Nino Migliori e gli Sperimentalismi a Trevignano Fotografia 10a edizione 2019.
di Carlo Maccà
--- La fotografia sopravvive in provincia? Venezia si propone di castigare i visitatori di manifestazioni, eventi e luoghi di cultura e d'arte (come se per esempio una visita ai Tre Oci non fosse già abbastanza impegnativa) assoggettandoli alla tassa d'ingresso alla pari delle frotte crocieristi di grandi navi o delle orde di selfisti dall'estremo oriente perché l'eccesso di visitatori è un costo (?!) per la città (ma intanto organizza e pubblicizza il carnevale e le carnevalate di massa). Intanto Mestre un po' alla volta si organizza per sostituirla nell'offrire valide occasioni culturali per il pubblico della città e d'un entroterra sempre più ampio e più qualificato. E in tutto il territorio veneto (e friulano) guadagnano consenso crescente e meritato iniziative le manifestazioni culturali che spesso coinvolgono la Fotografia.
Di alcune (forse troppo poche rispetto a quante lo meriterebbero) si è occupato fotopadova.org fin dalla propria nascita e soprattutto in tempi recenti, con intenti non pubblicitari ma di informazione e di critica, rilevandone pregi e meriti senza nasconderne quelli che al relatore appaiono mancanze. Si può facilmente individuare come inconveniente maggiore il loro carattere spesso effimero, legato al fatto di essere nate da iniziative individuali, sorrette da piccoli gruppi di entusiasti, sponsorizzate da organismi pubblici di composizione temporanea, alloggiate in strutture di disponibilità precaria legate alla buona volontà di enti pubblici o alla ancor più rara generosità di privati. Ma quando tutti i pianeti favorevoli s'incontrano, il successo non manca e diventa duraturo.
Questo sembra il caso di Trevignano Fotografia, arrivata quest'anno alla decima edizione che si volge nel piccolo centro della Marca dal 16 al 31 marzo, ospitata in due piani della sei-settecentesca villa Onigo di stile palladiano. Ogni anno la manifestazione raccoglie opere di autori di diversa provenienza (ma in maggior parte dal territorio veneto) che condividono una determinata impostazione tematica.
16 Marzo. Alcuni degli Autori presentano la propria opera.
Il tema 2019 è Sperimentalismi. Sperimentalismo mi sembra il termine applicabile alla ricerca di nuove modalità tecniche a fini espressivi (quando questa ricerca è fine a sé stessa porta a risultati magari spettacolari ma comunque aridi). A Sperimentazione darei un senso molto più ampio, come lavoro di ricerca, attraverso esperimenti improntati alla metodica di "prova ed errore" necessario nelle arti per conseguire risultati personali nella forma e nella sostanza, cioè per potersi considerare "Autore". Come nelle scienze (di un piccolo settore delle quali mi occupavo professionalmente) la sperimentazione è indispensabile per far progredire la conoscenza e i suoi benefici (e non nego che anche nelle scienze un risultato faticosamente raggiunto e degnamente presentato poteva dare una soddisfazione anche in senso estetico: non per niente Galileo è considerato fra i maggiori autori letterari, e forse il maggiore de suo secolo). La maggior parte degli 11 autori selezionati mi sembra si sia dedicata alla sperimentazione nel senso più ampio, cioè alla ricerca della modalità formale più adatta all'espressione del soggetto affrontato, del proprio intento estetico e, in sostanza, della propria personalità, servendosi di tecniche tutt'altro che ignote, ma per lo più con risultati plausibili.
16 marzo. Nino Migliori firma i suoi cataloghi assistito dalla curatrice dell'evento Francesca Della Toffola.
