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Notte🌙
🎶🎵🎙️💐
Portati via
(Mina Mazzini)
E mentre brucia lenta questa sigaretta
Io sto seduta qui, che non ho fretta
Ti ascolto, dimmi, tanto è come l'altra volta
Facciamo pace a letto e non dentro la testa
Chiunque ci sentisse in questa discussione
Direbbe lei cretina ma lui che gran coglione
Oh, quante bugie mi hai detto, dove ti ho trovato
In quale maledetto giorno t'ho incontrato
Lo sai che se ti guardo adesso non mi piaci
Ridammi le mie chiavi, dimentica i miei baci
Non voglio più nemmeno toccare le coperte
Dove ti sei sdraiato, dove ti senti forte
Che cosa c'è da dire, cosa c'è da fare
Siamo due cuori affetti dallo stesso male
Non c'è niente da dire, niente più da fare
Portati via le tue valigie, il tuo sedere tondo, i tuoi caffè
Portati via i fiori finti, la tua faccia, la tua gelosia
Vai via, portati lontano da me
(Portati via tutto questo amore che non è mai amore)
E mentre brucia lenta questa sigaretta
Sorrido fingo e ti accompagno sulla porta
Io nei tuoi occhi leggo "scusa un'altra volta"
Poi la tua schiena si allontana quanto basta
Così ti vedo andartene su queste scale
Da questo astratto amore, da questo stesso male
(Che mi fai)
Che cosa c'è da dire, cosa c'è da fare
Siamo due cuori affetti dallo stesso male
Non c'è niente da dire, niente più da fare
Portati via le tue valigie, il tuo sedere tondo, i tuoi caffè
Portati via i fiori finti, la tua faccia, la tua gelosia
Vai via, portati lontano da me
(Portati via tutto questo amore che non è mai amore)
Portati via (le tue valigie, il tuo sedere tondo, i tuoi caffè)
Portati via (i fiori finti, la tua faccia, la tua gelosia)
Vai via, portati lontano da me
(Portati via tutto questo amore che non è mai amore)
E mentre brucia lenta questa sigaretta
Io sto seduta qui, che non ho fretta
🎶🎼🎤☺️
Maledetti innamorati
(Enrico Nigiotti)
Non è per niente divertente
Quando ti accorgi che certe cose
Che certe cose nella vita
Non le rivivi più
E le abitudini cambiano, cambiano
E le promesse cambiano, cambiano
Qui cambia tutto, cambia
Ma non cambi tu
Chissà cosa ti viene in mente
Quando guardi il mare lì davanti al porto
In quei giorni in cui non senti niente
Che ti manca il fiato e non sai il perché
Ma questi siamo noi
Maledetti innamorati
Coi sentimenti stropicciati
Con i sogni accartocciati
Ci danno sempre per spacciati
E negli ultimi anni mi sono reso conto
Che il tempo è tempo perso, se lo stai a aspettare
E che qualche cazzate forse
Me la potevo pure risparmiare
E tra le paure che cambiano, cambiano
Le tentazioni che cambiano, cambiano
Intanto tutto cambia e tu rimani sempre tu
Lo so cosa ti viene in mente
Quando guardi il mare lì davanti al porto
Quando pensi che non c'è più niente
Piangi di nascosto e non sai il perché
Ma questi siamo noi
E la-la-la-la-la
Maledetti innamorati
Coi sentimenti stropicciati
Con i sogni accartocciati
Ci danno sempre per spacciati
E invece non moriamo mai
Lai-la, la-la
Lai-la-la-la-la
Chissà cosa ti viene in mente
Quando guardi il mare in cerca di conforto
Forse è solo un po' di confusione
Una sensazione che non sai cos'è
🎶🎵🎤💞
Melodia di giugno
(Fabrizio Moro)
Guardami, adesso sono fragile
E non trovo la ragione per comprendere
Che la felicità non è distante quanto sembra
In certi attimi che passano da qui
Immagino che tu
Sappia comprendermi
Le cose che vanno non torneranno mai
Tra quelle che hai perso, qualcosa troverai
Per un momento ricordami
O giù di lì, o giù di lì
I giorni di giugno, ora passano, ora passano così, na, na, na-na, na
Le tracce di una storia, i ricordi delle tue inquietudini
E le promesse fatte contro tutte quante le abitudini
E poi capire che
Non ho che te
Non ho che te
La, la-la-la, la-la-la, la-la-la
La, la-la-la, la-la-la
I giorni di giugno, ora passano, ora passano così
Le tracce di una storia, i ricordi delle tue inquietudini
E le promesse fatte contro tutte quante le abitudini
E poi capire che
Non ho che te
Non ho che te
🎶🎵🎤💞
Un sorriso dentro al pianto
(Ornella Vanoni)
E adesso che dovrei posare per l'ennesima fotografia
Sai dirmi tu per caso la migliore inquadratura quale sia?
