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(via https://www.youtube.com/watch?v=1Tu7d1RNggM)
..out of space to find another 👾 #singingvideo #coversinger #Prodigy #outofspace #whoisthis #kosmonautas #snapchatfilters #xfaxtor #everysummerhasastory #imbluedabadeedabadie #ufo #nso #singingcover #snapfilters (at Hot Records Studio)
That was more that perfect
@lileddie44 17 years of friendship and going #familia #xfaxtor #music #nycha #dreambig
I talent show e i concorsi letterari (quando rompono il cazzo e quando sarebbero almeno migliorabili)
Buongiorno dottore, posso accomodarmi? grazie.
Vorrei parlarle di un argomento che mi sfiora da troppo tempo, al punto di prendermi proprio a cazzotti: ho avuto la sfortuna di nascere con un debito di fantasia col mondo, e non so come restituirlo.
Vorrei poter dire “son nato con il sogno di diventare scrittore”, ma non ho tutta questa prosopopea nel poterlo affermare. Sopratutto in un periodo storico in cui, al pronunciare di quelle nove lettere, chiunque ti osserva con la tenerezza nello sguardo come se avesse di fronte un fanciullo alle sue prime parole.
Perché diciamolo,il sogno di scrivere un libro, negli anni è diventato sempre di più come un elemosinare inutilmente attenzioni da una società che non ha bisogno di ciò che vorresti offrire. Non è una mera questione del non diventare famoso, ma anche di opportunità e reale interesse verso una tipologia di forma artistica. Abbiamo più scrittori che lettori.
Dicono che sei esordiente, affermano tu non debba lamentarti molto ma farti le ossa. Bene, quale modo migliore se non quello di partecipare a concorsi letterari? Internet ne è pieno! basta andare su Google, digitare e scegliere tra oltre 100 nel database. Allora lì inizi a fare una discreta cernita. Inizi a scartare quelli esosi (“Rimborso spese di segreteria euro 30”, ammazza. Ditemi che bisogna fare che vengo a lavorarci io), quelli magari fuori dal proprio target espressivo, insomma fai una lista dei papabili. In cima solitamente ci sono quelli gratuiti, Dio benedica che ne esistano ancora. Iniziamo dalle modalità d’invio. Praticissime come una una tenda canadese da montare durante un uragano: 1) 8 copie della poesia/racconto (e Vabbè) 2) di cui solo una firmata (mh, ok dai.) 3) scarica la deliberatoria ( si ma mandamela nel caso poi dovessi vinc…) 4) compila e firma la liberatoria in cui acconsenti al trattamento dei tuoi dati secondo la legge sulla privacy 666 in cui cedi i diritti di lucro sull’opera, un quarto della tua anima e lo ius prime noctis al presidente di commissione fino alla settima generazione più tre gocce di sangue vergine ed una coda di rospo, tutto a titolo gratuito. 5) prendi la liberatoria e la copia firmata e chiudila in busta chiusa. 6) inserisci nel plico la busta chiusa e le poesie sfuse, chiudi il plico ma GUAI se metti il tuo nome, pena la squalifica più la scomunica in bolla papale e la crocifissione in sala mensa. 7) non spedire di raccomandata ma di prioritaria
Ma dico io, possono essere le istruzioni di un concorso più lunghe magari della mia stessa opera iscritta? Un concorso deve essere intuitivo, agile e di diletto. Se lo trasformi in un fardello burocratico togli tutto il piacere. A cosa servono tutte queste modalità di prevenzione da verginella che fa indossare al suo uomo tre preservativi, uno sopra l’altro? Nulla. Perché ovviamente se volessero barare, un modo si troverebbe sempre. Non metto in dubbio ci siano anche quelli che per la gloria virtuale o morale truccherebbero anche il risultato del torneo di calcetto dei propri figli alle elementari, quindi a che pro questa manfrina?
