Crowdturfing, l’arte di dirottare le discussioni su forum e social network
A volte, quando un ragazzo fresco di laurea decide di intraprendere la carriera di giornalista in Italia, può succedere che si trovi a dover svolgere incarichi al limite dell’indecenza. Io, ad esempio, qualche anno fa ho speso mesi a “ottimizzare” il forum di un noto sito di fitness maschile.
La parola ottimizzare è ben più che un eufemismo, dal momento che in realtà quello che mi veniva richiesto era di creare una serie di profili fasulli (o, se preferite, sockpuppet) che ogni giorno, a intervalli predeterminati, dovevano accedere a un forum altrimenti deserto e rimpinzarlo di post capaci di fomentare discussione.
Non ne vado fiero. Ma era un anno che non lavoravo, ero appena entrato in un service editoriale e quella sottospecie di truffa digitale era il prezzo da pagare per avere una minima chance di pubblicare anche qualche articolo serio. Ma non è questo che conta, quello che conta è che nel mondo questo tipo di pratica truffaldina sta assumendo le proporzioni di un vero e proprio business. Il nome tecnico è crowdturfing, ed è ormai un’industria multimilionaria che affonda le sue radici più robuste in Cina e negli Stati Uniti.
In un rapporto pubblicato lo scorso novembre dal Department of Computer Science della University of California, Ben Zhao e colleghi hanno tracciato la portata di questo fenomeno, ottenendo risultati sconcertanti. Alcuni fra i siti di crowdsourcing più attivi, come Zhubajie in Cina e ShortTask negli Stati Uniti, si sono rivelati essere delle piattaforme di riferimento per chiunque voglia raggranellare qualche decina di centesimo di dollaro postando interventi fasulli in rete.
In teoria, questi siti dovrebbero servire a chi vuole arrotondare il suo stipendio sbrigando in rete semplici lavori autoconclusivi, come tradurre brevi testi, inserire dati in un archivio, catalogare immagini e contenuti, etc.
In realtà, la maggior parte degli utenti web che si rivolge a queste piattaforme, lo fa per intascare qualche soldo inserendo post, tweet, status update pilotati in modo da influenzare l’opinione pubblica verso l’acquisto di un prodotto, la fiducia in un brand o addirittura l’elezione di un determinato politico.
(Continua...)
Immagine: timmurtaugh











