Credo che bisogna imparare a perdonarsi.
Ad accettarsi.
No, non a concedersi attenuanti, ma a capirsi.
Bisogna imparare a rispettarsi.
A scegliere di esistere.
Ad essere un soggetto e non solo un complemento.
Un’intera frase e non solo una virgola.
Un accento.
Vorrei essere un accento.
Perché l’accento calca la mano, esalta, fortifica, dà fierezza alla parole e, invece, molte volte sono solo un apostrofo che tronca se stessa e la fine di un qualcosa che non porterò mai a termine.
Sono ordinata, eppure spesso perdo ogni cosa.
Le chiavi.
Dei fogli.
Le pinzette.
Pure la testa.
Le volte che ho perso la testa, accidenti!
Per poi ritrovarla sul comodino: non si era mai mossa di un millimetro.
Sempre precisa, lei.
Credo che bisogna imparare a conoscersi, per conoscere.
Ad amarsi, per amare.
Ad essere speranzosi, per dare speranza.
A concedersi seconde opportunità, per gettare un ponte tra la propria solitudine e quella degli altri.
Ed io sono solo una persona, un mondo che vale la pena visitare, come il mondo di un altro essere umano, perché siamo tutti continenti da ammirare, da scoprire e allora getta un ponte tra la tua solitudine e la mia e vienimi ad abbracciare, ed io ti cederò un frammento del mio cuore, che tanto, qui da solo, che ci sta a fare?