Architettura di Von Neumann in 4 semplici slide. Anche oggi abbiamo aiutato il grande Elvis! 💪😎 #vonneumann #calcolatori #computer #informatica #architetturadivonneumann https://www.instagram.com/p/CA4oxUnI1PO/?igshid=hexhvr9vayzf

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Architettura di Von Neumann in 4 semplici slide. Anche oggi abbiamo aiutato il grande Elvis! 💪😎 #vonneumann #calcolatori #computer #informatica #architetturadivonneumann https://www.instagram.com/p/CA4oxUnI1PO/?igshid=hexhvr9vayzf
Me voy a clases con #luisrosado @museovostell et apres #nickcaveandthebadseeds #yourfuneralmytrial #vonneumann #lateoriadejuegos no #stricktlyvynil pero es una edición muy chula con DVD #legrandjeu #lasendadelolivo https://www.instagram.com/p/CAdOWDDJK7j/?igshid=1wfvyegn970yo
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vonneumann - NorN - prog-skronk with a dash of hip hop, from Italy
NorN is the new album from vonneumann, the ninth, to be exact. NorN is a tribute to one of the most famous errors in lexicography: the ghost word "dord". Since vonneumann contains many Ns in its name, we liked to play around with symmetry, substituting the Ds in dord with our Ns. NorN is our funk album. NorN is an accidental creation. NorN is a record which talks about errors: syntactic, calligraphic, digital, lexicographical, semantic, algorithmic, rhythmic; anyhow pertaining to communication. on this record vonneumann plays: drums, drum machines, guitars, bass VI guitars, analogue & digital synths, trumpets, cellos, digital sequencers. written, arranged, recorded and mixed by vonneumann mastered by Justin Perkins, Mystery Room Mastering scribbles by Anastasia Virgillito lettering, layout and design by Valerio de Luca
Qualche tempo fa vi avevo parlato dei Vonneumann. E' di oggi la notizia di un'interessante novità che, senza bisogno di essere Thom Yorke, scardina un po' di modus operandi tipici del mercato discografico. E' fr, bassista e non solo della band, a spiegarmi bene di che cosa si tratta. "E' una serie di releases dedicata solo agli iscritti alla nostra mailing list". Ma quella che potrebbe sembrare una comunicazione di servizio con tanto di plin plon all'inizio e alla fine, è una novità molto meno fredda delle apparenze. "La serie si chiamerà |n|, da leggersi "modulo n" o "mod-n", e non circolerà nei circuiti canonici: nessuno dei circuiti canonici, on-line o meno. Saranno delle uscite gratuite dedicate esciusivamente ai nostri amici/fan". Laddove quindi anche il più intransigente degli outsider finisce per cedere alle leggi del mercato (quanti titoli "solo in musicassetta" sono in rete già prima di arrivare a chi li ha ordinati?), qui si vuole tentare un esperimento concreto. Un dialogo, che nulla ha di che spartire con l'elemosina del crowdfunding, che darà vita a una condivisione in formato digitale. Solo in un secondo momento, il materiale che raccoglierà maggior "successo" verrò stampato anche su copia fisica - in edizioni limitate disponibili al solo costo di stampa. Assai probabilmente, se un'idea del genere fosse venuta ad Aphex Twin o a chissà chi a quest'ora avremmo pagine e pagine di buzz mediatico in ogni dove. Purtroppo - o per fortuna - i Vonneumann (specie i primi, quelli cattivissimi, poi sono diventati quasi noti) fanno ancora parte di una nicchia dura e pura. Quindi, assai probabilmente, ne sentirete parlare solo qui oppure vi inviteranno a prenderne nota tra le notizie dei giornali di musica "avanti" - ma il bello dell'essere realmente indie (ossia indipendenti) è anche questo no?
la libertà che ricordavo.