Ormai che con un selfie fai vedere tutto a tutti e così sia
Ce la incorniciamo?
O la butto via?
Parole sulle note sono state la migliore compagnia
Per affrontare la stupidità abbiamo ancora l'allegria
Se il cielo concedesse un po' di grazia ad ogni anima quaggiù
Io sarei una santa
Anima che canta
Che canta in equilibrio sopra un'emozione
Che capovolge l'esistenza alle persone
Che non si può spiegare fino in fondo
Ma che resta in fondo al cuore
Io sono tutto l'amore che ho dato
Tutto l'amore incondizionato
L'imbarazzo dietro al vanto
Un sorriso dentro al pianto
Io sono tutto l'amore che ho dato
Mare in tempesta e cielo stellato
Poco prima di uno schianto
Un sorriso dentro al pianto
E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare
Ferite da leccare e grandi amori solo da desiderare
Se l'universo scomparisse in un istante e non ci fosse più
Io sicuramente
Resterei per sempre
Per sempre in equilibrio sopra a un'emozione
Che capovolge l'esistenza alle persone
Che non si può spiegare fino in fondo
Ma che resta in fondo al cuore
Io sono tutto l'amore che ho dato
Tutto l'amore incondizionato
L'imbarazzo dietro al vanto
Un sorriso dentro al pianto
Io sono tutto l'amore che ho dato
Mare in tempesta e cielo stellato
Poco prima di uno schianto
Un sorriso dentro al pianto
E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare
📣📋🔬🧬🧪👩🏻🔬🧑💻✍️
…Nata da un improbabile idea avuta a seguito di uno scambio con un mio caro amico ecco qui un avviso di ricerca, finanziato da:
« speranza, caffeina e decisioni discutibili prese prima e dopo la mezzanotte »
Progetto Homo Sapiens Idealis
Ricerca aperta per raro esemplare maschile, possibilmente non ancora estinto e, auspicabilmente, non ancora catalogato dalla scienza.
Si cerca uomo di bella presenza, ma soprattutto di bella sostanza. Uno con un sorriso capace di migliorare le giornate, sciogliere ghiaccio, diffidenza e persino i lunedì mattina.
Spalle abbastanza larghe da reggere drammi inutili, buste della spesa e almeno un trasloco improvvisato senza evocare tragedie greche.
Richieste mani utili: per aprire barattoli ostinati, bottiglie di vino al momento giusto e conversazioni che abbiano davvero qualcosa da dire.
Fondamentale un senso dell’umorismo funzionante. Non servono effetti speciali, basta la capacità di far ridere senza sembrare un comico in crisi esistenziale.
Gradita una discreta intelligenza emotiva, la rarissima abilità di comunicare invece di sparire e una sana dose di autoironia.
Inderogabili gli occhi sinceri, la pazienza nei momenti caotici e le playlist che non sembrino selezionate da un algoritmo emotivamente esausto.
L’esemplare ideale sa stare in silenzio senza creare disagio, ricorda dettagli apparentemente inutili ma importantissimi, distingue una giornata storta da un problema vero e non considera “ti scrivo io” una formula mitologica priva di conseguenze.
Sono automaticamente esclusi:
uomini innamorati del proprio riflesso, ghostatori seriali, collezionisti di attenzioni, possessori di foto profilo in palestra davanti allo specchio e chi usa “sono complicato” come tratto distintivo della personalità.
Offresi in cambio donna ad alto voltaggio: energia, idee, entusiasmo, risate improvvise, conversazioni infinite e affetto senza modalità risparmio energetico. Inclusi nel pacchetto meme inviati a orari discutibili, abbracci terapeutici e gelosia esclusivamente alimentare.
Per candidarsi sono richiesti ironia autentica, presenza reale e, preferibilmente, una carbonara fatta bene. (Prova pratica obbligatoria) La tecnica dice molto sul carattere.
Facoltativa ma molto apprezzata: una storia vera che faccia ridere o commuovere. Possibilmente entrambe le cose.
