#4 “How to get away with the sessione-estiva”
Oggi ero in uno di quei posti dove si finisce a volte per caso, a volte per scelta, a volte per ostinazione, dove si paga per imparare una professione, ma in realtà si impara a vivere e più delle tasse si pagano solo gli errori. In questo posto, conosciuto ai più come Università (pubblica aggiungerei), ci ero capitata perché il mio nuovo hobby è fare da portafortuna per le più disparate situazioni, come quell’esame che tenti tanto per.. e non ci conti mica che andrà bene, anche se poi accadono miracoli. Mentre mi accingevo a starmene buona buonina in attesa che il mio compito giungesse al termine, accanto a me si era formato un capannello di ragazzi molto più agitati di quanto potessi immaginare, per un esame non poi così diverso dal motivo per cui io mi trovassi lì. Qualcosa con troppi uno e troppi zero per i miei gusti. Mi ha colpito come questi tra di loro nemmeno si conoscessero alla fine, ma per il semplice fatto di avere quella sofferenza in comune avessero stretto gruppo in una frazione di secondo, ripetendosi formule a vicenda, facendo domande incerte, masticando calcoli a fatica e soprattutto ridendo tra di loro per esorcizzare ciò che temevano di affrontare. Ho pensato che la paura fa miracoli ma fa anche amicizia. Ho pensato che erano buffi così riuniti insieme senza nemmeno sapersi chiamare per nome, però ridevano, resistevano. Si facevano forza l’uno con l’altro ed era tutto così spontaneo, così potente e così meraviglioso l’effetto che ne veniva fuori che io a prescindere dal risultato... al posto del Professore un trenta anche solamente per l’impegno gliel’avrei dato. Con tutto il cuore.














