Lo Chiamavano Capolavoro
7 David di Donatello: regista esordiente attore protagonista attrice protagonista attore non protagonista attrice non protagonista miglior produttore miglior montatore
Non dimentichiamoci, inoltre, che è il primo (ben fatto) Action Movie a tema Supereroi tutto italiano.
Una volta tanto che possiamo essere orgogliosi di qualcosa lo dobbiamo sbandierare per bene!
Possiamo definirlo capolavoro non solo perché i tratti di eroe ed eroina della storia sono atipici e per nulla scontati, ma anche e sopratutto grazie ad un’accurata ricerca nella fotografia e nella regia. Insomma veramente una piccola perla tutta nostrana, ancor più sentita per noi che Roma la frequentiamo, per lavoro, per studio o per chi nella Capitale ci vive.
Ora che ho sbrigato i convenevoli vengo al sodo: LO ZINGARO.
Dire qualunque cosa su questo villain e sull’attore che lo ha interpretato è quasi scontato, parliamo piuttosto della linea stilistica scelta.
Esibizionista, sempre al centro della scena e con un amore per il palcoscenico che lo porta a commettere errori madornali pur di non mollare le luci della ribalta. Al contrario di altri cattivi che riescono sempre nei loro intenti malvagi, finché non arriva l’eroe di turno a fermali, Lo Zingaro si mette nei guai da solo. Cerca in ogni modo di vestire i panni del leader e miseramente non ci riesce, cavalcando un’onda troppo impegnativa per lui. I suoi stessi scagnozzi mettono in dubbio le capacità di comando che possiede, eppure insiste nel voler emergere ad ogni costo, e cerca di farlo con un certo savoire faire.
Insomma, ad ogni modo la sua classe ci piace e non ha precedenti; voglio esagerare dicendo che Joker al confronto impallidirebbe ancora di più dietro il suo mascherone bianco.
Perché al nostro Zingaro basta una giacca di lustrini e una canzone e non ce n’è più per nessuno!
La performance della cover cantata durante il film non ha nulla di lasciato al caso, sia l’outfit sia la coreografia sono state ispirate da una giovane Anna Oxa al suo primo Festival di San Remo nel 1978. Anche trucco e capelli sono volutamente forzati, non solo per dare carattere all’antagonista, ma come vera e propria citazione.
Questa canzone non riesco a smettere di ascoltarla da 2 mesi, e voi?
Lo Chiamavano Jeeg Robot non ha nulla a che fare con qualunque altra cosa vista finora in Italia, e il povero René Ferretti morirebbe di invidia, perché finalmente LA QUALITÀ ha vinto!











