"Avrei voluto che qualcuno fosse venuto da me, mi avesse preso la mano e mi avesse detto, Chiara stai mentendo, non sei felice affatto, non stai bene affatto, non sei affatto quello che vuoi mostrare. Quando ho iniziato a scrivere, lo facevo per me, perseguivo un fine egoistico, mi sfogavo. La scrittura mi faceva da filtro, come se mi lavassi, era una doccia emozionale senza acqua, come buttare tutto nello scarico e poi tirare lo sciacquone. Liberatorio. Ad un certo punto, stavo talmente male che non riuscivo a buttare giù nemmeno mezza frase, blocco, totalmente paralizzata. Nella vita e sulla carta. Non mi uscivano le parole, come se il mio ingranaggio fosse bloccato. Un giorno, ho cominciato a scrivere di nuovo, dopo aver letto, tanti libri, tante storie, tante frasi. Quel giorno ho capito che la scrittura serve a noi, nel momento in cui serviamo a qualcosa, è come uno scambio di favori. Niente di trascendentale, semplicemente mi ero resa conto che intorno avevo altre persone, e che a stare male non ero solo io, anzi, ero una dei tanti. Così ho compreso che scrivere è anche un po' aiutare, chi è sulla nostra stessa strada, chi non sa dove andare proprio come noi, chi è a un bivio ma ha una paura folle di sbagliare, chi non sa che fare, o chi, infine è solo, e non vede altro che la propria solitudine. Quel giorno ho deciso di togliermi una maschera, ognuno di noi ne indossa una, ho lasciato la mia in riva al mare e quando sono tornata a casa ero un'altra persona, forse meno forte, ma senz'altro più sincera.
chiaralovelyg















