Parliamo di: Lettera a un bambino mai nato. Un racconto sempre attuale
"Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? Come faccio a intuire che non vuoi essere restituito al silenzio?"
Un po' di cenni storici.
Lettera a un bambino mai nato è l'opera che consacra Oriana Fallaci come scrittrice. La donna, dotata già dalla tenera età di un carattere forte e deciso, fin dall'adolescenza prende parte attivamente alla vita pubblica, unendosi al movimento della Resistenza Partigiana, divenendo in tal maniera testimone oculare degli orrori della guerra. Il suo vigoroso impegno viene ricompensato con un riconoscimento da parte dell'esercito. Con il passare degli anni, in seguito al conseguimento degli studi classici, si interessa al giornalismo e diviene reporter all'inizio degli anni Sessanta. Comincia dunqua a girare il mondo, interessandosi alle condizioni della donna nei paesi d'Oriente, agli scenari della guerra in Vietnam, arrivando inoltre ad intervistare la NASA in occasione del lancio dell'Apollo 11. A partire dagli anni Settanta si dedicherà alla scrittura, toccando i temi più disparati, concentrandosi tuttavia maggiormente sull'Islam radicale che diventerà la sua più grande battaglia fino al 2006, anno della sua morte.
Lettera a bambino mai nato viene pubblicato nel 1975, anno cruciale in Italia per quanto riguarda la tematica dell'Interruzione di gravidanza. Divenne subito un Best-Seller
In quell'anno infatti la Corte Costituzionale nella sentenza n.27 dichiara il ricorrere all'aborto un diritto, sebbene non in modo universale. Nel 1978 infine entra in vigore la legge 194 che consente alla donna l'interruzione di gravidanza nei primi novanta giorni di gestazione.
Il decreto tuttavia non trova accordo tutt'oggi con la dottrina Cristiana, che condanna l'aborto anche nel primo periodo di gestazione, considerando che la vita inizi al momento stesso del concepimento.
La trama.
Il racconto, che sembra essere un colloquio intimo tra la protagonista e un invisibile interlocutore comincia con la scoperta dell'esistenza di una nuova vita, nascosta nel grembo di una giovane donna in carriera senza marito. Per questo motivo di scandalo agli occhi della gente.
In seguito a una lunga riflessione sul dare o negare la vita, segue un'attenta analisi su tutto ciò che attende il nascituro: una realtà a tratti terrificante, presentata da vicino, con gli occhi di una minoranza, di una donna malvista perchè cerca di ribellarsi alla società che vive, retrograda e per certi versi molto simile a quella contemporanea.
Ne esce un ritratto distorto dell'esistenza, forte e senza scrupoli che travolge la protagonista e il suo bambino in un susseguirsi insesorabile di eventi che portano a una sola conseguenza, una sola costatazione: la vita non muore.
Pareri personali.
Questo libro si compone essenzialmente di disarmante sincerità. Aiutata sicuramente da uno stile semplice e vicinissimo al parlato e da un lessico non troppo riservato, capace di fornire immagini suggestive al lettore, l'autrice racconta una storia eccezionale che tuttavia ha dei tratti comuni, vicini a noi, i cui protagonisti potremmo senza alcun problema essere noi. La Fallaci nel suo racconto presenta una donna lontana dagli stereotipi dal carattere forte e talvolta perfino arcigno.
Lettera a un bambino mai nato è un urlo all'emancipazione: libertà e diritto alla vita, le due tematiche su cui ruotano tutte le riflessioni di cui si compone, sono trattati con toni intensi e toccanti, ma allo stesso tempo alla portata di tutti. Il romanzo racchiude in poche pagine l'essenza di una vita, delineandone minuziosamente tutte le sfaccettature, ma che al tempo stesso si presta a molteplici interpretazioni.
Particolare attenzione viene data alla descrizione delle emozioni della protagonista, riportate in una maniera così verosimile da sembrare palpabili a chi legge.
Il lettore stesso è inoltre obbligato a confrontarsi con una tematica spesso aggirata, indice di svariati contrasti e riflessioni riguardo al rapporto tra scienza ed etica.
L'interruzione di gravidanza è un argomento piuttosto controverso e ogni caso è a sè stante e questo non può che impedire una netta presa di posizione a favore o contro.
La Fallaci racconta nel libro esattamente questo dilemma, con la semplicità e la delicatezza che non possono lasciare il lettore impassibile. L' opera è in sè un inno alla vita e soprattutto alla libertà di scegliere con consapevolezza di sè stessi e della propria esistenza. Una lettura che a mio parere andrebbe fatta sui banchi di scuola.
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