi, distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie. E poi, c'è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere? Un film sbagliato per lui non è che un fatto economico, ma per lei, al punto in cui è arrivato, poteva essere la fine. Meglio lasciar andare giù tutto e far spargere sale come facevano gli antichi per purificare i campi di battaglia. In fondo avremmo solo bisogno di un po' di igiene, di pulizia, di disinfettare. Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un artista, veramente degno di questo nome, non bisognerebbe chiedere che quest'atto di lealtà: educarsi al silenzio. Ricorda l'elogio di Mallarmé alla pagina bianca? E di Rimbaud? Un poeta mio caro, non un regista cinematografico, lo sa di Rimbaud quando ha finito una poesia, la sua rinuncia a continuare a scrivere, la sua partenza per l'Africa? Se non si può avere il tutto, il nulla è la vera perfezione. Mi perdoni quest'eccesso di citazioni, ma noi critici facciamo quello che possiamo. La nostra vera missione è spazzare via le migliaia di aborti che ogni giorno, oscenamente, tentano di venire al mondo. E lei vorrebbe addirittura lasciare dietro di sé un intero film, come lo sciancato si lascia dietro la sua impronta deforme? Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori. E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai?»
Carini, a film critic: «You've made the right choice. Believe me, today is a good day for you. These are tough decisions, I know. But we intellectuals, and I say we because I consider you such, must remain lucid to the bitter end. This life is so full of confusion already, that there's no need to add chaos to chaos. Losing money is part of a producer's job. I congratulate you. You had no choice. And he got what he deserved for having joined such a frivolous venture so lightheartedly. Believe me, no need for remorse. Destroying is better than creating when we're not creating those few, truly necessary things. But then is there anything so clear and right that it deserves to live in this world? For him the wrong movie is only a financial matter. But for you, at this point, it could have been the end. Better to quit and strew the ground with salt, as the ancients did, to purify the battlefields. In the end what we need is some hygiene, some cleanliness, disinfection. We're smothered by images, words and sounds that have no right to exist, coming from, and bound for, nothingness. Of any artist truly worth the name we should ask nothing except this act of faith: to learn silence. Do you remember Mallarme's homage to the white page? And Rimbaud... a poet, my friend, not a movie director. What was his finest poetry?His refusal to continue writing and his departure for Africa. If we can't have everything, true perfection is nothingness. Forgive men for quoting all the time. But we critics... do what we can. Our true mission is... sweeping away the thousands of miscarriages that everyday... obscenely... try to come to the light. And you would actually dare leave behind you a whole film, like a cripple who leaves behind his crooked footprint. Such a monstrous presumption to think that others could benefit from the squalid catalogue of your mistakes! And how do you benefit from stringing together the tattered pieces of your life? Your vague memories, the faces of people that you were never able to love...»
8½, 1963, regia di Federico Fellini, sceneggiatura di Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi.