Il respiro cosmico del tempo batte veloce i tempi del naufragio di cui ogni uomo riconosce il suo, quando non c'è più speranza di salvezza. Se c'è mai stata. "Dopo di me il diluvio" disse qualcuno che lucidamente non andava oltre il naufragio personale ma preparò con cura i suoi bagagli come se dopo un'amena traversata l'attendesse un porto sicuro cui attraccare. Regale o miserabile, non c'è nessuno che nella propria baia personale non abbia una barca stipatissima in cui c'è tutto tranne lo stretto necessario. Una zavorra da buttare in mare nel momento supremo, unico riscatto consentito agli umani dopo i compromessi della vita. La mia baia al posto del mare ha la vallata e un campanile sostituisce il faro. Non nasconde alcuna zavorra da buttare. Verrà con me.
Elena Cuoco, “Pennellate - Ricordi di Trevico”











