The Innkeepers e di quanto ci manca Ti West
Recentemente ho visto il terzo capitolo di Annabelle, lo spin-off di The Conjuring dedicato alla bambola posseduta o per i più “tecnici” la bambola-antenna che attira gli spiriti che la usano per i propri spregevoli scopi e che possiamo riassumere con: spaventare a morte laggente.
Il film mi ha fatto cagare nonostante le potenzialità dell’avere a disposizione oltre alla bambola tutta la stanza degli oggetti maledetti dei Warren, talmente tanti e variegati che ognuno potrebbe avere un proprio spin-off dedicato. Il motivo principale per cui il film non mi è piaciuto è che dopo The Conjuring questa saga, con i suoi spin-off, ha perso il senso della misura e ha deciso che più alzi i volumi a tradimento e più gli spettatori prenderanno paura (o non si addormenteranno) aumentando quindi il numero dei jump-scares a +1000 senza però preoccuparsi di costruire una storia interessante o di creare suggestione. Il risultato è che più che film dell’orrore sembrano film d’azione con protagonisti che corrono in giro per la casa, corrono su per la scale, corrono giù per le scale, corrono in giardino, scappano in garage, si chiudono in bagno INSOMMA VOLETE STARE FERMI PER DIO!? I fantasmi poi? Non ne parliamo, appaiono sempre, sono tanti, fanno cose pazzesche, distruggono i muri, fanno volare le cose oppure semplicemente aprono la bocca di fianco al malcapitato di turno. Capito? Aprono semplicemente la bocca. Tutto sto casino e poi questi cosa fanno? Ti stanno dietro e aprono la bocca. Fine. Il problema della maggior parte degli horror mainstream è tutto qui. Pensano che basti alzare il volume o moltiplicare le volte in cui i fantasmi/mostri/demoni compaiono ed esagerare con gli effetti speciali per confezionare un buon horror.
Succede però che l’antidoto a questi horror, pensati per essere consumati e dimenticati subito dopo i titoli di coda, se abbiamo voglia di cercarlo possiamo trovarlo. Senza scomodare bombe come Hereditary, (distribuito fortunatamente al cinema anche da noi), che riusciva a menare duro anche solo con il primo piano di un volto la mattina seguente ad un terribile incidente, ci sono anche piccoli film distribuiti poco o male che un po' per i budget ridotti e un po' per bravura del giovane regista di turno non possono/vogliono puntare su spaventi facili. Il primo nome che mi viene in mente è quello di Ti West, uno che del non far succedere un cazzo ha fatto quasi una missione di vita. Uno che se deve girare un horror prende quel momento iniziale in cui si capisce che qualcosa non quadra, che l’orrore è sul punto di scatenarsi e lo dilata all’inverosimile, possibilmente fino a 10 minuti dalla fine per poi sbattertelo in faccia con violenza. Ci pensavo ieri. Che fine ha fatto Ti West? L’ultimo film, il western low-budget In The Valley Of Violence risale al 2016 poi solo episodi di serie tv, dalla serie di Scream a The Exorcist passando per Wayward Pines e Outcast fino alla più recente, Soundtrack, di Netflix per cui ha diretto 2 episodi. Assieme alla balotta di V/h/s, found footage a episodi del 2012, era uno dei registi di genere più interessanti di quegli anni. Merito soprattutto di 2 piccoli gioielli, The Innkeepers e soprattutto di The House Of The Devil, storia di una studentessa che accetta il lavoro di babysitter salvo poi scoprire che la paga era troppo buona per non nascondere il pacco. Un film che ricrea in maniera quasi maniacale, a partire dal titolo di testa e passando per uno dei poster più belli che io ricordi, atmosfere e stili tipici dei prodotti di genere dei primi anni ’80. Vi vorrei parlare di questo ma ieri sera, sull’onda nostalgica per Ti West e i suoi film ho riguardato The Innkeepers che è più o meno la stessa cosa però con i fantasmi anziché satana.
The Innkeepers parla di un vecchio hotel, lo Yankee Pedlar Inn ormai prossimo alla chiusura, all’inizio infatti si dice esplicitamente che è l’ultimo weekend di lavoro per i protagonisti e l’ultimo weekend di attività per l’edificio. Edificio che esiste davvero nella realtà, si trova infatti nel Connecticut che è probabilmente lo stato americano ufficiale dei fantasmi. Claire e Luke sono i due ragazzi che coprono i turni finali dell’hotel, uno ha messo in piedi un sito amatoriale dedicato a storie di fantasmi, lei si lascia intrigare dalle vecchie storie che si raccontano sullo Yankee Pedlar e che riguardano una sposa fresca di nozze e il suo suicidio. Insieme decideranno di passare le ultime notti alla ricerca di prove dell’esistenza di qualcosa di ultraterreno. Fortunatamente Ti West pensa più a fare un film vecchio stile che a rincorrere lo spavento facile e ripetuto e con tutta la calma del mondo cazzeggia e studia con calma la sua protagonista, una convincente Sara Paxton ripresa nelle sue attività quotidiane, nei gesti se vogliamo anche banali, come ordinare una colazione al bar vicino. Non c’è nessuna fretta, il film rallenta spesso e volentieri, costruisce l’atmosfera, si prende il rischio di perdere lo spettatore distratto, quello che magari prende il cellulare quando c’è un dialogo, quello che penserà inevitabilmente “che due palle” perché il film mostra poco, di spaventi preferisce piazzarne contati ma efficaci. Ti West viene dal cinema indie e si vede, quel tipo di cinema che less is more ma questo non vuol dire che bastano una stanza e due attori per fare un film perché anche nel non far succedere un cazzo bisogna essere bravi e lui è cosi bravo a creare tensione con scene statiche che quasi vorresti che continuasse a non succedere un cazzo per sempre. Se il futuro di Ti West deve continuare a essere ai margini sarebbe bello se qualcuno gli affidasse un episodio della prossima serie di Dylan Dog, prodotta dalla Atomic Monster, il team dietro al prossimo The Conjuring e che rischia (ma speriamo di no) di trasformarlo in una banale compilation di jump scares. O forse no, perché ci meritiamo che il nostro amico Ti West, con la sua camicia a quadri e il cappellino, torni a scriversi un progetto su misura, di quelli che quando vedi il trailer pensi “cazzo si, è tornato”! Non farci aspettare troppo però.