Quindici anni, quattro dischi, un EP e un demo. Sparuti concerti spesso carbonari, tant'è che la leggenda vuole che alcuni siano convinti di averli visti ma in realtà non è così. "Non eravamo noi - mi dice Fabio Ricci, basso e non solo dei Vonneumann, la prima volta che lo incontro quando gli porgo i complimenti di un amico - Veramente è da un po' che non suoniamo dal vivo. Anzi, credo che Vonneumann non abbia mai suonato lì". Solito caleidoscopio di etichette indipendenti che, di volta in volta, li presentano come fiore all'occhiello di un genere che non si sa nemmeno come descrivere. "Vonneumann sound", lo definì Dionisio Capuano sul #13O di Blow Up di cinque anni fa. Direi che rende, quanto meno nella sua ironica idea di soverchiare le regole del (impro)rock più underground che esista. La storia del gruppo, senza bisogno che vi leggiate la biografia, è fatta essa stessa di nonsensi e caos controllato, di ingenuo e ostinato sorvolo di quelle che sono le regole del mondo musicale - vi basti sapere che i Vonneumann sono solo i vecchi Arborio con intenzioni diverse, un po' come se i Beatles avessero cambiato il loro nome con "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band". Così il quartetto decide di non "esibirsi" o quanto meno di non "sovraesporsi", ma essere i principali artefici della propria anti-celebrità: un solo video (Posterioni, vedetelo), pochissime foto, sempre sfocate o sullo stile sobrio dei Fugazi e una selezione certosina dei luoghi di promozione. Un metodo di lavoro desueto ma assai efficace, per non trovarsi accerchiati prima e assediati poi da tutta quella gente che pretende di venirti a vedere dal vivo, non a sentire. Perché quando i codici free della loro musica vengono palesati, in ogni forma, comunque sia in un'atmosfera privata, quasi élitaria, non si può restare imbambolati ad aspettarsi le pose.
"Si può fare tutto" (bof)
Con una strumentazione oserei dire più zappiana che zorniana (laptop, clarinetto, tromba, violoncello, piano, synth e cibori vari si uniscono al classico assetto chitarra/basso/batteria), ci si deve muovere in punta dei piedi prima di azzardare un qualsiasi parallelismo ("Ma in verità neanche tanto...", mi silura Fabio quando azzardo timido un ZU), stando attenti alla reazione a catena imprevedibile che si potrebbe sviluppare nella propria autostima, un passo falso verso la comprensione dell'entità Vonneumann e tutto potrebbe saltare all'aria. Sembra uno scherzo, ma in realtà non lo è. Non è così per i gruppi rock (diciamo) canonici, men che mai lo è per chi si diletta in impro-post-avant-art-rock. So di gente che li ha associati ai Calexico, e poi ovviamente gli ha messo "4". Ma se riesci a imboccare il canale giusto ringrazi dio, ma soprattutto ti chiedi perché ci sia sempre bisogno degli esempi per essere compresi. I Vonneumann ti fanno riguadagnare invece entusiasmo su quanto possa essere avvincente ed emozionante la pratica caparbia del fai da te, perché è quello che li senti fare da quindici anni: essere sé stessi. Senza l'estetica idiota dei Residents e senza il microfono in bocca di Mike Patton, perché forse non ne hanno bisogno. Eppure suonano, e suonano alla grande. In maniera radicale ma ragionata, mai a mille a l'ora e mai inutilmente a più non posso, suonano, mentre la testa ti si riempie di tutti quei pensieri che l'attitudine cacofonica della metà dei progetti free (che tanto è free, quindi vale tutto) non ti permette anche solo di ipotizzare. Dopo i cinque minuti quasi sei di Stabilo Bimmago, ti accorgi che il cervello si è lasciato andare ai pensieri più disparati: gli Shellac, la Teoria del Topo di Alain Resnais, un vecchio libro di Geoff Dyer, persino quella ragazza e la sua t-shirt dei Tool, una roba di cui certo ti stupiresti o ti vergogneresti di confessare se ti trovassi in altra compagnia.
