Era un periodo esaltante per vivere a Città del Messico. Per citare le celebri parole di Bob Dylan, «la sera c'era musica nei caffè e la rivoluzione nell'aria». E c'erano anche feste sfrenate, durante le quali Weston si divertiva a vestirsi con gli abiti di Tina e a sbevazzare tequila, sfoggiando i suoi seni finti («con bottoncini rosa come capezzoli») e ostentando le sue «gambe con giarrettiere rosa in modo assolutamente indecente». Il fatto che queste buffonate «scioccassero» alcuni spettatori non faceva che accrescere il suo divertimento. Ma per quanto inebriante e liberatoria, la relazione della coppia si fece sempre più tesa. Come in ogni ambiente bohémien che si rispetti, insistevano entrambi di avere diritto ad altri amanti. Invece di eliminare la gelosia, questa soluzione non fece che aumentarla. Le numerose fotografie scattate da Weston a Tina mentre prende il sole, nuda, sull'Azotea sono magnifiche, infiammate di desiderio, ma il ritratto del 1924 registra le tensioni e le frustrazioni che covavano sotto una relazione apparentemente aperta e idilliaca. Con la sua commistione di intensità emotiva-sessuale e di ossessiva precisione tecnica, la descrizione data da Weston del modo in cui nacque il ritratto non ha eguali nella storia della fotografia: «Mi chiamò nella sua stanza e le nostre labbra si incontrarono per la prima volta dopo la notte di Capodanno. Lei si gettò sul mio corpo prono, premendo forte -forte - squisite possibilità - poi il campanello della porta suonò...». L’incanto si ruppe, ma la mattina seguente, sotto lo splendente sole messicano, Weston decise di fare un ritratto che avrebbe «rivelato ogni cosa, qualche cosa, della tragedia della nostra vita attuale». E fu cosi che Tina appoggiata contro una parete bianca - le labbra tremanti - le narici dilatate - gli occhi cupi come nuvole cariche di pioggia - mi avvicinai - le sussurrai qualcosa e la baciai - una lacrima le solcò la guancia - e allora catturai quell'istante per sempre - fammi vedere F.8-1/10 sec. filtro K 1 - pellicola pancromatica - quanto suona brutale, meccanico, calcolato - eppure quanto spontaneo e genuino in realtà - perché ho un tale controllo dei meccanismi della mia macchina che essa funziona rispondendo ai miei desideri - l'otturatore coordinandosi al mio cervello viene rilasciato in un modo tanto naturale quanto sarebbe muovere il braccio - sto cominciando ad avvicinarmi a un vero risultato nella fotografia [···] Il momento della nostra reciproca emozione restò impresso sulla pellicola d’argento - quelle emozioni furono liberate subito dopo - ci trasferimmo dal bagliore del sole sui muri candidi nella buia camera di Tina - la sua pelle olivastra e i suoi capezzoli scuri apparvero sotto una mantella nera - tirai il laccio...
Geoff Dyer, L'infinito istante. Saggio sulla fotografia