La ricercatrice si riserva il diritto di rispondere in ritardo, cambiare idea all’ultimo minuto e innamorarsi comunque nella maniera più irrazionale possibile.
Le candidature perfette non interessano.
Quelle autentiche si.
💞… per ridere un po’
✍️🪐👀🛜🫶🏻❤️📖
Sguardi che leggono
A volte mi chiedo quando abbiamo cominciato ad avere così paura di mostrarci davvero.
Forse succede piano. Nessun evento preciso, nessun giorno cerchiato sul calendario. Solo piccole crepe che impari a coprire bene. Una delusione alla volta. Una parola detta male. Una mano lasciata andare troppo presto. E allora costruisci qualcosa addosso a te. All’inizio è solo prudenza. Poi diventa abitudine. Poi identità.
E così impari a sorridere anche quando dentro hai mare grosso.
Io le vedo le persone, sai? Le vedo mentre fingono indifferenza come se fosse eleganza. Mentre dosano i messaggi per non sembrare troppo presenti. Mentre trattengono quello che sentono perché ormai provare intensamente pare quasi una colpa. Tutti lì, a cercare di apparire irraggiungibili, forti, autonomi. Come se aver bisogno di qualcuno fosse una sconfitta invece che una delle cose più umane che esistano.
E anche io l’ho fatto.
Anch’io ho imparato a diventare una stanza ordinata quando dentro avevo uragani che spostavano i mobili. Ho imparato a dire “sto bene” con una precisione quasi teatrale. A fare silenzio quando avrei voluto dire “resta”. A sembrare tranquilla mentre mi consumavo di domande.
Perché la verità è che mostrarsi davvero fa paura.
Non la paura romantica, poetica. No. Una paura concreta, fisica. Ti si stringe qualcosa nello stomaco quando qualcuno si avvicina troppo alla parte autentica di te. Perché pensi: “e se poi vede tutto? E se non gli piace? E se decide che sono troppo?”
Troppo sensibile. Troppo intensa. Troppo fragile. Troppo vera.
Così ti abitui a consegnare al mondo solo versioni parziali di te stessa. Come certe case illuminate soltanto in alcune stanze. Le altre restano chiuse, al buio, con dentro tutto quello che non osi mostrare.
Poi però, raramente, succede qualcosa.
Succede che incontri qualcuno che non forza le porte. Qualcuno che non invade, non pretende, non interroga. Qualcuno che resta. Con delicatezza. E quella delicatezza ti disarma più di qualsiasi urto.
All’inizio quasi non te ne accorgi.
È una crepa minuscola nell’armatura.
Una conversazione che dura più del previsto.
Un silenzio che non pesa.
Uno sguardo che non ti attraversa soltanto, ma ti legge.
E improvvisamente ti scopri a dire cose che non dicevi da anni. Cose piccole magari. Ma vere. Terribilmente vere.
E la cosa più incredibile è che quando una persona si apre davvero… crea spazio. È come se dicesse senza parole: “puoi smettere di difenderti qui”.
Allora l’altro cede un po’ di terreno.
Poi un altro po’.
E un altro ancora.
Finché a un certo punto non ci sono più due persone che cercano di impressionarsi a vicenda. Ci sono soltanto due esseri umani seduti uno davanti all’altro con tutte le proprie imperfezioni sparse sul tavolo.
Ed è lì che accade qualcosa di raro.
Ti accorgi che sotto tutte le maschere siamo incredibilmente simili.
Abbiamo tutti bisogno di essere scelti senza dover recitare.
Di essere ascoltati senza venire aggiustati.
Di poter dire “ho paura” senza sentirci deboli.
Di poter amare senza la costante strategia di chi deve sempre proteggersi per primo.
E in quel momento la fragilità smette di sembrare una frattura. Diventa una lingua comune.
Credo che le persone più belle non siano quelle perfette.
Sono quelle che a un certo punto hanno trovato il coraggio di smettere di nascondersi. Quelle che tremano e restano comunque. Quelle che hanno cicatrici negli occhi ma continuano ad avere dolcezza nelle mani.
Perché essere umani forse è proprio questo: portarsi dentro universi interi e sperare, ogni tanto, di incontrare qualcuno che non abbia paura di guardarli davvero.