"Volume per cercare emozioni in controtempo" (dj)
Qualcuno la chiamerebbe trascendenza. Qualcun altro catarsi. Io, né l'una né l'altra, credo che rientri nel semplice vissuto personale del venire attraversato da una musica che riesca ad essere suggestiva oltre che complessa, pulsante e non solo matematica. Fu proprio Frank Zappa a dichiarare, nel lontano 1972, che: "Suonare bene genera nell'ascoltatore uno strano fenomeno: dopo un po' sembra liquefarsi e diventare parte stessa della musica". Non so quanto stesse fatto il vecchio Duca delle Prugne, ma non mi stupisce che stesse promuovendo proprio "Overnite Sensation". Groovey e morbido, con un insospettabile appeal commerciale nonostante le solite diavolerie di fondo. I dischi dei Vonneumann però non sono "solo pretesti per andare in tour", come ebbe modo di dire di Overnite il solito Scaruffi. Non immaginatevi una jam intesa come divagazione strumentale in cui passarsi la palla, concedersi a turno una parentesi e magari farsi una pippetta sul proprio strumento. I quattro, che tra le loro influenze più certe hanno i Godflesh, non sono sempre (stati) fluidi ed equilibrati. "L'invariante.tmp", autoproduzione in CDr del 2OOO, in tal senso è forse il loro lavoro più sbilenco e fuori fuoco. Se da un lato c'è la volontà di spingersi oltre, Istruzioni e L'Invariante Svizzero, dall'altro il ruggito lasciato da anni di militanza industrial di tre componenti su quattro (Gabriele Paone è l'escluso) fatica a scemare. Il titolo scelto, con l’estensione "tmp" tipica dei file temporanei sui computer, e la maggior parte dei brani spostano di continuo il baricentro verso un'attitudine post-industriale fatta ancora di clangori, metronomie e spore meccaniche. Un demo interessante, soprattutto se supportato dal valore amarcord che il suo ascolto suscita oggi, ma frammentario e acerbo.
"Il culto dello smarrimento" (,t)
Un buon margine di cambiamento inizia a trovare sfogo un anno dopo, quando, nel periodo forse più adrenalinico e creativo, i Nostri registrano e pubblicano l'EP “Pulcino angolare”. L'idea dietro è titanica. Un mini-album apripista di un quadruplo (!) CD in collaborazione con vari artisti e che li avvicini a umori inediti tra avant-rock e field recordings. Ovviamente (siamo in Italia, mica a San Francisco) non se fa niente. La musica che ne esce però è più compiuta e matura anche se più passatista (Bolella Tier la potreste spacciare come un inedito di Mats Gustafsson risultando quasi credibili), suonata e registrata meglio ma anche meno inquadrabile (Il Fotodominio sembra una versione da pub dei Genocide Organ), con le sperimentazioni in primo piano, rilevanti e stavolta per nulla settarie. Tanta disinvoltura e un po' di faccia tosta, spingono la Freeland Records (quella di Cardosanto, Laundrette e White Tornado) a metterli sotto contratto lasciandogli carta bianca. "Jaser/Lægo" (2002) viene così creato nello stesso periodo di "Pulcino". Il disco stacca in lunghezza il flusso giovanilistico del demo e aggiunge linfa alla cifra stilistica del EP, con un "concept" ai limiti dell'autismo: la dualità nella musica. Per assurdo, però, i contrasti dati dalle lotte tra melodia e armonia, cambi e stratificazioni, composizione e improvvisazione, creano i prodomi di quelle suggestioni di cui parlavamo. Dell suono che sarà. L'iniziale Alfa Offensivo e la mezzana The Death Metal e.p. meriterebbero da sole tutto il viaggio (la seconda anche solo per il titolo). Ma "Jaser/Lægo" annovera anche dei collaboratori esterni (Amanda Wiles e Shane DeLeon dei Rollerball; Ivan Antonio Rossi, poi al servizio di Bachi da Pietra e tanti altri) che danno al disco un'ulteriore mood post-canterburiano, nella sua accezione più freak.
