Preferisco essere quella semplice con niente di speciale da conoscere;
Preferisco essere quella che non cambia mai ;
Quella che il carattere di merda non l ha mai avuto ;
Quella sincera ma sempre timida;
Preferisco essere qualcuno di normale ;
Essere quel qualcuno da cui nessuno si aspetta niente ;
Perché chi si crede speciale alla fine deve scontare il prezzo di dimostrare di non essere uguale agli altri;
Perché a parole siamo bravi tutti , ma nella vita oramai contano i fatti ;
E io in questo non sono mai stata brava
La cosa bella di questo mondo è che siamo tutti diversi. Un mondo di uguali è orribile. ... La bellezza è... -Luciana Litizzetto, Sanremo, 20.02.14, 22:05.
Un buon esempio è l'impoverimento della tradizione letteraria moderna, narrativa e saggistica che sia, come presupposto fondamentale e causale del fenomeno della globalizzazione. Abbiamo tutti visto You've got mail, con Tom Hanks e Meg Ryan. L'enorme libreria Fox che surclassa la familiare e incantevole libreria dietro l'angolo. Insomma, in quel contesto la tragicità della situazione è stata piuttosto alleggerita, se non proprio accantonata, dalla nascita d'un incantevole storia d'amore, ma il fenomeno del libro come prodotto commerciale e non più culturale è stato innescato dalla scomparsa delle piccole librerie indipendenti che lasciano il mercato nelle mani delle grandi catene. Tutto ciò ha spostato il target dal ricercatore al consumatore medio, impegnato a percorrere in lungo e largo i centri commerciali e ad acquistare tutto ciò che può ritenere utile ed affidabile.
La crossmedialità, l'incrocio mediatico, ha fatto sì che alcuni volti del mondo della moda, della televisione, del cinema o dello sport, possano trasmettere a noi quel senso d'affidabilità. Ragion per cui Gerry Scotti, pur non essendo capace di ballare o cantare, tanto meno essendo gradevole alla vista, per inaugurarvi il ristorantino chiederà un ventimila euro, per passare dieci minuti mangiando a spese vostre, ergo, dalla stazza, calcolatevi un mille euro in più. È il tempo dei testimonial. Lo è sempre stato. Fin dai tempi dell'antica Grecia, alcuni filosofi usufruivano gratuitamente dei servigi di alcune prostitute, così che queste potessero vantarsi del loro portfolio d'esclusività clienti. La differenza è insita nel fatto che poi, filosofi come Aristippo, non venissero pagati a loro volta per far sesso, e che non avessero un portfolio prostitute. Non so se mi spiego.
Semplicemente le comparizioni contano più del contesto in cui si compare. Messaggi di per sé insignificanti che ripetendosi all'infinito creano rumore. Non a caso il minimalismo è la comunicazione preferita dalle forme di cultura totalitarie come le dittature. Un volto conosciuto che vi sembra familiare, quando invece lo conoscete proprio perché è molto lontano dalla realtà che voi vivete. Una realtà che non conoscono e che non sanno esprimere nella stragrande maggioranza dei casi.
Identità prive di contenuti che sfruttano la ripetitività di un'immagine. Autobiografie scritte, o almeno approvate da dive dei reality con seni chirurgicamente amplificati, o libri di ricette di chef televisivi. Per essere onesti, neanche le biografie scritte dalle dive dei reality in persona, con un seno del tutto naturale, solleverebbero il morale. Non voglio discriminare, in quanto io preferisco un seno naturale a uno rifatto, poiché il seno, di solito, è tenuto in scarsa considerazione se si tratta di valutare meriti letterari.
Quando tutti questi libri contaminano un ambiente, il sistema intero si modifica. È come un vaccino contro la ricerca. Il lettore non ricerca più, ma cerca un passatempo. Ragione per cui intoccabili come i classici, scritti dagli sfigati dei loro tempi, restano tra gli scaffali, mentre i criteri di valutazione odierni prevedono, al contrario, una riqualificazione degli autori attuali in base non alle loro reali capacità, ma alla propria firma.
Schopenhauer ci descrisse l'uomo antico come molto più cosciente del mondo che viveva, rispetto a noi. Aveva una arco e sapeva come costruirlo, una veste e sapeva come ricavarla da una pelle. Ad esempio, io, oggi sono salito su un aereo, ma oltre ad uno di carta non saprei andare. Questo è dovuto alla specializzazione dei mestieri. Ognuno fa la propria parte nell'ambito in cui è capace, fidandosi che il resto dell'umanità faccia lo stesso. Per questo prenderò altri aerei: poiché io svolgo diligentemente il mio lavoro, confido che così facciano piloti, progettisti e costruttori. E seppure lo svolgessi male, invece di confidare semplicemente spererei. Perché la speranza è l'ultima a morire. Poi a morire in un disastro aereo si tratta di pochi minuti, quindi lì si muore prima noi sicuro.