🏡 🌅 🌊♥️
« Da bambina guardavo l’orizzonte e immaginavo mondi dietro il mare. Oggi non sogno più cosa ci sia oltre. Sogno di tornarci dentro »
😇🪽🌷💞
Angelo
Esistono uomini che attraversano la vita degli altri come presenza e non come tempesta.
Uomini rari, quasi dimenticati dal tempo, che conservano dentro qualcosa di antico: la capacità di essere rifugio senza possesso, protezione senza dominio, cura senza rumore.
Non hanno bisogno di esibire forza, perché la loro forza vive nella delicatezza.
Nell’empatia silenziosa con cui riconoscono ferite che nessuno racconta.
Nel modo in cui restano, quando il mondo insegna ad andare via.
Nel rispetto con cui sfiorano le fragilità altrui senza usarle mai contro chi gliele affida.
Sono uomini che sembrano angeli caduti piano sulla terra.
Non salvano con grandi promesse, ma con la presenza.
Con uno sguardo che calma il caos.
Con parole che ricuciono.
Con quella rara sensibilità capace di alleviare sofferenze che spesso nemmeno hanno nome.
E in un tempo veloce, distratto, consumato dalla superficialità, loro ricordano ancora valori che sembrano perduti:
l’umanità, l’ascolto, la gentilezza profonda, la protezione che custodisce senza soffocare, l’amore che non invade ma cura.
A loro va il grazie più sincero.
Il grazie silenzioso di una donna forte, abituata a sostenersi da sola, ma abbastanza vera da riconoscere anche le proprie fragilità.
Perché le anime forti non cercano qualcuno che le salvi.
Cercano qualcuno che sappia comprendere il loro silenzio senza temerlo.
E quando incontrano uomini così, qualcosa dentro cambia.
Non per debolezza, ma per speranza.
La speranza che non tutto sia perduto.
Che esistano ancora uomini capaci di avere cuore in un mondo che spesso premia l’indifferenza.
Uomini quasi d’altri tempi, con anime così luminose da sembrare angeli: creature rare, mandate forse solo per ricordare che la forma più alta dell’amore non è il possesso, ma la cura.
🎬♥️🛜🍀🤞🏻
Crederci davvero…
Sai qual è la cosa che mi spaventa di più?
Che questa volta potrei crederci davvero.
Non nel senso ingenuo delle favole, delle promesse dette troppo presto o di quelle frasi enormi che la gente si lancia addosso per riempire il vuoto.
No.
Mi spaventa la concretezza di quello che sento quando immagino noi due dentro il tempo vero. Quello quotidiano. Quello che non perdona le maschere.
Perché io ti guardo… e non vedo soltanto un uomo che mi piace. Vedo qualcuno con cui, incredibilmente, le cose sembrano incastrarsi senza forzature. Come se avessimo camminato per anni su strade diverse raccogliendo pezzi simili di mondo per poi ritrovarci qui, con le tasche piene delle stesse domande, delle stesse fragilità, persino dello stesso modo di amare.
Abbiamo così tanti punti in comune che a volte mi viene da sorridere mentre ti ascolto parlare.
Le stesse paure travestite da ironia.
Lo stesso bisogno di profondità in un mondo che spesso si ferma alla superficie.
Lo stesso modo di affezionarci alle piccole cose: una cena preparata insieme, una canzone ascoltata in macchina la sera, il desiderio di raccontarsi davvero anche quando sarebbe più facile restare in silenzio.
Eppure non è solo questo.
È il modo in cui ci veniamo incontro.
Perché ci sono persone che vogliono essere amate soltanto nelle loro parti luminose.
Noi no.
Io sento che tra noi esiste qualcosa di più raro: la voglia reciproca di esserci anche nelle crepe. Di restare presenti quando l’altro è stanco, confuso, vulnerabile, magari persino difficile da capire.
Io non desidero una perfezione da fotografia con te. Desidero una verità abitabile.
Mi immagino mentre torniamo a casa dopo una giornata pesante e ci ritroviamo comunque in cucina, magari in silenzio, tu che assaggi il sugo dal cucchiaio e io che ti guardo con quella pace che arriva solo quando senti di non dover dimostrare niente a nessuno.
Mi immagino discussioni, certo. Momenti storti. Giorni in cui saremo nervosi o feriti. Perché crescere insieme non è una linea morbida disegnata nel cielo. È un lavoro vivo. Un continuo impararsi.
Ma la differenza, con te, è che sento la voglia reciproca di costruire invece di scappare.
