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Ciclamini e felicità
Ci sono infanzie che profumano di terra umida e mani fredde.
La mia ha il colore dei ciclamini.
Arrivavano così, tra foglie cadute e sentieri stretti, nascosti come piccoli segreti del bosco. Non li cercavo davvero. Li trovavo. E ogni volta era come scoprire un tesoro che esisteva solo per me.
Mi chinavo piano, quasi per non disturbare il silenzio. Le dita affondavano nel muschio con quella cura istintiva che hanno solo i bambini quando sentono di fare qualcosa di importante. Il gambo sottile tra le mani, il cuore che batte un po’ più forte. Non era solo un fiore. Era una missione.
Poi il ritorno a casa, con il pugno chiuso per proteggerli dal vento. I petali appena sgualciti, ma ancora fieri. E il momento più grande: porgerli alla mamma. Nessun nastro, nessun vaso elegante. Solo un gesto semplice, pieno di tutto.
Lei sorrideva. Sempre.
E in quel sorriso c’era una magia che allora non sapevo nominare: la scoperta che si può regalare felicità con quasi niente.
Oggi i ciclamini li incontro altrove. Nei vivai, sui balconi ordinati, tra vasi perfetti e stagioni che scorrono veloci. Sono bellissimi, sì. Ma dentro di me restano ancora quelli raccolti nei boschi. Quelli con la terra sotto le unghie, le ginocchia sporche e il cuore enorme.
Perché certi fiori non crescono solo nei prati. Crescono nella memoria.
Li amo perché sono fiori che parlano piano, ma restano a lungo. Hanno petali sottili, piegati all’indietro come piccole ali, foglie che sembrano cuori dipinti a mano. Sono la bellezza fuori stagione, quella che arriva quando meno te l’aspetti.
Non sono fragili come sembrano. Resistono al freddo e al tempo, ma conservano una delicatezza ostinata. Non sono fiori da esibire: sono fiori da vivere. Da tenere vicino. Hanno qualcosa di domestico, quasi confidenziale, come una tazza calda tra le mani.
Per me raccontano affetto sincero, amore timido, protezione.
Legami profondi, silenziosi, veri.
Forse è per questo che continuo a fermarmi davanti a loro. Non solo per nostalgia, ma perché ogni ciclamino è un ponte invisibile tra quello che ero e quello che sono.
E ogni volta che li guardo, attraversarlo diventa facile.
Basta un fiore.
E torno a casa.
















