Te li ricordi gli angoli di città nei quali andavamo a toccarci? Bar, situazioni, palazzi, sedili posteriori e uffici tenebrosi. Quant’era meravigliosamente depravato e dolce, dimmi, quel nostro fottuto, inaffidabile, disperato amore? Com’è che adesso non mi scrivi? Com’è che anche stasera sopravvivi? Non dovevamo scoparci tutti i tramonti? Non so come, te lo giuro, ripensando al buio di quell’ultimo piano, ma riesco a sopravvivere anch’io senza avere sulle dita l’odore della tua sostanza. Va tutto bene, stasera, non ci sei e non ci sono, succederà l’ennesima luna e farà da puttana ad altri amanti. Non te ne frega un cazzo. Non me ne frega un cazzo. Non mi cerchi più. Non ti cerco più.
Luigi Mancini


