I premi, appunto, perché molto spesso non si vince altro che il piacere della nomina o di essere stati valutati da qualcuno che non sia il nostro partner o nostra madre (sperando le due cose non coincidano, Edipo docet). Tra i premi dei concorsi non a pagamento prevalgono quello con targhe e diplomi, personalmente li ho sempre apprezzati, meno quando tantano ad appiopparteli facendosi pagare salate spese di spedizioni celeri (non richieste), poi i premi in natura ( niente erotismo: buoni per comprare libri, prodotti locali, sculture e, sempre più di rado, robe aderenti alla letteratura come libri o economici e reader) e quelli in danaro. Questi ultimi solitamente se ne vanno pagando il biglietto che ti porta alla location della premiazione, quasi sempre situata nell’angolo di mondo più sperduto dove nemmeno google maps osa metterci satellite. Ah, perché ovviamente se non ti presenti, al 90% ti attacchi al… Calamaio e consegnano il premio ad altri. Ma a volte rischi anche che il tuo testo vincitore venga pubblicato da qualche parte. Giubilo in tutto il regno?no. Perché solitamente finirai in una raccolta disordinata di testi altalenanti al prezzo di 18 euro magari per cento pagine, che la gente comprerà solo per il proprio nome all’interno. E non è detto che non sia almeno obbligatoria l’acquisto di almeno una copia, per un prodotto che leggerete solo voi partecipanti. Mi correggo: che è fatto proprio per fare in modo che voi possiate smerciare le copie. Si può essere anche più fortunati: una bella pubblicazione in digitale per un sito che non conosce nessuno, la stampa del proprio libro in 5\10 copie; dove il tipografo farà carte false per fartene ordinare altre 20 a “prezzo vantaggioso” e alla fine pareggiare i costi facendosi pure pubblicità, se provate a resistere vi tirerà giù una storiella strappalacrime su come l’editoria sia in crisi ( e ti credo, fino a che ci saranno atteggiamenti di questo tipo), ma vi potrebbe capitare anche la rarità di un grosso premio in danaro… Che però non va a voi! Ma alla casa editrice che stamperà il libro (con rilegature e grafica che spesso…) e lo promuoverà (seeeeee…).
Ci sarebbe l’ultima classe di concorsi e premi, quelle delle case editrici big, le “serie”. Quelle che una volta all’anno si svegliano dal letargo e, come un padre afflitto dai sensi di colpa nei confronti del figlio, indice un concorsino globale: “hai un manoscritto nel cassetto?” Quante volte ho sentito questa frase, che oramai c’ho direttamente l’armadio in cui chiudervi pure il cassetto e la scrivania inclusa. Questa tipologia di concorsi solitamente sono simili a quello di natura musicale per giovani promesse: dietro mirabolanti pipponi a supporto dei gggiovani e del l’andergraund, si cela il solito festival di “mi piace” su facebook di amici e parenti torturati per giorni da una battaglia finale fatta di spam, in cui i poveri artisti si dannano l’anima a fare i testimonial e pubblicitari delle etichette a costo ZERO per il 98% dei partecipanti, perché ovviamente di tale guerriglia telematica ne beneficerà solo il vincitore, gli altri classificati avranno conquistato qualche bestemmia ed imbarazzi vari. In pieno stile talent show, lo schematizzare l’arte per avere ogni anno in maniera diligente: uno scrittore, una band, un cantante ecc ecc… Come se di per se fosse impossibile avere in un anno l’overdose di talenti e poi due anni di magra. Il programmare l’arte come fosse la colf che viene a pulirti la lettiera del gatto ogni giovedì pomeriggio. E sapete dove coincidono le due cose? In un unico punto: la pubblicità, il far parlare. Ciò che la maggior parte dei concorsi avvero non riesce a capire è che a nessuno realmente interessa della medaglia di per se, quanto la soddisfazione di essersi messi in gioco e di aver vinto qualcosa che faccia girare il proprio nome, se la notizia non appare nemmeno nella webzine locale, se almeno queste manifestazioni più meritocratiche non alzano la voce, all’artista cosa resta? Lo sperare di fare il botto su YouTube mettendosi inizialmente in ridicolo divenendo uno dei casi umani più condivisi dai social o avere la fortuna di avere un amico che se la cava con la regia e possa arrivare la botta di fortuna? Perché se è questo tutto ciò che hanno da offrire, l’artista viene lasciato solo. E per ogni artista al buio, ci saranno almeno altrettanti lettori ciechi e altri potenziali che non sapranno mai di esserlo. E, prima o poi, partiranno anche i talent show degli ascoltatori: ovvero tra migliaia di iscritti se ne troverà uno, l’unico, che entrerà ancora in un negozio ad acquistare qualcosa.
Has a great time helping the kids :) xxx #littlemix #liberia #perrieedwards #leighannepinnock #jesynelson #jadethirlwall #liberia #sportrelief #donation #wordup #singers #love #mixers #music #tattoos #piercing #hot #girlband #uk #xfaxtor #perfect #beauts