Ed è una sensazione potentissima.
Per anni ho visto rapporti sgretolarsi appena diventavano profondi davvero. Persone bravissime a desiderarsi e incapaci di sostenersi. Tu invece mi dai l’impressione di qualcuno che non ha paura della continuità. Del tempo. Della presenza.
Qualcuno che comprende che amare non significa soltanto emozionarsi, ma scegliere. Ogni giorno. Anche nei giorni normali, soprattutto nei giorni normali.
A volte mi sorprendo a pensare al futuro con una dolcezza che non riconosco quasi come mia.
Immagino una casa piena delle nostre abitudini. Le tue cose accanto alle mie senza invasione, ma con naturalezza. Le domeniche lente. I progetti fatti a tarda notte. I viaggi organizzati male e ricordati benissimo. Le difficoltà affrontate dalla stessa parte del tavolo invece che uno contro l’altra.
E sai cosa mi emoziona davvero?
L’idea che potremmo diventare rifugio reciproco senza smettere di essere individui completi.
Crescere insieme senza annullarci.
Sostenerci senza soffocarci.
Guardarci negli anni e riconoscere non solo l’amore, ma anche la scelta costante di esserci.
Io questo lo sento.
Lo sento nel modo in cui mi ascolti.
Nel modo in cui cerchi di capirmi anche quando non trovo bene le parole.
Nel modo in cui parli del domani senza quella fuga negli occhi che ormai avevo imparato a riconoscere subito negli altri.
E allora sì… forse è proprio questo che mi sta facendo innamorare davvero.
La speranza.
La speranza che tu possa essere quella persona con cui smettere finalmente di vivere l’amore come qualcosa da temere o inseguire disperatamente.
Ma come un luogo da costruire. In due. Piano. Con mani sincere, pazienza, desiderio e verità.
E per la prima volta dopo tanto tempo, questa idea non mi sembra impossibile.
Mi sembra casa.
💞
🎶🎵💞
Senza se e senza ma
(Lorenzo Jovanotti)
Hai ancora qualche parte di te che si ricorda come è cominciato
Che ci siamo trattenuti perché un bacio avrebbe troppo accelerato
Quel passaggio che senza nemmeno dircelo era già splendore
Pura luce sospesa nel viaggio tra una stella e il colore
Hai ancora nel fondo degli occhi il riflesso di tutto quel cielo
O da quando hai abbassato la musica, hai deciso che puoi farne a meno
Stamattina per la prima volta ci credi, la pianta spinosa è fiorita
Sono stato a guardarla mezz'ora pensando a noi due e alla vita
Dammi un'altra possibilità
Per sbagliare meglio
Dove lo trovi un altro, un altro come me
Che ti ama senza ma e senza se
Che ti ama come può e come sa
Senza se e senza ma
Siamo più di due metà
Ho comprato un castello di neve nel centro di una grande città
Illudendomi che noi due lì dentro avremmo protetto la felicità
Nel momento in cui hai chiuso la porta ho sentito che stare al sicuro
È la strada più rapida e corta per dare le spalle al futuro
Quando mi dici: "Che pensi? che fai? sei distante e lontano"
Hai ragione lo sai certe volte la vita ci sfugge di mano
Ma poi in mezzo alla folla le dita delle nostre due mani si intrecciano lievi
Siamo monumentali e leggeri come un bagno di notte a fontana di Trevi
Dammi un'altra possibilità
Per sbagliare meglio
Dove lo trovi un altro, un altro come me
Che ti ama senza ma e senza se
Che ti ama come può e come sa
Senza se e senza ma
Siamo più di due metà
Quando ieri mi hai detto: "Vai via, questo amore è un assedio"
Ho pensato a una strategia e a trovare un rimedio
Farò finta di andarmene, starò al bar due o tre ore
Mentre aspetto un messaggio che accende una lacrima e un cuore
Dammi un'altra possibilità
Per amarti meglio
Dove lo trovi un altro, un altro come me
Che ti ama senza ma e senza se
Che ti ama come può e come sa
Senza se e senza ma
Siamo più di due metà
“L’amore non sempre muore insieme per entrambi, a volte uno resta a seppellirlo da solo”
…Alla ricerca di un po’ di’ serenità 💞🌷
✍️🙏🏻💞🫂🫶🏻
A te
Grazie,
per la forza gentile che ti appartiene,
per la luce tranquilla con cui hai guidato
ogni mio passo incerto.
