Una buona tazza d'orzo
Mi alzo dal letto che sto facendo la muffa e mi reco spedita verso i fornelli decisa a prepararmi un orzo,unica gioia autunnale o tutt’al più unica scarica di energia in un momento di fiacca e di riserva agli sgoccioli.
Scosto la tenda in tela di lino e mi lascio mostrare questo panorama color seppia,con le foglie del gingko che ingialliscono e un pettirosso nevrotico che si posa leggiadro su un ramo di ulivo, e di filato ad un’indagine territoriale a 360° spicca il volo e scompare come è apparso poco prima,in un battito di ciglia e d’ali;i rami corvini sono circondati da un alone violaceo e livido,il cielo sembra irrimediabilmente ferito,reduce da chissà quali percosse dell’umore marcio di noi uomini in travaglio.
In casa non mi lasciano bearmi di puro silenzio,lo chiedo,e lo richiedo. Non lo ottengo e mi servo delle esecuzioni musicali di Mozart.
Quelle note bilanciate hanno la stessa armonia di un silenzio,certo più delle stridule chiacchiere civettuole di una madre deprivata di pomeriggio 5.
Tra un sorso e l’altro dal mio tazzone, osservo il vetro ,e si manifesta un balenio di riflessi che non gli appartiene,mi strofino gli occhi,incredula e consapevole della mia fervida immaginazione ,figlia del desiderio; filtro meglio il silicio e scorgo i cavi dell’elettricità che si appaiano a due a due in una corsa parallela e senza orizzonte,e chiaroscuri disegnati dalla luce dei lampioni.












