Intendo che sono andata a Firenze, di nuovo. Mica recentemente, qualcosa come svariate settimane fa (precisamente l'1 e il 2 agosto. La data è più per me eh, che di memoria ne ho poca).
E dirai "lo scrivi solo ora"? Eh già. Quindi usufruirò della classica frase "meglio tardi che mai" e farò finta di nulla.
Dicevo, in quei giorni sono andata a trovare una tumblera che mi ha gentilmente ospitata e sfamata e, ultimo ma non meno rilevante, sopportata.
Scesa dal treno ho sbagliato a dirle a quale binario mi trovavo, perciò mi sono subito guadagnata una buona dose di odio da parte sua per averla fatta girare a vuoto in direzione di chissà quale altro binario disperso. Ma tutto è bene ciò che finisce bene, nonostante questo inghippo iniziale ci siamo trovate. E devo ammettere di non essermi sentita per niente in ansia. Sarà che prima di quel momento ci eravamo raccontate vita, morte e miracoli per giorni e giorni, quindi sarebbe stato strano se non mi fossi sentita così.
Riassumere minuto per minuto sarebbe impossibile per me e poco rilevante per te (chiunque tu sia), perciò scriverò in maniera random ciò che mi verrà in mente, sperando di ottenere per grazia divina un qualcosa di comprensibile.
Ho fatto indigestione di muffin. E non parlo di quei muffin confezionati, insipidi con delle gocce di cioccolato che assomigliano più ad uvetta o escrementi di topo. No, io mi riferisco ad una bontà divina preparata in casa. Dei dolci che levati. Ma levati lo direi anche al presunto Boss delle torte e lui dopo averli assaggiati si leverebbe pure, inchinandosi dinanzi a cotanta bontà.
Abbiamo giocato ad un gioco per la psnonricordoquale in cui si dovevano indovinare dettagli relativi a film più o meno recenti. Nonostante abbia guardato svariati film e alcune cose le sapessi, mi ostinavo a sbagliare a premere pulsante anche quando ero sicura della risposta. Perciò non dirò di essere la solita impedita di turno, incapace di controllare le proprie azioni. No, dirò che in realtà lo facevo apposta e la lasciavo vincere.
Ho fatto il più traumatizzante tragitto in autobus della mia vita. Sei mai stata/o a stretto contatto con un uomo che indossasse sottili pantaloni di lino? Se la risposta è sì allora puoi capire come mi sia sentita e la mia annessa espressione di disgusto. Se hai mai ricevuto una gomitata in pieno stomaco con successivo trituramento del piede allora potrai anche immedesimarti in quel simpatico signore e comprendere il suo dolore. Comunque mi sento di dare un consiglio a gente del genere: se proprio dovete mettere in atto la pratica dell'appoggio assicuratevi che l'altra persona non abbia dei gomiti spigolosi e un piede enorme, altrimenti vi fregate da soli e non potete lamentarvi delle spiacevoli conseguenze che potrebbero verificarsi. In pratica dovete assicurarvi che non ci sia io sul vostro cammino, ecco.
In verità il mio consiglio sarebbe quello di appoggiarvi ai pali o ad altri oggetti inanimati poiché, se anche vi vedessi mettere in atto atteggiamenti simili nei confronti di altre persone, mi avvicinerei con fare innocente e vi piazzerei con cattiveria una gomitata in qualsiasi zona libera mi capiti a tiro. (Chiedo scusa per questa, non troppo piccola, parentesi ma il ricordo mi ha investita come un'onda anomala e non mi sono potuta esimere).
Mi sono addentrata a mio rischio e pericolo nel territorio di una belva selvatica e temibile. E intendo un cane, grande come un vitello ma pur sempre un cane. Che manco a farlo apposta si chiama Spike come il mio (di questa coincidenza ancora mi meraviglio). Non per vantarmi (un po' sì) ma César Millán se la sogna la mia abilità con i cani, tsé. Inizialmente stava per buttarmi per terra ma è quello che definirei un dettaglio.
Sono stata derisa senza pietà alcuna per aver acquistato un giocattolo a forma di tasso. Ok che i souvenir si dovrebbero comprare con un minimo di criterio ma ho una passione incontrollata per cavolate simili e non ho resistito. Il mio orgoglio è stato ferito irrimediabilmente. Però poi ho recuperato prendendo IL (maiuscolo intenzionale) souvenir per eccellenza: la cartolina (contagiando anche la mia esperta guida accompagnatrice, preparatrice amorevole di muffin, insomma, tuttofare). Perciò se ne vuoi una basta che tu me lo chieda.. E ti dirò dove le ho prese (chessò? Tu parente che ti mando 'ste cose? 'N ho mica capito oh).
Abbiamo percorso a piedi, leggermente di fretta perché altrimenti avrei perso il treno, un tragitto che pareva interminabile.
Ti trovavi a Firenze verso le 16 del pomeriggio in data 2 agosto? Sotto al sole? A piedi? Di fretta? Sei la persona che stavo cercando, quella che potrà comprendermi/ci perfettamente! Chiama al.. Ah no scusa, ormai pareva una televendita. Errore mio.
Comunque sia abbiamo prosciugato le nostre riserve idriche per compiere tale sforzo ma anche se sembrava impossibile, ce l'avevamo fatta (cit. più o meno).
Bene, questi sono gli episodi che ricordo meglio, però non è finita perché di cose da dire ne ho altre (sia mai che io sia sintetica).
Solitamente per prendere dimestichezza con i vari armadietti e cassetti in cucina ci metto un po'. Ma in questo caso era così facile sentirsi come a casa propria che l'ho imparato subito. Detta così sembrerebbe che io sia l'affamata di turno che si precipita nella dispensa e la saccheggia lasciando morire di fame gli altri. In realtà il punto a cui voglio arrivare è un altro. Ovvero che mi stia trovata con due persone talmente ospitali e gentili che sarebbe stato difficile, per chiunque, non sentirsi a proprio agio.
Veramente credo che tutto (e con "tutto" mi riferisco alle suddette "altre cose da dire") ruoti attorno alla buona impressione che mi sia rimasta di quei giorni. Saranno pure stati pochi, ma per capire di essere stata bene e di aver goduto della compagnia di due bravebuonegentilisemplicidivertenti belle persone non ho bisogno di lunghi periodi.
P.s. che non so se sia davvero corretto chiamare p.s. ma che chiamerò ugualmente in questa maniera per assenza di idee alternative: Ora parlo direttamente a te, malefica Chiara, che con i tuoi buonissimi muffin mi hai fatto fare l'indigestione del secolo.
Forse non ci speravi più in un qualche ammasso di righe che ti riguardasse (o speravi proprio che non le scrivessi, eh? E invece!) ma è stato un periodo un po' strambo e alla fine ecco, sono riuscita a buttare giù qualcosa. Apprezza lo sforzo.
Qualsiasi cosa io abbia scritto prima è relativamente rilevante perché eri presente anche tu. L'unica che ho evitato di dirti finora è che una volta salita in treno sono stata investita da una tonnellata di tristezza perché non me ne sarei voluta andare. Mi è successo tutte le volte in cui mi sono trovata in treno diretta verso Padova, ma ciò non le toglie importanza perché significa che esattamente come le altre persone incontrate nei mesi precedenti, anche tu mi hai lasciato buoni ricordi, impressioni e quant'altro da farmi pensare "che peccato dover ripartire, qui si stava così bene".
Il mio lavoro è finito. Confido come al solito nelle tue doti di comprensione e al fatto che tu sia abituata a decifrare ciò che voglio dire. Io e Tasso ti mandiamo i nostri saluti!