The Man From U.N.C.L.E. - o come la chiamiamo noi in Italia: Operazione Z.I.O.
Dopo quasi 5 anni, ecco il nuovo film di Guy Ritchie, che aveva lasciato gli spettatori nel 2011 con Sherlock Holmes - Games of Shadows.
Ritorno in grande stile? forse si. Pescando a piene mani da una serie televisiva degli anni ’60 e dal successo che sta ottenendo il retro filming, ecco una pellicola che fa esattamente quello ci si aspetta: divertire con la giusta dose di azione e umorismo.
Siamo in piena guerra fredda e tra U.S.A e U.R.S.S. non corre buon sangue, peccato che debbano condividere gli stessi angusti spazi della Germania post bellica, divisi solo dal precario muro.
Ma, perché il ma è d’uopo, i due protagonisti, Napoleon Solo e Ilya Kuryakin, che fin da subito si stanno allegramente sulle balle, dovranno mettere da parte le proprie ostilità per una causa comune, ovvero, sventare una minaccia atomica di una non precisata organizzazione terroristica che ha sede in Italia.

Henry Cavill è la spia americana Napoleon Solo, e nelle sartoriali vesti anni ’60 rende bene, e risulta credibile nel suo stile cowboy-arrogante, ma con quel tocco di ironia che lo fa piacere.
Dall’altra parte della barricata ecco Armie Hammer, nelle vesti del pericolo russo Illya Kuryakin. Hammer, ricordato soprattutto per il fallimentare The Lone Ranger, ci rammenta ancora una volta, che è un attore vero, e anche versatile. Infatti il suo agente del KGB pieno di rabbia repressa, ma al contempo adorabile, è fondamentale tanto quanto Solo. Anzi, i due si bilanciano perfettamente, ricreando quelle coppie da film anni ’80 che un po’ mancavano.
A completare il trio c’è Alice Vikander (Ex Machina), che interpreta Gaby Teller, figlia dello scienziato nazista al soldo dei terroristi italiani.
Non è solo una comprimaria, ma una figura protagonista che con lo svolgimento della trama acquista sempre più spazio al fianco dei due volti maschili.
La pericolosa mente criminale che darà filo da torcere al trio è Victoria Vinciguerra, interpretata da Elizabeth Debicki, che forse avrebbe meritato un maggiore sviluppo, perché alla fine, rimane una mente cattiva in un bel corpo, ma nulla più.
A completare il cast, Hugh Grant e Jared Harris (già visto in Sherlock Holmes GoS nei panni di Moriarty).
Guy Ritchie con questo film non inventa nulla di nuovo. Con una buona sceneggiatura, e una regia e un montaggio ancora migliori, senza bisogno di scene action adrenaliniche, rimanendo fedele a quegli elementi che hanno reso memorabile il genere spy story, lo rende accattivante e godibile agli occhi del pubblico del 2015.
I titoli di coda si sviluppano sulle schede della U.N.C.L.E. (United Network for Common Law Enforcement), in cui scopriamo alcune caratteristiche delle nostre spie. Idea molto simpatica, un po’ difficoltosa la lettura, ma decisamente piacevole.
N.B. Il film è stato visto in versione doppiata, quindi, i veri accenti degli attori, si sono ovviamente persi. Questo lo si percepisce soprattutto per quanto riguarda Armie Hammer, che in italiano ha lo spiacevole accento russo di Ivan Drago.