Zweisamkeit è una delle parole più belle che abbia mai incontrato sulla mia strada. Peccato che in italiano non ne esista un corrispettivo.
anche per me..❤️
Esiste un antico mito greco secondo il quale in origine gli esseri umani sarebbero stati formati da quattro gambe, quattro braccia, due teste, due cuori e così via. Gli Dei li avrebbero poi divisi a metà e condannati da allora a cercarsi, rincorrersi e desiderarsi… tutto questo nel rischio di essere destinati l’uno all’altro senza mai riuscire davvero ad incontrarsi. Mi torna in mente una coppia di anziani conosciuta qualche anno fa in un ospedale di Napoli. Lei aveva i capelli bianchissimi e gli occhi color ghiaccio. L’età l’aveva resa elegante e le rughe le davano l’aria di chi ha tante storie da raccontare. Avrà avuto intorno ai settant’anni, forse ottanta ma ben portati. Gli acciacchi della vecchiaia l’avevano costretta lì, tra quelle bianche pareti intonate ai suoi ricci ordinati, ma dall’antipatico odore di disinfettante. Ricordo quel marito premuroso seduto su una sedia di fianco al suo letto, mentre le loro dita ossute si intrecciavano e le labbra si piegavano in affettuosi sorrisi. Ricordo anche un castissimo bacio, con bocche che si sfioravano a stento, eppure, credo, se mai ne dovessi ricevere uno simile almeno una volta in tutta la vita, mi sentirei la donna più desiderata del mondo. All’epoca ancora non conoscevo il vecchio mito dell’uomo dagli otto arti, eppure a vederli, quei due anziani signori sembravano davvero appartenersi: era come se lui soffrisse dei malanni di lei e lei trovasse la forza nella salute di lui. I tedeschi hanno una parola per tutto questo: Zweisamkeit. E poco importa se non avete idea di come si pronunci, perché certe parole in realtà andrebbero vissute e taciute, sentite e pensate, ma non urlate, né ostentate o svendute. Zweisamkeit è una parola così, di quelle da scrivere nel diario segreto quando hai quindici anni e da continuare a proteggere con lo stesso pudore quando ormai sei grande e sai come trattare le cose belle. Forse è per questo che in italiano neanche ci siamo sforzati di inventarla una parola per tradurre un concetto così: è il contrario della solitudine… e il contrario della solitudine non è la compagnia, né la folla; piuttosto Zweisamkeit è la sensazione di completezza che si prova solo in due, quando più che trovarsi, si è consapevoli di essersi ritrovati, perché io non lo so se è vera la storia degli Dei, né so se esista o meno un’anima gemella. Non so neanche se c’è una tessera che combaci perfettamente col puzzle di difetti che ho sempre creduto d’essere, eppure, signori miei, di una cosa mi sono convinta: si nasce per riempire la vita di qualcuno nell’attesa che qualcuno riempia la nostra. Siamo fatti per ispirare poesie e per fare carezze; per mandarci al diavolo e rubarci i baci, per possederci e appartenerci, scapparci e rincorrerci, e magari per trovarci un giorno con le dita ossute ad accarezzarci le rughe tra quattro pareti bianche dall’antipatico odore di disinfettante.













