All the things that we have... lived - 14.25 Review
Lo sport è, forse, la parte più importante della mia vita. Qualunque evento sportivo io abbia la possibilità di guardare, lo vedo, e se c'è anche la chance di praticarlo, sicuramente proverò a farlo, pur con le mie enormi difficoltà motorie. Lo sport, in ogni sua forma, è il motore che mi ha fatto iniziare a scrivere e che muove la mia curiosità, spesso togliendo spazio vitale allo studio (chiedo umilmente scusa, prof).
Lo sport è la mia vita, e quindi gli eventi sportivi io li vivo, non li guardo né li ascolto. E tantissimi eventi e personaggi hanno caratterizzato questo 2016 dello sport, e qui cerco di elencare i più importanti, i più interessanti, quelli che mi hanno colpito di più. L'ordine di apparizione, in questa come nelle precedenti liste, non è assolutamente preferenziale e non segue alcun criterio. Semplicemente chi prima arriva bene alloggia.
Cleveland vs Golden State, La Rivalità. Sports Illustrated ha nominato LeBron James come personalità sportiva dell'anno, un riconoscimento che non deve destare dubbi di alcuna sorta perché parliamo effettivamente dell'atleta che più ha segnato quest'anno. Il nativo di Akron ha finalmente mantenuto la sua promessa di portare al titolo i suoi adorati Cleveland Cavaliers e quella stoppata decisiva su Andre Iguodala è già diventata una delle immagini simbolo della storia della National Basketball Association. Quella tra le due indiscutibili padrone della costa Est e di quella Ovest è ormai una rivalità assodata e rafforzata dal recente sbarco nella Baia di un certo 2,11 che gioca e si muove come uno di venti centimetri più basso, e non c'è uno spettacolo più bello da vedere su un campo da pallacanestro di questa partita. Anche il match di Natale tra le due lo ha confermato, con una partita assolutamente fenomenale su ambo i lati del campo risolta sul finale da un meraviglioso canestro in caduta di Kyrie Irving. Probabilmente questa potrebbe essere la finale anche il prossimo anno, e non vedo l'ora di poter ammirare di nuovo questo spettacolo.
Leicester campione d'Inghilterra. Tutti quanti hanno parlato in maniera entusiastica del Leicester, la cui vittoria della Premier League è riconosciuta come la storia sportiva più assurda e sorprendente dell'anno. Non ho mancato di sottolineare come questa storia non manchi di lati oscuri, ma è innegabile che quella delle Foxes di Claudio Ranieri è realmente un'impresa d'altri tempi, sopratutto in un mondo del calcio nel quale queste storie compaiono sempre più raramente. Una squadra partita con l'obiettivo di ottenere una salvezza tranquilla che si è ritrovata sulle prime pagine di tutto il mondo dopo un'avventura assolutamente folle, con un gruppo di ragazzi guidati da una vecchia volpe del calcio internazionale che hanno segnato l'anno calcistico appena passato, anche se non da soli.
CRISTIANO RONALDO. L'altro protagonista dell'anno calcistico è indubbiamente Cristiano Ronaldo. Il portoghese, in quella che sembra ormai un'alternanza con Lionel Messi, ha vinto il suo quarto pallone d'oro e ha accompagnato il Real Madrid alla undecima, affrontando forse per la prima volta il ruolo di secondo violino alle spalle di Gareth Bale. Ma sopratutto è stato la guida spirituale di un Portogallo che è riuscito a laurearsi campione d'Europa nonostante le prestazioni non sempre eccezionali del suo capitano e il suo infortunio nella finale parigina. L'anno dell'asso di Madeira è stato probabilmente il migliore a livello di soddisfazioni di squadra, anche se non a livello puramente statistico, e lo ha consacrato fra i grandissimi di questo gioco.
Conor McGregor sconfigge al Madison Square Garden Eddy Alvarez. "I want to take this chance to apologize.. TO ABSOLUTELY FUCKING NOBODY"
Peter Sagan. Negli ultimi anni coloro che indossavano la maglia iridata di campioni del mondo hanno sofferto stagioni complicate, tanto da far pensare ad una maledizione. Peter Sagan però non si è fatto condizionare dalle malelingue, ma anzi ha finalmente trovato la consacrazione definitiva che il ciclista più talentuoso che si sia mai visto meritava. Ha vinto un Giro delle Fiandre staccando gli avversari con una facilità impressionante. Alla Roubaix ha faticato, ma si è reso protagonista di un numero assolutamente incredibile quando ha scavalcato Fabian Cancellara che gli era caduto davanti, e sopratutto ha vinto di nuovo la maglia iridata in un mondiale, quello di Doha, che era probabilmente il percorso più adatto ai velocisti che si sia mai visto, sconfiggendo gente teoricamente più adatta di lui che, se dovessimo classificarlo (ma non puoi classificare un talento del genere), sarebbe un corridore molto veloce capace di resistere anche sul pavé e sulle salite più brevi.
