Le cafard (Nostalgia del viaggio)
Questa poesia di Dino Campana è una delle prima da lui pubblicate, quando era uno studente a Bologna. Parla della cupa nostalgia del marinaio a terra, del legionario che per disperazione spara agli scarafaggi (cafard) del deserto. Il titolo è evocativo delle atmosfere dell’Africa francese e del francesismo avoir le cafard – essere depressi o melanconici – nato nelle colonie francesi dell’Algeria.
La prima parte della poesia diverrà poi nota con il titolo Barche amorrate. presente anche su questo blog.
Le cafard (Nostalgia del viaggio) Le vele le vele le vele! Che schioccano e frustano al vento che gonfia di vane sequele le vele le vele le vele… che tesson e tesson lamento con l’onda che sorda dismorza la sua volubile forza. Ne l’ultimo schianto crudele! Le vele le vele le vele… Ai venti, ai venti, presso l’augurale forma di che affacciato a le fortune l’inquieta prora ha il Sogno suo navale ah! Ch’io parta! Ch’io parta! E che un lontano giorno l’ultimo sonno in te laggiù dorma Genova sotto degli sfrenati archi marini dell’alterna tua chiesa azzurra e bianca dove una fiamma pallida s’infranca in arco eburneo a magici confini. Dino Campana, 1912
Schena musica il brano ad un impianto pop, con echi e riferimenti alla produzione anni ‘80 di Franco Battiato e, in generale, alla new wave. Le sonorità, dalla ritmica ai ritornelli cantati sono incalzanti, per riprodurre l’energia delle vele pronte a liberarsi.