"Meccanismi innocui, paradossi, epifanie". (fr)
Volendo trovare un difetto al primo full-lenght, è proprio la durata. Quanto potabile, viene reciso in “Switch Parmenide” (2OO6). Dopo una perentesi a base di colonne sonore teatrali, che di sicuro li porta a una maggiore sofisticazione compositiva. Nei suoi 4O minuti, attraverso un concept dedicato alla filosofia Eliatica e allo skateboard, emerge una vena progressiva a tratti glitch (Half Cab Segmento) a volte neo-psichedelica (One Foot Freccia Big Spin) o addirittura folkatronica (siamo nel 2OO6, i The Books hanno già sfoderato da poco quel piccolo gioiello che è "Lost And Safe" e i Matmos "Civil War") che mette da parte, o quanto meno doma, gli svarioni spericolati figli tanto dei Minutemen quanto del Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza. E' qui che iniziano e trovano l'apice i fondamentali di Vonneumann: gli ultimi due album, quelli che ne hanno forgiato la cifra stilistica e li hanno presentati al pubblico medio. Col successivo "IL De Metallo" (2OO9) sono perfino Disco Del Mese nella sezione Wave di Blow Up. Il gruppo applica una variazione ulteriore al proprio sperimentare, e riesce a destrutturarlo fino a bipartirlo: improvvisazione totale qui e composizione totalmente scritta nel successivo "IL De Blues" (2O14). A primo acchitto, potrebbero sembrare due monoliti insuperabili, ma in realtà creano un andamento che potrebbe piacere persino a John Zorn, il primo, e ai Karate, il secondo. O viceversa. Comunque sia, questa è una storia tanto recente che potrete analizzare da soli senza spostarvi dai siti dozzinali e dalle riviste alla deriva che affollano le vostre giornate (e quelle di tutti, del resto). Semmai, c'è da chiedersi se i Vonneumann possano essere in grado di affrontare dal loro angolo di mondo, etimologicamente hipster e genuinamente surrealista, il giudizio di quanti sono pronti a vedere spocchia e saccenza ovunque ci sia qualcosa difficilmente focalizzabile. E per una volta non si parla della stampa, ma di tutti quanti quelli che amano la concretezza delle cose solo per sopperire alla propria abissale mancanza di voglia di mettersi in gioco - e magari apprendere qualcosa di totalmente nuovo. Quella di chi, magari stuzzicato dalle loro vesti grafiche, vorrà anche provare a sentirli, e forse non ritroverà nessuno dei suoi punti cardine. Chi sa se allora riusciranno ancora a rimanere sé stessi. VONNEUMANN, per gli amici nn, è composto da (come nei fumetti): Fr – basso, tromba, samples, elettronica/laptop. t – chitarra, violoncello, piano, synth, elettronica/laptop, programming. Dj – batteria, percussioni. Bof – chitarra, clarinetto soprano/basso, oggetti, elettronica/laptop. Il sito ufficiale della band è www.vonneumann.net/wp/.
Arquitectura De Von Neumann
El nacimiento de la arquitectura Von Neumann surge a raíz de una colaboración en el proyecto ENIAC del matemático de orígen húngaro, John Von Neumann. Este trabajaba en 1947 en el laboratorio atómico de Los Alamos cuando se encontró con uno de los constructores de la ENIAC. Compañero de Einstein, Goedel y Turing en Princeton, Von Neumann se interesó por el problema de la necesidad de "recablear" la máquina para cada nueva tarea.
Los ordenadores con esta arquitectura constan de cinco partes: La unidad aritmético-lógica o ALU, la unidad de control, la memoria, un dispositivo de entrada/salida y el bus de datos que proporciona un medio de transporte de los datos entre las distintas partes. Un ordenador con esta arquitectura realiza o emula los siguientes pasos secuencialmente: 1. Enciende el ordenador y obtiene la siguiente instrucción desde la memoria en la dirección indicada por el contador de programa y la guarda en el registro de instrucción. 2. Aumenta el contador de programa en la longitud de la instrucción para apuntar a la siguiente. 3. Decodifica la instrucción mediante la unidad de control. Ésta se encarga de coordinar el resto de componentes del ordenador para realizar una función determinada. 4. Se ejecuta la instrucción. Ésta puede cambiar el valor del contador del programa, permitiendo así operaciones repetitivas. El contador puede cambiar también cuando se cumpla una cierta condición aritmética, haciendo que el ordenador pueda 'tomar decisiones', que pueden alcanzar cualquier grado de complejidad, mediante la aritmética y lógica anteriores. 5. Vuelve al paso 1.