10° GIORNO 18-01-2016: HAWZEN-TAKATISFI-KORKOR-HAWZEN km 82
Prima della partenza il gruppo che si trasferirà a sera in un altro hotel lasca i bagagli in camera di Stella. Alle 08.05 partiamo è arriviamo in un ora alla base del Takatisfi. Una ripida salita di 15' ci porta alla chiesa di Medhane Alem Adi Kesho scavata nella roccia. Rientriamo alle 10.30 per sostare in un ricca fattoria di cui visitiamo anche i poveri ambienti interni. Alle 12.00 siamo pronti per il pranzo in un ristorante-lodge gestito da italiani. L'orario è infausto perché abbiamo prenotato troppo tardi e loro aspettano altri gruppi. La struttura, però, in perfetto stile etiope, dimostra quello che si ottiene quando si eseguono i lavori a regola d'arte, tanto che alcuni preferiscono saltare l'escursione del pomeriggio per godersi gli agi dell'hotel. Ahime, saranno più volte invidiati. In 25' alle 14.15 siamo ai piedi del Korkor, un acrocoro del Gheralta che ospita delle chiese rupestri. Ci attende il faticoso digestivo dell'ottimo pranzo. I pulmini si insabbiano prima del previsto, quindi ci avviciniamo a piedi percorrendo un sentiero per 30'. Poi ci tocca una irta arrampicata di 75' per superare 300mt di dislivello e raggiungere quota 2300. Oltrepassiamo cengie larghe non più di due metri su strapiombi fino a valle; valichiamo colline arenarie scivolose; affrontiamo rupi da scalare issandosi a braccia; sopravanziamo canaloni di massi instabili. Guadagniamo la cima del tavolato stremati, feriti, inzaccherati e sudati. Per ricompensa un panorama splendido e sorprendentemente vasto. Per prima visitiamo la bianca chiesa di Mariam Korkor per meta scavata nella roccia e per meta costruita all'esterno, segue la chiesa di Daniel Korkor, interamente scavata nella roccia, a cui si accede da una bassa porticina. Vale la pena faticare tanto per queste due chiesette, ma soprattutto per il panorama? Assolutamente si. Lo rifarei? Sicuramente no. La discesa è più rapida, ma molto più insidiosa. Personalmente perdo la presa con le scarpe e scivolo sul fondoschiena per 5/6 metri fermandomi prima di un salto e accrescendo le mie contusioni dell'ascesa. In 40', tra i primi, termino il supplizio e con calma affronto il sentiero per raggiungere i pulmini impiegando 45'. Il gruppo, in grande difficoltà, si attarda. Una volta riuniti, contiamo le ferite e i pantaloni strappati. Le mie scarpe, reduci di tanti viaggi, sono rimaste scorticate, da buttare. Alle 18.20 rientriamo in hotel, sostando per qualche foto panoramica dell'acrocoro oggetto della nostra avventura. Da lontano non sembra cosi pericoloso o forse abbiamo sopravvalutato le nostre abilità?. In fondo le guide che ci hanno accompagnato erano munite solo di sandali in plastica e affrontano il percorso anche tre volte al giorno senza apparente fatica. Una volta in Motel ritiriamo i bagagli dalla camera di Stella, e prendiamo possesso del nostro nuovo hotel in fondo alla strada. In città manca nuovamente la luce, così farò la doccia a lume di torcetta. Invece a lume di candela ceniamo presso lo stesso ristorante di iersera.