Nico Rosberg. Appare quasi impensabile che un campione della Formula 1 opti per il ritiro subito dopo il trionfo iridato. In realtà Nico Rosberg non è da solo, anzi, è in ottima compagnia, con Alain Prost e Jackie Stewart, ma sicuramente la scelta del campione tedesco sorprende, ma è ampiamente giustificata dalla voglia di stare vicino alla sua famiglia dopo anni di dedizione per "scalare la montagna" del successo in F1, come ha spiegato lo stesso figlio d'arte. Tra l'altro non è neanche l'unico quest'anno ad aver abbandonato al massimo del successo personale e della popolarità, anche se in questo caso usciamo dal semplice ambito sportivo.
I Seattle Sounders vincono la MLS Cup. Al due di luglio i Seattle Sounders erano ultimi in classifica nel Supporter's Shield, avevano appena licenziato Sigi Schmid, l'unico allenatore della loro storia in MLS, e stavano per perdere Captain America Clint Dempsey per un aritmia cardiaca. In pochi mesi grazie alla nomina dell'ex vice Brian Schmetzer e all'acquisto di Nicolas Lodeiro, la squadra con la maglia più figa del mondo si è laureata vincitrice della MLS Cup dopo aver portato il Toronto FC di Giovinco ai rigori dopo una gara di puro catenaccio. Una rimonta che ha dell'incredibile anche grazie alle giocate del rookie più decisivo di sempre (Jordan Morris) e a dei ragazzi che hanno mostrato una forza mentale prima che tecnica assolutamente spaventosa.
Il Giro d'Italia 2016. Non si vedeva da molti anni una Corsa Rosa così divertente ed emozionante. All'inizio dell'ultimo weekend la gara sembrava ampiamente nelle mani di Steven Kruijswijk, fino ad allora sorprendente dominatore, ma poi è avvenuto l'impensabile, sottoforma di caduta, nel ghiaccio, per l'olandese sulla discesa del Colle dell'Agnello. Kruijswijk ha continuato la sua gara stoicamente, ma ha dovuto abbandonare non solo la maglia, ma anche il podio. Alla fine, con una strepitosa ultima tappa, Vincenzo Nibali si è ripreso il sigillo del successo, che tutti ad inizio Giro immaginavano gli sarebbe spettato.
Curry vs OKC. Ok, Curry ha avuto grossi problemi alle Finals e non è stato estremamente decisivo. Ma non scordiamoci mai che questo baby faced assassin è una delle armi offensive più imprevedibili che si siano mai viste. Ha una fiducia nel suo tiro spaventosa e questo gli permette di provare, e mettere, tiri che tentati da chiunque altro sarebbero solamente causa di minuti e minuti sul pino. MVP all'unanimità, anche grazie a quella fenomenale gara contro i Thunder, chiusa con quel canestro inimmaginabile all'Overtime, che ha realmente fatto il giro del mondo. Al di là delle critiche, sempre giuste, godiamocelo questo giocatore perché è un patrimonio dell'umanità.
Ma le reali padrone dell'anno sportivo sono state le Olimpiadi di Rio de Janeiro, che come al solito hanno regalato imprese, delusioni e molti, moltissimi momenti da ricordare.
Adam Peaty e i 100 rana. Adam Peaty, britannico originario delle zone vicino Stoke, è l'unico uomo nella storia dell'umanità ad aver nuotato due vasche lunghe a rana in meno di cinquantotto secondi, e lo ha fatto per tre volte in carriera. Due di queste volte sono arrivate nel giro di un giorno, prima nella semifinale e poi nella finale olimpica della specialità. Nessun nuotatore nella storia si è mai avvicinato alle imprese di questa macchina perfetta, materia per cantori di capacità ben superiori alla mia. Prima o poi è probabile che qualcuno batta questi tempi, ma quel giorno non dovranno assolutamente essere rivalutate le sue imprese, perché comunque lui resterà per sempre il pioniere di questi tempi assurdi, essendoci arrivato molto prima di chiunque altro.
Le ventisei medaglie d'oro olimpiche di Michael Phelps. Non abbandono il mondo del cloro per passare a raccontare del più grande di sempre. Lo squalo di Baltimora, l'uomo che divorava i record, colui che si nutre di medaglie, preferibilmente del metallo più pregiato. Michael Phelps è tornato da un ritiro e da qualche problema con la legge per chiudere una carriera oltre la stratosfera con le ultime medaglie olimpiche. Per dire, una delle poche sconfitte arrivate per lui l'ha subita dal singaporegno Schooling che fino a pochi anni prima aveva il suo poster in camera.
