Il primo ospite di questo nuovo inizio al Phobic è Wavefold, progetto musicale di Filippo Nunziale che vuole indagare la continuità tra elettronica ed elettroacustica. Questi i suoi canali: soundcloud.com/wavefold facebook.com/wavefoldmusic
seen from Singapore
seen from Russia
seen from United Kingdom

seen from Poland

seen from South Korea
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United Kingdom
seen from China
seen from United States
seen from China
seen from United States

seen from Malaysia
seen from Türkiye
seen from Singapore

seen from Thailand
seen from United States
seen from China

seen from United States
Il primo ospite di questo nuovo inizio al Phobic è Wavefold, progetto musicale di Filippo Nunziale che vuole indagare la continuità tra elettronica ed elettroacustica. Questi i suoi canali: soundcloud.com/wavefold facebook.com/wavefoldmusic
BLACK POP # RE-START
party di apertura: DEVIANT DISCO w/ WAVEFOLD live
Phobic Club # Via della Pila, 103, Marghera (VE)
#eurorack #octatrack #wavefold #lights #maxblinkenlights
#wavefold #analogue #analog #ModularSynth #eurorack #microbrute
RECENSIONE / Whiphand - Wavefold
Rock Contest Records - Strawberry records / 2014
Gli Whiphand sono un trio pugliese - Francesco Adduce (basso), Tony Bruno (batteria e voce), Gianni Ricchiuti (chitarra) - all’uscita con la loro opera prima, intitolata Wavefold, dopo il precedente EP, Mist, del 2013.
Il disco d’esordio si presenta come una miscela dotata di tutta l’energia di chi varca la soglia del privato, entrando sotto forma di disco nella produzione pubblica, mondiale di musica. Come la constatazione all’apparenza banale, quanto profondamente veritiera di Lou Reed, rende l’idea di chi necessita biologicamente di esprimersi: l’idea di avere qualcosa di importante da dire ed avere l’intenzione e la possibilità ferma di realizzarla.
Partendo da questo punto, sembra necessaria una constatazione. Il disco ha la freschezza dell’esordio, questa necessità, ma allo stesso tempo la freddezza cadaverica di uno stile palesemente di restaurazione. Come un cadavere appena giunto alla morte. Non per utilizzare un testo blasonatissimo, ma quando l’impertinente ed accorto Reynolds avvisa in una condizione storica generale, nel suo testo Retromania, una pervicace tossicodipendenza dal passato, l’orecchio e la mente devono essere accompagnati dall’attenzione. in questo caso l’attenzione si volge verso quel composito ed eterogeneo filone musicale che va da una parte sotto il nome di post-punk, dall’altra sotto quello di new-wave. I due generi si porrebbero come ideali estremi di una proposta musicale di un certo periodo che parte dalla fine degli anni settanta per giungere fino alle propaggini degli anni ottanta.
Come l’autore consta nella sua ultima opera, citando solo gli italiani, i fano-pesaresi Soviet Soviet come esempio di questa tendenza quasi museificante la marginalizzazione umana e musicale, della proposta in limine, quanto poi centrale e profondissima, di Joy Division, Section 25, Wire ed affini. Purtroppo occorre prenderne atto. Occorre prenderne atto per una tendenza che non esclude la qualità ed un gruppo che presenta buone qualità musicali. Senza cercare serragli tra recensori e recensiti, ma nella speranza di una circolarità critica e la vitalità di un dibattito.
Fuori da questa premessa che può sembrare stringente quanto chiarificatrice, il disco, in mezzo al rigor mortis stilistico, ha dei momenti di tremito che lo animano. Brani come Eleven, Lost, Falling, Arms e Whenever You Want sono animati da una forza e da una intenzione che sa farsi valere. Sarebbero potuti magari essere dei brani degni di nota in decadi passate. La metà finale del disco si pone come più valida, quasi ad una proposta futura, in cui le influenze esplicite (The Cure su tutti, avvisaglia per l’ingenuità di getto dell’ascoltatore-possibile critico del disco) tendono a vanificarsi e la personalità dei singoli emerge in un’unione interessante. Le strutture ritmiche sono marziali, ben congegnate con l’esile melodia delle chitarre, come si ritornasse alla bruma claustrale di Faith.
Ma come già detto in precedenza in altra forma, sembra di trovarsi in un omaggio a vari gruppi, una rimasterizzazione sonora di epoche passate, tutte operazioni certo degne, ma piuttosto stridenti nella realizzazione di un’opera propria. Con l’augurio che ciò avvenga in futuro, vanificando le constatazioni di chi ascolta, ingabbia e cesella i propri timpani a causa di generi oramai assurti a codici.
55/100
di Edoardo Manuel Salvioni
<a href="http://thewhiphanditaly.bandcamp.com/album/wavefold" data-mce-href="http://thewhiphanditaly.bandcamp.com/album/wavefold">Wavefold by The Whip Hand</a>
Facebook / Soundcloud / Twitter
Tracklist: 1. Intro 2. Like Water 3. Try 4. Eleven 5. Lost 6. Today 7. Falling 8. Arms 9. A 10. Whenever You Want
The Whip Hand - Try
escape wavefold - The Chemical Brothers - Hanna Soundtrack