Dove andrò a finire io senza di te? Su e giù, su e giù sui fottuti cornicioni dello stupido tetto di un cazzo di ospedale. Ma poi, è davvero tanto difficile morire? È davvero così impegnativo? Dove sei anima mia. Così lontana, laggiù tra le automobiline piccolissime e le persone-formiche, laggiù sotto sotto sette piani sotto. Devo buttarmi per raggiungerti? […] D'improvviso scende dallo spalto, scende. Senza tanti ragionamenti, cazzo, la vita non sta lì a ragionare, la vita ti butta fuori da una fica e ti lascia a gridare fino a perdere la voce, la vita vuole che piangi, che strilli, la vita è avere fame, freddo, sonno, sentirsi soli, la vita è mangiare, addormentarsi, scaldarsi contro il corpo di un altro. La vita ti butta giù dal tuo liquido amniotico e dal tuo cornicione sudicio e ti fa scendere un metro sotto, su un pavimento solido, a piangere, a lottare per respirare. Ho perso il tuo corpo, le tue labbra, cosa mi rimane? Non mi merito nessun'altra possibilità, nessun'altra. Sono stato io a dirlo, lo so. E non te la chiederò. Però la voglio lo stesso, tutto quanto c'è di vero in me la desidera, ogni mia cellula, ogni centimetro di pelle vuole la tua pelle. Non posso vivere senza di te. Non posso morire senza di te.
Lividi, Annick Emdin