Gli addii di Fabian Cancellara e Bradley Wiggins. Due leggende del ciclismo hanno scelto Rio De Janeiro per dare il loro ultimo saluto allo sport che li ha resi famosi, e lo hanno fatto onorandolo fino alla fine: Fabian Cancellara vince la cronometro individuale maschile e poi scoppia a piangere dalla gioia, mentre Sir Wiggo, l'uomo più affascinante ad aver mai messo piede su un pedale, vince l'inseguimento a squadre e poi si comporta come solo Wiggins si può comportare. Due divinità.
Almaz Ayana. C'erano molte poche persone allo Stadio Olimpico di Rio de Janeiro quando Almaz Ayana ha vinto la gara olimpica dei diecimila metri. Un vero peccato perché l'atleta etiope è riuscita nell'impresa stratosferica di battere uno di quei record mondiali dell'atletica che sembravano imbattibili, quello della cinese Wang Junxia, scomparsa dal mondo dell'atletica pochi mesi dopo come quasi tutte le altre allieve del discusso allenatore Ma Junren, ai campionati cinesi del 1993 forieri di grandissimi risultati (con molte ombre).
Katie Ledecky. A diciannove anni Katie Ledecky può già vantare cinque medaglie d'oro olimpiche, quattro delle quali conquistate in quest'ultima edizione. Se non fosse per un altrettanto straordinaria Katinka Hosszu la ragazza di Washington sarebbe la signora assoluta della vasca, ma vista la differenza d'età con l'ungherese il passaggio di consegne dovrebbe avvenire a breve. Tra le altre cose detiene anche tre record del mondo, tra cui quello degli ottocento metri assolutamente polverizzato nella piscina di Rio.
Simone Biles. Anche lei ha diciannove anni come la Ledecky e anche lei ha dominato la sua specialità a Rio con quattro medaglie d'oro. Fisicamente di un altro pianeta rispetto alle avversarie, ipercinetica fin da piccola, Simone è un compendio perfetto del manuale della perfetta ginnasta. Nessuna è mai arrivata alle sue altezze con la sua grazia e la sua pulizia di stile.
I due ori di Niccolò Campriani. Se il tiro a segno fosse una disciplina con anche solo un minimo di popolarità nel nostro paese, probabilmente Niccolò Campriani sarebbe l'uomo copertina del nostro sport. Quello che il toscano però rappresenta al momento è solamente il fallimento del sistema sportivo italiano: un fenomeno del genere per mettere in mostra il suo reale talento ha dovuto abbandonare la sua compagine militare per andare negli States e studiare, oltre che per affinare le proprie capacità. Due medaglie d'oro per lui nelle Olimpiadi di Rio, e finalmente anche noialtri abbiamo iniziato a conoscere la simpatica faccia del tiratore fiorentino.
Le prime medaglie d'oro. Isole Fiji, Singapore, Porto Rico e Kosovo non avevano mai vinto nella loro storia una medaglia d'oro olimpica, almeno fino a Rio, dove tutte queste nazioni (con il Kosovo in pratica all'esordio a cinque cerchi) hanno potuto festeggiare una medaglia del metallo più pregiato. Le Fiji hanno dominato, nel vero senso della parola, le avversarie nel rugby a sette, dando spettacolo come il Brasile è solito darne nel calcio. Majlinda Kelmendi ha confermato di essere la più forte al mondo nei 52 kg femminili del Judo costringendo la nostra Odette Giuffrida all'argento. Monica Puig, numero trentacinque al mondo, ha sbaragliato a sorpresa le grandi del tennis portando a casa la medaglia per la sua Porto Rico, mentre il già citato Joseph Schooling ha anticipato di pochi centesimi il suo idolo Michael Phelps nei cento metri delfino conquistando il primo storico alloro per la città-stato singaporegna.
il record del mondo di Wayde Van Niekerk. Probabilmente ancor più della terza tripletta olimpica di ori per Usain Bolt, la vera impresa dell'atletica maschile a queste Olimpiade va ricercata nell'oro con record mondiale di Wayde Van Niekerk, l'unico uomo al mondo a correre i cento sotto i dieci secondi, i duecento sotto i venti e i quattrocento sotto i quarantaquattro nei quattrocento. E proprio in questa specialità batte il record di Michael Johnson che resisteva da Siviglia 1999 sparando un irreale 43"03 che lo proietta immediatamente nell'Olimpo dei superuomini e sulla copertina di questi giochi olimpici.











