Oltre la questione meridionale, quella nazionale.
A una questione meridionale corrisponde una questione settentrionale. Questo è emerso ai pugliesi che hanno seguito lo streaming della direzione nazionale PD di ieri pomeriggio. Essì che le attese erano molte e alte, visti gli scambi di battute avute tra alcuni dei governatori del Mezzogiorno e il premier Matteo Renzi nei giorni scorsi. E invece, i lavori della direzione sono trascorsi senza clamori particolari. O meglio, i “messaggi in codice”, celati da una oratoria pacata e da sorrisi e accenni ad abbracci, sono stati colti.
Sull’edizione locale de La Repubblica di oggi, nelle prime pagine è stata pubblicata una sintesi della ricerca condotta dall’Ipres (Istituto pugliese di ricerche economiche-sociali) sull’andamento dei consumi nel lungo periodo fino al 2013. I dati di partenza sono quelli messi a disposizione dall’Istat. Gli esiti di queste ricerche sono drammatici, specie se si paragonano le abitudini di consumo dei pugliesi con quelle del periodo pre-Euro. Non è solo una questione economica ma di modifiche nelle abitudini di vita. E così, per fare solo un esempio, si nota come mentre nel resto d’Italia il consumo di pesce è aumentato del 15%, in Puglia del 6,9%. E siamo un territorio per tre quarti immerso in mare, il che è tutto dire in fatto di rinunce e limitazioni che i pugliesi si sono imposti in questi ultimi anni.
Quello che salta agli occhi, però, è l’aumento della spesa sanitaria che nel periodo in esame, dal 2001 al 2013 è aumentata del 20,1%. Chiaro sinonimo delle difficoltà che i pugliesi hanno nell’accesso ai servizi sanitari. Proprio di sanità ha parlato Matteo Renzi durante il suo intervento in apertura della direzione nazionale Pd di ieri: “Non è possibile - ha detto - che dal meridione ci sia una emigrazione al Nord per curarsi. Come non è possibile che i giovani del Mezzogiorno preferiscano università del Nord”. Mentre rifletto su quella che Renzi ha definito una “proliferazione universitaria”, rileggo i dati delle ricerche Ispres che parlano di un calo nella spesa per l’istruzione del 28,5%. Come conciliare questi due andamenti?
“Sono insediato da meno di trenta giorni” è stato l’esordio di Michele Emiliano, neo governatore della Regione Puglia, alla direzione nazionale PD. Subito dopo l’intervento di Vincenzo De Luca, tante volte menzionato e citato dal segretario Renzi, e oggi definito dal Corriere del Mezzogiorno come uomo di Renzi al Sud. Michele Emiliano, già magistrato, detto “il gladiatore”, che non perde occasione per ricordare a se stesso a ai suoi interlocutori la sua provenienza dai quartieri popolari di Bari, ha subodorato l’atmosfera e ha capito che è giusto così. E’ giusto mostrarsi accomodanti, dopo aver per giorni mantenuto uno stato di tensione utile a far giungere a Roma le problematiche del sud e della sua Puglia. Perché, se tanto è stato fatto e si può fare nell’immediato - per questo il segretario ha snocciolato un elenco di cose già depennate dalla sua agenda politica - molto resta da fare dal momento che è mancata una reale concertazione e condivisione con il Mezzogiorno delle politiche economiche. Perché non basta fare riferimento agli sforzi fatti per salvare l’Ilva se poi le attività tarantine chiudono una dietro l’altra quotidianamente. Non basta parlare dell’alta velocità se poi da Bari in giù non ci sono dei collegamenti ferroviari (e non parlo di alta velocità) accettabili. Non basta fare riferimento alla bellezza della città vecchia di Taranto, (mi si perdoni se insisto su Taranto) se poi il porto fatica ad avere una vita diversa da quella legata alla lavorazione dell’acciaio.
Negli ultimi vent’anni la questione meridionale non fa più parte dell’agenda di governo. Da un lato la questione settentrionale (nata sulla spinta della crescita della Lega Nord) e dall’altro la chiusura nel 1992 della Cassa del Mezzogiorno dicono una cosa chiarissima: la questione meridionale è un problema dell’Italia. Senza l’una, l’altra non ha futuro, e viceversa.