Sei stata un pilastro silenzioso,
forte senza clamore,
capace di sorreggere il mondo
con un sorriso leggero.
Grazie per i tuoi occhi pazienti,
capaci di fermarsi sulle cose vere,
quelle semplici,
quelle autentiche,
quelle che non chiedono nulla
per brillare.
Hai custodito valori preziosi
come fossero perle antiche,
e me li hai donati con mani aperte,
senza mai stringere,
lasciandomi libera di scegliere
la mia strada
senza paura,
senza condizioni.
Mi hai insegnato che il valore
vive nei gesti quieti,
nei silenzi che proteggono,
nelle parole che non feriscono.
E ti ricordo, mamma,
mentre cantavi piano,
quasi senza accorgertene,
o fischiettavi un piccolo cielo
nei pomeriggi sereni,
nei momenti più semplici e felici.
La casa allora respirava con te,
si riempiva di una pace morbida,
come se ogni cosa trovasse
il proprio posto.
Era una musica fatta di pace,
una carezza d’aria
che rendeva leggero tutto ciò che toccava.
In quel suono c’era la tua anima:
quieta, luminosa,
capace di trasformare l’ordinario
in un piccolo dono.
E adesso,
con la stessa delicatezza,
ti chiedo perdono, mamma,
per la distanza che a volte ci separa.
La porto dentro come una piega del cuore:
avrei voluto esserti accanto
più spesso,
più vicina,
più presente,
più a lungo,
come meriti.
A volte mi sembra di non restituire
quanto mi hai dato,
ma sappi che il mio amore
non ha confini:
è vicino anche quando il corpo
è lontano.
Spero tu senta
che l’amore non è mai andato via,
nemmeno per un giorno,
nemmeno per un passo.
Tu non hai mai chiesto nulla,
mai voluto pesare,
eppure sei stata il mio equilibrio,
la mia radice nascosta.
In me vive tutto ciò che mi hai donato:
la gentilezza,
la libertà di scegliere,
il coraggio quieto
di restare me stessa.
Grazie, mamma,
per l’amore infinito
che non chiede nulla
e dà tutto.
Che mi segue lieve
come un respiro dietro l’altro.
Lo porto con me ovunque,
come un segreto luminoso
che non smette di proteggermi.
Auguri mamma 💞
🧑🧒🕯️♥️
Luce e buio
La casa è piena di stanze chiuse.
Le porte gonfie di silenzio,
le maniglie fredde.
In fondo al corridoio,
una resta socchiusa.
La luce non entra.
L’aria odora di tempo fermo.
Dentro, una madre seduta.
Le mani raccolte in grembo,
lo sguardo che non trova appiglio.
Il dolore non si muove,
ma occupa ogni cosa:
le pareti, la sedia, il respiro.
Sulla soglia, una ragazza.
Sa che quella porta non si apre davvero.
Non con le mani.
Non ha chiavi.
Non ha forza per spingere.
Ha una luce.
La tiene stretta,
come si tiene qualcosa che può spegnersi.
Illumina appena il pavimento,
una linea sottile tra dentro e fuori.
Non basta a scacciare il buio.
Ma basta a vedere dove mette i piedi.
A volte fa un passo avanti,
fin quasi a sentire il freddo della stanza.
A volte torna indietro,
fino a ritrovare aria nei polmoni.
Resta così,
tra il chiamare e il non invadere,
tra il restare e il salvarsi.
Ha imparato che entrare fino a sparire
non è un gesto d’amore.
Che il buio, se condiviso fino in fondo,
diventa solo più profondo.
E allora non spegne la sua luce.
Anche quando vacilla.
Anche quando sembra inutile.
La madre non la guarda.
O forse sì, per un istante breve,
subito perduto.
Ma quella linea di luce resta.
Taglia il pavimento,
segna un confine che non è distanza.
È una presenza che non si consuma.
Il cuore della ragazza tira da due lati,
e non si spezza.
Tiene.
Perché sa che, se tutto si spegnesse,
non resterebbe niente
a ricordare la forma di un’uscita.
E così resta.
Non per salvare.
Non per cambiare il buio.
Ma per custodire,
anche solo per sé,
la possibilità di una direzione.
E forse un giorno,
non per forza oggi,
non per forza insieme,
quella luce cadrà nel punto giusto,
aprirà una crepa minima,
e qualcuno,
da dentro,
si accorgerà
che esiste ancora
una via.