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Wilmington Roofing An illustration of a sizable, two-story, hip-roofed home in Tuscan gray stucco
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Torino, 2021
Il turet del mercato
Quando ero più piccola passavo le mattinate d'estate al mercato. I miei genitori lavoravano e l'unico modo per non rimanere sola era stare al banco di abbigliamento dei miei zii, rigorosamente all'ombra e senza potermi muovere. Nel corso degli anni ho assistito a scene di ogni tipo, seduta sotto l'ombrellone; chi appoggiava il cibo sul banco, chi si spogliava per provare i pantaloni, chi riportava indietro costumi da bagno sporchi di salsedine perché "l'ho provato al bambino e non gli sta", sperando di restituirli dopo essere stato una settimana in vacanza, chi chiamava i genitori per sapere la propria taglia di pantaloni perché "di solito me li compra mamma". Le persone sono sempre state ridicole e divertenti, ma stare seduta mi annoiava. Gli unici momenti in cui mi era consentito allontanarmi erano quelli in cui dovevo andare a riempire la bottiglia d'acqua al turet o a comprare la frutta fresca per zia, e ne approfittavo per fare il giro lungo. L'unico turet disponibile era quello accanto al banco del pesce e veniva monopolizzato tenendo sotto un secchiello (quello azzurro a lato nella fotografia), per versare ripetutamente acqua sulla merce e tenerla fresca. Per perdere tempo aspettavo ogni volta che venisse tolto il secchiello per poter bere, tranne una volta che ero estremamente assetata e me ne sono fregata. "Ma non vedi che c'è il secchio?" ha iniziato a urlare il pescivendolo, sovrastando la mia figura esile di bimba di otto anni. "Ha riempito già il secchio due volte e io ho sete" ricordo di aver risposto, sempre dando del lei come mi hanno insegnato mamma e papà. Lui si è avvicinato con la collera negli occhi, la gente intorno si è fermata, nessuno sapeva come reagire alla sua prepotenza. Io l'ho fissato dritto in faccia e ho risposto "se lo vuoi te lo compri, il turet è di tutti". Ricordo solo una signora che è scoppiata a ridere, poi ho ricordi confusi sulla scena.
Non so se sia stata la mia risposta eroica a zittirlo oppure se dietro di me ci fosse mio zio, che probabilmente non mi perdeva mai di vista mentre giravo per il mercato, ma mi sono sentita molto fiera di me quel mattino.
Tuttora quel turet è ancora il mio personale simbolo del mercato. Ogni volta che passo davanti al banco del pesce fisso il pescivendolo (che probabilmente nemmeno mi riconosce) e vado a bere, anche se non ho sete. Il secchiello azzurro è ancora lì, ma è sempre spostato. Mi piace pensare che a fare la differenza sia stato il mio atto eroico tanti anni fa.
Come api al fiore, gli assetati al turet