La parte sinistra del mio cervello, da quando è ritornata al suo posto, tenta di riprendere il controllo della situazione. La parte sinistra sa che ci sono cose da fare, sa che devo fare programmi, pianificare, fare telefonate, vuotare l'appartamento, chiamare il falegname, prendere in mano le cose. La parte sinistra del mio cervello sa cosa si deve fare: è intelligente, è sufficientemente colta e coraggiosa. Si è già lanciata parecchie volte, non è mai andata bene ma questo non implica non riprovarci. La parte sinistra del mio cervello è razionale, pianificatrice, ordinata ma anche ottimista e piena di fiducia. Sa che ho bisogno di mettermi in moto, sa che devo uscire, che devo trovare anche il tempo di fare cose piacevoli perché sa che ho le pile scariche. Che ho l'energia minima per fare quello che devo fare ma non ne ho abbastanza per fare qualcosa che mi permetta di ricaricarmi. La parte sinistra del mio cervello lo sa.
La parte destra del mio cervello, dopo aver avuto il suo momento di gloria, dopo aver avuto il controllo, avermi fatto diventare mancina e avermi salvato e aver fatto vedere a tutti il mio segreto meglio nascosto: che sono affettuosa e dolce e voglio davvero bene alle persone che ho intorno e me ne prendo cura perché veramente le amo. Ecco, la parte destra del mio cervello, dopo aver gestito le cose e avermi fatto scoprire morbida e polposa sotto la crosta d'osso cinica e fredda che per anni la parte sinistra aveva costruito, adesso tace. È ritornata al suo posto? Non esattamente. Perché la parte destra sa. Sa una cosa che la parte sinistra non ha capito. La parte destra sa che non ce la faccio più. Sa che non ho più la forza, sa che non posso reggere ancora a lungo, che è tutta una finzione che non riuscirò a tenere in piedi ancora per molto. La parte destra sa che la diga sta crollando. Vede le infiltrazioni, vede il dolore che trasuda come acqua dai muri e anche se la parte sinistra ha i piedi nell'acqua ma non vuole vedere, la parte destra sa che non è possibile andare avanti, business as usual. Tutto quello che pensa la parte destra è : devi riposare, devi riposare, devi riposare. Stacca la spina, spegni, crolla, cadi a pezzi e riposa. Non puoi cadere dal pavimento e non puoi reggerti in piedi stavolta, non puoi rialzarti come nulla fosse, con un "oplà è un trucco". La parte destra la conoscevo poco ma adesso la conosco meglio. Non è intelligente ma è saggia. Per adesso tace, lascia le briglie, stacca un pezzo per volta, apre i rubinetti, le finestre, le falle. Fa entrare l'acqua, perché quando saremo crollate, e crolleremo, sarà quell'acqua a sostenerci. L'acqua del dolore che non possiamo tenere sempre dietro alla diga, non quando la diga non regge più. La parte destra sa che dobbiamo crollare, cerca solo di fare una caduta controllata.
E io? Io sono lontana, nell'acqua profonda e mi chiedo: quando si ha il diritto di crollare? O si crolla e basta, senza alcun diritto? Dopo quello che mi è capitato in questi ultimi anni, dopo quello che mi è capitato in tutti i miei anni, dopo tutto quello che ho tentato di fare, quello che ho affrontato e tenuto in equilibrio e retto, posso crollare adesso? Ne ho il diritto? Ho il permesso di smettere di reggermi in piedi? Posso?