L'ospite d'onore della manifestazione è Nino Migliori. Maestro di generazioni di fotografi di diverse generazioni - non è un gioco di parole: fra i suoi allievi diretti si sono contati sia artisti in formazione o già "adulti" nell'arte, sia bambini di scuole materne. Sperimentatore abituale e sperimentalista seriale, non solo in fotografia: la sua attività artistica è molto più ampia. Migliori, me lo penso con metafore enologiche (anche se non amo le metafore verbali e apprezzo soltanto quelle figurative, in cui Nino eccelle): nell'insieme della sua opera, lo immagino come un Picolit che, quanto più passano gli anni e i decenni, tanto più svela al palato e all'olfatto la sua coda di pavone di aromi (Veronelli dixit); mentre in ognuno dei suoi lavori fino ai più recenti, ogni volta lo sento come un Prosecco frizzante di fresche bollicine (alla salute!). Le sue immagini esposte nei due saloni al piano nobile sono soltanto un suggerimento ad approfondire la sua opera quasi sterminata.
Il programma della manifestazione comprende anche la presentazione di due libri fotografici. Il 23 marzo sarà presentato “Sappada, sei bella!” di Vito Vecellio, un autore di cui anche Fotopadova si occupato di recente (http://www.fotopadova.org/post/101331459533). Rispetto a quello recensito in precedenza, questo lavoro e molto più inteso a documentare l'ambiente locale, soprattutto umano (con attenzione al folclore), che a sfruttarlo per una intensa ricerca formale. Tutt'altro che "sperimentalista", il libro si raccomanda a chi ama la buona fotografia e la resa tipografica come Dio comanda.
Sperimentalismi a Trevignano a cura di Francesca Della Toffola
di Cristina Sartorello
--- Si è inaugurata il 16 marzo 2019 a Villa Onigo la decima edizione di Trevignano Fotografia a cura di Francesca Della Toffola, una mostra dedicata alla sperimentazione, con guest star il fotografo bolognese Nino Migliori ed undici artisti italiani, tutti accomunati nella ricerca sui materiali e sulle forme, sulla corporeità, ma anche sui concetti e le diverse interpretazioni proprie del mezzo visivo.
Il termine “Sperimentalismi” titolo della rassegna vuole indicare l’aspetto sperimentale del linguaggio fotografico odierno, a 180 anni dalla nascita della fotografia, ben sottolineato nel libro “Vision in motion” di Laszlo Moholy-Nagy, in cui colui che sperimenta non ha idee precostituite sulla fotografia, non crede che la fotografia sia la ripetizione e la trascrizione esatta della vista ordinaria.
La casualità legata allo sperimentare è per Francesca Della Toffola il principio della creazione e l’errore a sua volta può diventare opera d’arte o il punto di partenza per nuovi progetti.
Maestro in assoluto della sperimentazione è proprio Nino Migliori che inizia giovanissimo nella sua ricerca di astrattismo e di fotografia concettuale in camera oscura, in camera chiara, con l’uso della polaroid, le istantanee incise, graffiate, rifotografate, lo studio del bianco e nero e del colore, la luce fredda e la luce calda delle candele, con una creatività instancabile, in una ricerca onirica, raffinata per creare opere artistiche originali con bottiglie di plastica schiacciate e deformate, fotografate più volte, e così con altri materiali, sempre diversificate mescolando ingredienti, le cose del mondo e l’effetto finale è un mix di prospettive, realtà in equilibrio disequilibrio, in continua evoluzione.
A Villa Onigo sono esposte le opere di Migliori “Idrogrammi, Cellogrammi, Cancellazioni, Stenopeogrammi, Ossidazioni”, cioè una parte del lavoro “Sperimentazioni” del 1950, ed una parte inedita del lavoro “Trasfigurazioni”.
Al piano superiore della bella Villa Onigo sono esposte le opere degli altri autori: Graziano Burin con “Ritratti dell’anima”, un lavoro in bianco e nero con uno scanner portatile, elaborando delle scansioni grezze, cogliendone la tridimensionalità, appianandola, mentre solo il suo autoritratto è a colori.
