All’inizio volevo scrivere dell’immane nonché decisiva differenza tra i libri-da-leggere-d’estate-sennò-quando e i libri-sotto-l’ombrellone: una lunga elegia ai libri in brossura, magari già un po’ consunti o addirittura usati, ma soprattutto facili da tenere sospesi sul naso con una mano sola.
Ma poi mi sono reso conto che, ragazzi, i problemi sono altri. E me ne sono reso conto in queste continue trasferte estive. Io ho troppi libri. E, soprattutto, io mi porto dietro troppi libri.
Non ho ancora disfatto la valigia e sono sul letto circondato da ben 19 libri. Diciannove. E sono tutti venuti fuori da quel turbinare di camicie e boxers e borse e tazze e un hard disk esterno e confezioni di caffé. Perché a casa ne avrò lasciati almeno altrettanti, dicendomi: tanto ne ho da leggere ancora tantissimi.
Io incolpo il Libraccio. Nel senso che non è colpa mia. Io mi impegno, bazzico su bookmooch (anzi, andate a controllare, che ci sono libri nuovi) proprio per riciclare, rinnovare. L’inculata e che ne do via una che mi ritorna indietro in altra forma e spessore o storia. Anzi, peggioro le cose: un altro volume da aggiungere alla lista di lettura. A cui andrebbero aggiunti anche tutta quella sequela infinita di libri che vedi in libreria e sai di dover leggere (dovere, ovviamente), ma che rimandi a tempi migliori. Anche perché poi fai cagate comprando roba tipo Momenti di trascurabili mannaggiadio (che, purtroppo per voi, ho appena dato via a una sfortunella di Milano. Tvb.) E comunque ormai ho l’ansia, davvero, a entrare in libreria. Finisce che devo iscrivermi a pilates per smettere di comprarne.
Ora, scusate, ma è ora di liberarmi di libri. E poi di fare la spesa e comprare il giornale... oggi il Sole regala Bradbury.. non ce la posso fare, vedete?