Bolognese: la spallinata (parte 1)
Per “spallinata” o “corona” si intende la distribuzione dei pallini di piombo sulla porzione di lenza sotto il galleggiante le cui funzioni sono sia di quella di tarare il galleggiante stesso che di conferire un determinato comportamento in acqua della lenza. Esistono numerose distribuzioni, ognuna con le proprie caratteristiche e adatta a specifiche circostanze. Si potrebbe dire che le soluzioni sono quasi infinite e ciò comporta l’impossibilità di prenderle tutte in considerazione. Il meglio che si può fare è cercare di fornire un quadro generale che aiuti a comprendere gli aspetti principali così da poter, in seguito, ragionare con maggior cognizione sulle tante proposte e su queste potersi confrontare meglio. Partiamo analizzando le distribuzioni più utilizzate
Indipendentemente dal numero di pallini e dallo spazio entro cui questi vengono applicati alla lenza è possibile identificare almeno quattro distribuzioni principali (classiche). Le abbiamo schematizzate nella figura sottostante.
A. La spallinata regolare o “a bottoni di camicia” consiste in un certo numero di pallini dello stesso peso posti ad una stessa distanza l'uno dall'altro.
B. La spallinata a scalare in peso (”conica” o a “coda di topo”) consiste di un certo numero di pallini di peso progressivamente minore posti ad una stessa distanza (equidistanti) l'uno dall'altro. Talvolta, per via dell’equidistanza dei pallini, anche questo tipo di corona viene definita “a bottoni di camicia” ma per maggior chiarezza conviene evitare di farlo. E poi, da che mondo è mondo, nelle camicie i bottoni sono tutti uguali.
C. La spallinata aperta verso il terminale consiste di un certo numero di pallini dello stesso peso posti a distanza progressivamente maggiore andando verso il terminale. Si scala cioè progressivamente la distanza andando verso l’alto.
D. La spallinata a scalare in peso (conica) aperta combina le caratteristiche delle due precedenti: pallini di peso progressivamente minore posti a distanza progressivamente maggiore andando verso il terminale.
Nello scalare in peso la variazione può essere effettuata ogni pallino (es. n.9, n.8, n.7, ...), ogni due pallini (es. n.9, n.9, n.8, n.8, n.7, n.7, ...) oppure ogni tre (es. n.9, n.9, n.9, n.8, n.8, n.8, n.7, n.7, n.7, ...). Nello scalare in distanza la distanza tra un pallino e quello successivo si riduce di una stessa misura. Questa misura, che in genere va da 1 a 4 cm, determina la maggiore o minore apertura della lenza. Ipotizzando di partire da una distanza iniziale di 20 cm e scalando ogni 2 cm si otterranno distanze progressivamente minori del tipo: 20 cm, 18 cm, 16 cm, 14 cm, ecc..
Lenze morbide, aperte e leggere (lenze da passata “a scorrere”)
Vi sono spallinate che assicurano ampi movimenti alla lenza, con fluttuazioni particolarmente naturali ed adescanti. Tipicamente si tratta di distribuzioni di peso relativamente contenuto, aperte (spaziatura iniziale abbastanza ampia e distanza tra un pallino e l’altro che si riduce di 1-2 cm andando verso l’alto), a coda di topo (peso dei pallini crescente verso l’alto), di lunghezza rilevante (intorno ai 150 cm e anche più) e composte da un discreto numero di pallini a partire dalle piccole misure. La loro dinamica fa sì che siano “tutt'uno con il terminale”, nel senso che la naturalezza nella presentazione dell’esca non è delegata al solo terminale ma coinvolge la lenza per intero; ragion per cui si è soliti consigliare una lunghezza del finale non superiore a 3 volte la massima distanza tra due pallini consecutivi, ovvero il primo ed il secondo. Dato che tale distanza si aggira mediamente sui sui 20 cm (15-25), i terminali sono quindi lunghi fino a 60-75 cm. In mare in alcune circostanze vi può essere la necessità di allungare il finale ancora un po’. Nel farlo si può aggiungere giusto una misura (fino a 4 volte la distanza tra primo e secondo pallino), quindi altri 20-25 cm, ma non oltre. Queste spallinate sono studiate per presentare l'esca in una data maniera e un terminale lunghissimo non ha molto senso. Sono ottime in caso di poca corrente in quanto particolarmente sensibili alla sua intensità. Se la corrente è eccessiva finiscono invece per sollevarsi troppo dal fondo con il rischio che l’esca si porti (e lavori) ad un altezza superiore a quella in cui stazionano i pesci. Anche per questo motivo, ove il fondale lo consenta, si tende talvolta a poggiare qualche pallino sul fondo. Occorre sempre considerare che tanto più una lenza è morbida e lunga tanto maggiore è il ritardo con cui trasmette la mangiata al galleggiante. È in altre parola una lenza “lenta” (altro motivo che impone finali di misura contenuta) che richiede galleggianti abbastanza sensibili.
Sopra due lenze discretamente ampie. La prima composta da un maggior numero di pallini più leggeri e più fitti, capace di produrre una curva molto naturale. La seconda composta da un numero minore di pallini più grandi e più spaziati, più incline a tenere il fondo ma più statica. Si noti come la lenza più morbida abbia un terminale più corto. Per i pallini è stato fatto riferimento ai Maver calibrati (il peso per ogni misura può essere diverso a seconda dell’azienda produttrice).