Alessandra Calò vive a Reggio Emilia e fa un viaggio immaginario sull’identità di genere utilizzando mappe geografiche nel suo lavoro “Kochan” protagonista di un vecchio romanzo giapponese, in un viaggio che ciascuno compie per esplorare sé stesso; Maurizio Gancia idealizza uno spazio con grande rigore geometrico nel suo progetto in cui c’è la possibilità di fermare il tempo, lavorando in silenzio, abbinando i colori agli aspetti geometrici, in una installazione a cui è possibile partecipare, cioè una poltrona dinnanzi a due sue fotografie legate al tema dell”Idealizzare lo spazio”.
Con “Punti di fuga” il fotografo pugliese Giuseppe Pavone crea immagini fuggenti alterando il senso prospettico in sfuggenti immagini oniriche, mentre Roberta Cuzzolin scatta foto per sé stessa, mentre era in giro per lavoro, nel suo progetto “Home and away”, in cui esiste una scissione tra il bisogno di cercare qualcosa ed avere un nido sicuro.
Nella esposizione seguente con il progetto “Cestino”, la fotografia per Pier Paolo Fassetta è un pretesto, una pura necessità di entrare in una dimensione duratura dell’opera mediante fogli e foto strappate, mine di matite colorate, che vengono convertite in paesaggi simbolici.
La giovane fotografa Rebecca Ganz, alunna all’istituto Einaudi Scarpa a Montebelluna di Francesca Della Toffola, fa un interessante progetto “Dimenticanze” sulla nonna per poterla ricordare, utilizzando stampe sovrapposte su fogli trasparenti, mentre Maria Novello con il suo bel lavoro “Ti sento” prepara un libro fatto a mano con fotografie degli anni ’50, in cui la fotografia diventa uno stato catartico sulla condizione femminile.
Silvia Pasquetto con il libro a tiratura limitata e la mostra “Sottopelle” ci parla di trenta donne che si raccontano tramite lettere l’una per l’altra, senza conoscersi, mettendosi a nudo metaforicamente e non solo con il mezzo fotografico e con l’ultimo scritto per la prima persona fotografata, il cerchio durato tre anni si è chiuso.
Con “Diabete bastardo” la fotografa di Bassano Enrica Pontin fa una narrazione del suo approccio con la malattia con una modalità surrealistica, con una linea gialla che lega i 14 autoritratti di un nudo sfacciato, ma nello stesso tempo discreto, in quanto viene aperto il mondo di una camera oscura interiore, per essere autori del proprio benessere.
Per concludere il lavoro “Maldestri racconti” di Giustino Salsa che per non omologarsi sperimenta in continuazione, butta gli acidi, interpretando la donna che è la sua dannazione, secondo il suo personale modo di vedere, senza tecnicismo, con fotografie incollate, elaborate, strappate in modo crudo, dure assai, decisamente poco femminili.
La mostra è visitabile il sabato e la domenica fino al 31 marzo 2019 per poter visitare questi artisti freschi e il Maestro Nino Migliori, che per avere 93 anni è la vitalità fatta persona, in cui la sperimentazione è un confronto quotidiano, una forma di vita, in cui l’errore non è importante perché conta di più creare un concetto, sostituendo la parola con la fotografia che diventa narrazione, in questa forma espressiva linguistica, più vicina alla letteratura che al mondo dell’arte.
Nino Migliori ha creato al Mast a Bologna un laboratorio fotografico per i bambini, che a tre anni hanno una creatività non offuscata, e come spugne assorbono queste ecclettiche sperimentazioni, senza lasciarsi condizionare dal passato ed in questo l’artista è un vero genio creativo, un dadaista del pensiero fotografico; ho visitato il laboratorio ed avrei voluto essere una bambina per poter godere di quei momenti straordinari.
Un ringraziamento particolare a Francesca Della Toffola curatrice di questa buona rassegna, che ha saputo portarci nuovi linguaggi e scatti decisamente originali.