Lavorai un’estate intera mettendomi i soldi da parte perché a settembre avrei dovuto viaggiare con te. La prima destinazione sarebbe stata il lago di braies, uno dei miei tanti sogni. Ricordi? Ci speravo così tanto che avevo già messo su una playlist per il viaggio e a farci da colonna sonora sarebbero stati Ghali, Mahmood, Alessandra Amoroso, Fulminacci, Boomdabash, Noemi… avremmo perso la voce a furia di cantare, avremmo vissuto mille avventure come in tutti quei viaggi che ci siamo fatti in giro per l’Europa: il Pullman per sette ore, l’auto in panne sull’autostrada per l’aeroporto, la paura di perdere l’aereo, le catene alle route per la neve che avremmo incontrato, le foto, i baci, le cartoline scritte a mano. Ora, invece, nella tua playlist di Spotify non compaio più. Non ci sono le canzoni che cantavo nella tua micra del ‘98 che hai sostituito con una Mercedes nuova di zecca, non ci sono gli aerei prenotati ogni 15 giorni, non c’è più la paura di non riuscire a vederci, non c’è più un pacco da spedire, un regalo da fare a distanza, una sorpresa, il godersi l’attesa di un momento perfetto. Mi hai lasciata con una maglietta rossa, qualche lettera scritta a mano, un uovo di pasqua marcito, un pupazzo gigante che ingombra la stanza, un mucchio di bugie accampate che raccontano di come tu mi abbia sostituita con un’altra senza pensarci più di tanto. Sono di nuovo sola e sto cercando di reimparare a respirare nuovamente con una sola bombola d’ossigeno, un solo polmone, un solo cuore, una sola anima in grado di sopportare tanto ma che non riesce più a godersi nulla. Chissà se un giorno s’abituerà a tutto questo amore a metà. Ti odio da morire per avermi salvata e poi uccisa.