Schopenhauer, tuttavia, non aveva tenuto conto del reale problema delle specializzazioni, dell'inversione del processo che si sarebbe venuta a creare. Grazie infatti all'era dell'industrializzazione è mancata la figura del produttore, dell'artigiano di fiducia. Per questo, i produttori, hanno ingaggiato qualcuno per rappresentarli, per soddisfare l'istinto primitivo in cui un volto affidabile o familiare mi offra qualcosa nel mio interesse. La riconoscibilità del segno che dà riconoscibilità al prodotto. Ciò ha invertito in due modi il processo della commercializzazione: in primo luogo il consumatore acquista non più per utilità ma per identità. "Mi serve qualcosa che dica agli altri qualcos'altro su di me". Orologi al polso come status symbol nonostante i mille congegni elettronici che ci circondano e ci ricordano l'orario ovunque. Chi è mac, chi è pc. Abbiamo bisogno d'individualità, ed è indubbiamente più semplice acquistarla, che costruirla.
Per cercare noi stessi dimentichiamo chi eravamo.
Soddisfiamo l'istinto tribale del contaminarci di totem, pitture e ferraglia, per appartenere a cerchie di consumer privilegiate. E chi pure non riesce ad accedervi, acquista imitazioni o usato. La novità è ben vista, purché non lo sia a tal punto da essere diversità. In secondo luogo, la firma è divenuta più rilevante del prodotto stesso. Il rapporto qualità-utilità/prezzo è ormai un passaggio saltato in tutto e per tutto anche nelle campagne pubblicitarie, sostituito dal nuovo rapporto identità/accessibilità. Nessun prodotto di mercato è venduto in base ai propri costi di produzione, ma lo stesso prezzo è divenuto un arma pubblicitaria da cui questo può beneficiare. Un prodotto economicamente inaccessibile al consumatore medio, vuole comunicarti che, se lo acquisti, non sarai più un consumatore medio. Poi in realtà lo acquisteranno tutti, ma si sentiranno consumatori differenti. "Think different", just like everyone else.
Possiamo quindi comprendere quanto la firma sia ben più autorevole di funzione e funzionalità di un prodotto. È per questo che, nel mondo schopenhaueriano delle specializzazioni, i non specialisti hanno approfittato delle specializzazioni altrui, mentre a loro bastava mettere la firma. Uno scambio equo: lo specialista ci guadagna di produrre un determinato prodotto, di svolgere la mansione per cui si è preparato, e il firmatario lo rende conoscibile e visibile con il proprio marchio. Nessun politico legge discorsi scritti di proprio pugno, ma applausi o fischi saranno diretti a lui, il non specialista che però è riuscito ad entrare nel circo mediatico. Una volta lì, sei tuttologo, proprietario del lavoro altrui.
In questo scambio equo, tuttavia, v'è uno svantaggio: l'impossibilità di superare una crisi reinventandosi. Le conoscenze non producono più valori economici, che possano cioè sfamarci, poiché capacità artigianali, qualsiasi esse siano, hanno un costo maggiore alla produzione di serie. Nessuno può contribuire in modo singolo alla società, nessuno può produrre ciò che saprebbe produrre, ma che i firmatari non vorrebbero vedere prodotto. Non importa se soddisfi le necessità del consumatore, poiché il consumatore non ti conoscerà mai. Inoltre la produzione seriale gode di affidabilità, in quanto più un prodotto è comune, più è considerato affidabile. "Ce l'ha il mio vicino. Non vedo perché non debba prenderne uno anch'io".
La diffusione del brand fa quindi sì che un prodotto venga acquistato, anche più volte, pur solo per essere messo alla prova come alternativa a se stesso. Ben presto gli unici produttori saranno le grandi multinazionali, che produrranno e venderanno ogni tipo di servizio. Ben presto i brand ci sembreranno diversi e concorrenti solo perché rappresentati da diversi simboli, ma saranno in realtà un'unica realtà, un unico meccanismo in cui, all'essere umano, specializzato per costruire un mondo, resterà invece solo il ruolo dell'ingranaggio. Ben presto questo meccanismo ci avrà sottratto la volontà di realizzarci attraverso le nostre idee, attraverso le nostre azioni, e ci dirà di non preoccuparci, che in questo meccanismo ben oleato, non dobbiamo più sforzarci di cercare un nostro posto, perché il nostro posto è già lì ad aspettarci. Ben presto ci diranno che potremo comunque realizzarci, se non con il nostro operato, che diventerà l'operato di altri, con i prodotti di quest'operato. Ben presto produrremo solo merda, tutto il giorno, e poi ce la rifileremo per cena. Multinazionali anche per fare panini, benché tutti siano in grado di fare un panino. Sprecheremo la vita creando inutilità che poi potremo ottenere, facendo parte di quella grande famiglia felice che è il produttore. Essendo un po' firmati anche noi. Ben presto.
Così presto che tutto questo è già avvenuto.