L'inverno e il suo vento
Oggi è arrivato il vento dell'inverno, quello che secca l'aria dell'aia, quello che le galline stanno strette, quello che ci si deve scaldare anche con la pelle nei letti.
È il tempo dei fortini fatti di lenzuola e coperte, del rinfocolarsi per amore e per necessità. Quasi i sessi fossero acciarini cui legare la sopravvivenza.
Ci si scalda per sfregamento, per frizione, per il collimare delle carni nelle carni, mentre fuori il vento asciuga la rugiada per farne brina. Lo senti sulle persiane, nelle pergole nei giardini che piangono l'abbandono della stagione.
Bello quel piccolo spazio lungo il Naviglio, con l'erba incolta piegata dal freddo. Quasi da farne un giardino d'inverno con un gazebo di cristallo, dove farci l'amore e il sesso, dove prendere i raggi di sole per illuminare quel che accade, rendere gloria alla vanagloria della vanità dei corpi.
Affonda e scalda nel tepore del corpo, il vecchio, il padre, il giovane, la sarta, la comare, la bibliotecaria. Imposizione viziosa, dell'inverno e del suo vento.
















