In attesa dei nuovi libri di criminologia degli ultimi anni del 1800, vorremmo fare un presente al pubblico femminile che ci segue con molto interesse. Il tema del tatuaggio nelle donne è riportato da diversi studiosi dell’epoca, ma spesso associato ad una realtà fatta di prostituzione e sfruttamento della donna.
I primi tatuaggi comparsi sulle donne, sempre nella tradizione del marchio italiano, erano le iniziali dei loro protettori, e del camorrista (nel sud Italia) del quale era innamorata. Il tatuaggio femminile poi si modificò, assumendo simboli e disegni, e spostandosi nel corpo, fino ad arrivare sempre più vicino agli organi sessuali. Da marchio ad abbellimento, ma non solo…
Partiamo per gradi.
Nell’analisi del Dott. De Albertis Orazio, su 300 prostitute liguri, oltre la metà era tatuata, e l’età media del primo marchio era tra i 18 e 24 anni. Fra di loro i più frequenti segni sulla pelle erano di tipo religioso e amoroso, come cuori trafitti, teste e nomi di uomini. Alcune iniziarono a farsi tatuare il loro nome d’arte. Questi tatuaggi erano eseguiti su parti del corpo coperte dal vestito, solo alcune li avevano sulle braccia. Questo campione di prostitute fu analizzato nelle carceri, poiché la prostituzione anche all’epoca era reato, e molte di loro era recidiva.
Il Dott.Bergh, criminologo danese, studiò la popolazione femminile tatuata, e dalla sua analisi ne evince un importante risultato: nel Nord Europa le donne si tatuavano simboli marinari presi dalla tradizione degli uomini. In Italia invece i simboli erano differenti, come le parti tatuate.
Il dott. Salsotto studiò parecchie criminali e prostitute nel Regio Ergastolo di Torino: in esse trovò il tatuaggio figurato non molto diffuso, ma riscontrò un altro genere di tatuaggio consistente in una o due piccole macchie di colore azzurro scuro, tracciate sul mento.
Alcune donne portavano i segni dei loro santi protettori, gli stessi utilizzati dalla mala vita : San Pasquale e San Vitale. A Torino il tatuaggio nelle prostitute indicava un alto rango di queste, non quelle di strada come invece avveniva al sud Italia: per le prime era un segno di vanto, per le seconde spesso era una condanna ad una vita non voluta.
A Napoli, le ragazze dei marinai si tatuavano le braccia con navi, uccelli, e scene marinare, mentre le prostitute, partite con le iniziali e il loro nome, arrivavano a tatuarsi il pube come abbellimento o per suscitare curiosità nei clienti.
Il Tatuaggio nelle donne si modifico, e anche il gentil sesso che non si prostituiva iniziò ad utilizzarlo per abbellimento, dal semplice neo sul volto, simbolo di raffinatezza e nobiltà, fino a veri capolavori! Il segno uscì dalle carceri, e si diffuse molto anche se incontrò ampie difficoltà, soprattutto per quanto riguarda le donne. Il motivo? Bhe, un umo tatuato era confuso per criminale, perciò segnalato o arrestato. Una donna tatuata era, per l’idea dell’epoca, una prostituta, perciò poteva essere abusata!
In attesa di ulteriori aggiornamenti,continuate a seguirci!
Oltre la pelle
Pierpaolo Pinto – Lucia Elisei