Trans-Siberian railway, 1979

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Trans-Siberian railway, 1979
A luring horizon.
La strana storia dell'astronauta mongolo
Steppa, solo steppa. Ovunque, a perdita d’occhio. L’anticamera del deserto del Gobi si veste di tre soli colori: l’azzurro terso del cielo, il verde stinto dei pochi ciuffi d’erba, il marrone della terra piatta che avvolge ogni cosa. Qualche tenda e alcuni cavalli impegnati nella vana ricerca di un po’ d’acqua. Tutto qui.
Duecentocinquanta chilometri a sud-est di Ulan-Bator, il treno 4 diretto a Pechino ferma a Choir. C’è un’aggraziata stazioncina neoclassica, con fregi e stucchi. La guida dice che qui vivono tredicimilatrecento persone: difficile da credere. Alle spalle della stazione si vede solo un paese fantasma. La piazza principale (non ce ne può essere un’altra) è avvolta dalla sabbia del deserto. Sterrata, sui quattro lati ha altrettante “passerelle” di lastre di finto marmo. Circondata da orribili case a due piani, ha l’unica vera attrazione in una stranissima statua posta su un possente basamento di pietra bucherellato dalle ricorrenti tempeste di sabbia. È l’omaggio a Guragchaa, primo e unico cosmonauta mongolo. Nel 1981, raccontano le scarsissime informazioni su di lui, i sovietici lo cooptarono per un viaggio nello spazio di otto giorni.
La Mongolia era, allora, nell’orbita comunista. Così come poi sarebbe stato politically correct per gli americani annoverare afroamericani, donne e latinoamericani tra gli adepti della NASA, allo stesso modo l’URSS voleva mostrare la sua benevolenza verso gli amici mongoli. Il nome di Guragchaa, purtroppo per lui, non figura nel nutritissimo elenco delle biografie dei cosmonauti del blocco sovietico.
Forse bisognerebbe cercarlo sotto la voce “Cosmo”, il nome che l’ex ufficiale – allora trentaquattrenne – scelse per sé e il suo clan. Sansar, la parola mongola per “cosmo”, diventò il suo cognome. «Ne abbiamo parlato in famiglia e sono stati tutti d’accordo. Anche ai miei amici e colleghi la scelta è piaciuta», ha dichiarato in un’intervista del 2000. Sulla pensilina alcune vecchiette vendono acqua minerale e gassosa trasportate in stazione dentro sacchetti di plastica e scatole di cartone.
Il paesaggio è lunare: ci sta a proposito questa statua completamente argentata che sembra quasi fatta di carta stagnola. Un corpo maschile seminudo proteso verso il cielo quasi in punta di piedi. Un corpo scultoreo, il bacino avvolto pudicamente da un velo e il braccio sinistro teso che sembra voler lanciare nell’orbita terrestre un piccolo razzo: l’allegoria del mitico viaggio di Guragchaa. A quindici chilometri da qui, una volta, c’era la più grande base militare dell’aerea sovietica. Fino al 1992 era territorio off-limits. La città militare si chiamava Bag, c’erano diverse sculture che riproducevano i caccia MIG e numerosi edifici, ora abbandonati o saccheggiati. Choir è diventata zona franca, ma perché fermarsi qui? Se lo chiede anche il macchinista, che infatti riparte con il suo seguito di carrozze, passeggeri e sacchi colmi di roba da vendere. Il treno numero 4 prosegue spedito verso Pechino: sono trenta ore e mezza di viaggio da Ulan-Bator.
"Con tutti i posti che ci sono... Cronache semiserie lungo la Transiberiana" Il blog sul libro
Voglia di transiberiana in treno? I miei 30 consigli, scritti per TheTripMag
EKATHERINBOURG - NOVOSIBIRSK
Travelling on 3rd class is definetely not less comfortable than 2nd class. It gets some minus points for the missing russian carpet but apart from that, platzcard trains are just arranged a bit more efficient. Sleeping on the upper matress you might feel stored in a second baggage range. But still fresh bedlines and morning clean up service provided. A kind of rolling bazar or open 50 bed room without secrets you like it or not.