Sono più corte, intorno ai 90 cm, e meno leggere delle precedenti. Più peso in minor spazio le rende meno fluttuanti ma più responsive all'azione della canna che, trattenendo il galleggiante (a frenarne temporaneamente la corsa), ne provoca il sollevamento e lo spostamento in avanti accentuando la fluttuazione dell’esca e facendo in modo che questa preceda galleggiante e piombatura anziché seguirli. Trattenute troppo delicate non produrranno l’effetto mentre quelle troppo accentuate faranno sollevare eccessivamente la porzione terminale della lenza. Occorre pertanto, per ogni lenza, trovare la giusta misura. Le lenze da trattenuta tengono meglio il fondo, sono più “rapide” nel trasmettere la mangiata e indicate quando la corrente ha una certa intensità. Anche queste sono a scalare in peso e in distanza tra i pallini con geometrie che possono andare da più pallini piccoli disposti in maniera più fitta (più fluttuanti e con terminali più corti) ad un minor numero di pallini più grandi e più spaziati (più rigide e con terminali più lunghi a compensare).
Nella figura sopra due esempi a puro titolo esplicativo. Ancora una volta la lenza più rigida si avvale di un terminale più lungo.
Le corone a scalare in peso ma a pallini equidistanti conservano un discreto grado di morbidezza per via del peso crescente che va dal basso verso l’alto ma poiché la distanza tra i pallini è costante tendono a fluttuare meno di quelle in cui la distribuzione è anche aperta. Tendono così a tenere meglio la corrente. Discorso abbastanza simile riguarda le corone in cui varia solo la distanza (aperte) ma in cui i pallini hanno lo stesso peso. Si tratta di osservazioni generali che tuttavia risentono non solo della geometria in sé ma anche dei pesi e delle distanze scelte. Le lenze a “bottoni di camicia” propriamente dette (pallini equidistanti e dello stesso numero/peso) tengono molto bene la corrente pur permettendo una certa curva. Saranno composte da un buon numero di pallini, mai troppo piccoli e troppo distanti l’uno dall’altro (es. 15 pallini del numero 6 spaziati di 10 cm per una lunghezza della corona sui 140 cm).
Sopra due esempi di spallinata a bottoni di camicia. La prima (propriamente detta) per una lenza sui 6 grammi, la seconda con lieve scalatura in peso (ogni 5 pallini) per una lenza più morbida, sui 4 grammi. Si noti nuovamente la differente lunghezza del terminale (leggermente più lungo nella lenza più rigida).
Per “bulk” si intende una serie di pallini posti uno a stretto contatto dell’altro (a toccarsi o comunque a brevissima distanza). Si tratta dunque di un raggruppamento del peso la cui funzione è essenzialmente di taratura ma che, in una lenza, va a rappresentare anche un baricentro.
Il bulk è formato da un numero variabile di pallini che possono essere dello stesso tipo (bulk regolare) oppure di tipo diverso (bulk conico o biconico). La scelta di uno o dell’altro tipo è dettata prevalentemente da ragioni di peso e di fine regolazione dello stesso e meno legata a questioni di aero-idrodinamicità. Non tutte le lenze richiedono il bulk e inoltre a seconda dei casi c’è chi preferisce utilizzare torpille e pallettoni. Rispetto a queste due ultime soluzioni, quando il peso da inserire in lenza non è eccessivo, il bulk è preferibile per almeno due ragioni: regolazione più precisa della piombatura e sua possibilità di “apertura”. Un bulk più aperto conferisce alla zona piombata una possibilità di movimento che un peso singolo (torpilla o pallettone) non consente.
Come detto all'inizio ogni corso d’acqua ha le sue caratteristiche (forza della corrente, tipo di fondale, profondità, ecc.) e richiede lenze abbastanza specifiche. Occorre quindi ragionare sulle necessità di presentazione dell’esca e su queste basi costruire/adattare la montatura. Nessuno nasce “imparato”: individuare la distribuzione giusta richiede un numero elevato di prove e, soprattutto, il confronto con altri pescatori più esperti. Il consiglio più utile che si possa dare è quello di non credere all'esistenza di lenze perfette, utilizzabili in qualsiasi circostanza, che non esistono. L’unica cosa che esiste è il perché una lenza si dimostra vincente in determinato scenario, capito il quale saremo in grado di affrontare condizioni diverse con buone chances di riuscita.
Banale dire che si tratta di ambienti completamente diversi, tuttavia occorre porvi particolare attenzione in quanto le lenze da passata, con o senza trattenuta, nascono per lavorare in corrente. A meno che non si operi in prossimità di una foce di un fiume o di un canale, in mare non si osservano mai correnti paragonabili ai corsi di acqua dolce. In altre parole, salvo i succitati casi particolari, in mare non si effettuano trattenute e le passate sono sempre assai limitate. Due sono le caratteristiche peculiari dell’ambiente marino: lo stato del mare (calmo o formato) e la profondità. Le lenze andranno quindi adattate per lavorare adeguatamente in acqua ferma (più o meno profonda) e in acqua turbolenta. Parlandone più avanti vedremo quali sono le similitudini con quanto detto fino ad ora e quali le differenze.
Testo, grafica e foto: Franco Checchi