molekularshik

Kiana Khansmith
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Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

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@the-clari
molekularshik
Negli ultimi anni, E. è probabilmente la persona che ho sognato più spesso. Nei sogni il nostro rapporto è più o meno sempre uguale, ma stanotte lo ringraziavo di cuore per aver aiutato jacopino il mio bambino dei compiti a risolvere le disequazioni, che io non ricordavo. Ogni tanto mi fa ridere il mio cervello
Perfect Sense (2011), dir. David Mackenzie
La luce grigia di Milano mi acceca. Ieri mi sono addormentata cullata dal suono sordo dei fuochi d’artificio, stanchissima. È già finita anche questa, e la fine si accompagna alla frustrazione nel constatare quanto le parole siano spesso inutili, imprecise o sovrabbondanti. Vi raccontiamo di un gatto, di un fiume, di un centro sociale, ed è già tutto così lontano e appiattito. Tenere in vita le cose morte è il mio esercizio preferito
Sono su un intercity, affianco a me due donne lavorano al computer. Penso che sono la prima femmina della mia famiglia a laurearsi e la prima ad andare a vivere fuori dalla casa dei genitori senza che questo implicasse sposare un uomo. Grazie antenate vi voglio bene, almeno questa è fatta
volevo scrivere qualcosa sul mio diario ma non ne ho molta voglia perché ho sonno. appunterò qui brevemente la gioia di oggi. enri e daniel mi sono venuti a prendere a forlì alle 8 del mattino e siamo andate a bologna: chiacchiere in macchina, cappuccino in autogrill; c’era tanto sole e tantissimo vento. mi hanno fatto molte domande. li ho accompagnati a fare delle commissioni. poi sono rimasta sola con enri, mentre daniel si tatuava. siamo andate in un mercato e abbiamo commentato dei fiori, mi ha detto di come ama le verdure fresche e che cucina vegano con ingredienti scelti. ho amato la sua precisione quasi ossessiva nel parlarmi di quanto conosce i computer, l’informatica e come dosa le spezie. poi abbiamo visto leo per fare la spesa insieme. ci ha guidate dal fruttivendolo pieno di insalate verdissime. poi daniel è tornato con la sua innocenza e abbiamo mangiato insieme. all’improvviso si è fatto buio, non sappiamo come ma erano le 7 di sera. abbiamo mangiato il gelato, bevuto il caffè, parlato di fata roba e mi hanno fatto capire tante cose. ho visto l’amore, l’urgenza dell’età, la scioltezza delle parole e le preoccupazioni nascoste. a un certo punto ho capito come mi somigliano: leo ha i ricci come me sulla nuca, enrico ha la dermatite e daniel si sente così fortunato per aver trovato enrico e quindi l’amore. vedo tanti pezzi di me in loro e come una madre sento perdere qualcosa di me ogni volta che sono felici. mi sembra di aver dato così tanto in questi anni che nessuno potrebbe davvero immaginarselo. vederne i frutti mi commuove, mi riempie e mi svuota in un movimento incomprensibile. daniel si è girato verso di me mentre camminavamo e mi ha detto che per lui sono sua mamma davvero. ho avuto una fitta al cuore. li ho accompagnati in giro per la città e gli ho parlato di antiche leggende. loro mi hanno curato come tre figli farebbero con una madre malinconica del loro affetto. pensavo di non poter averne, di figli, ma ho capito che ne ho già avuti. e spero di continuare ad averne per sempre. per averli poi “ intorno a me, tutti, come un muro…”
La belle noiseuse (1991), dir. Jacques Rivette
Taillée dans le rocher, Galerie des Cristaux, Montenvers
Passo in galleria Mazzini, dei ragazzi mi chiedono informazioni e mi accostano il telefono con Google translate aperto e la scritta “mi scusi, sa dove posso trovare dell’hashish?”
The long pink couch in Cy Twombly's apartment in Rome
Oggi è il mio compleanno e ho appena visto una postina sorridente consegnare la posta direttamente a un tipo in macchina fermo a un incrocio. L’Italia è il paese che amo
Ci sono conversazioni o piccoli momenti mentre si sta insieme che mi riempiono di una tale gioia che davvero non posso contenere. Ognuna delle persone che mi circonda riempie dei pezzi di me, e vedere col loro sguardo è il privilegio più grande. Essere dentro i loro occhi, specchiarci e lasciar fluire le parole, finalmente senza fatica, senza timore di non essere capiti, certi che succederà, ma che ci sarà sempre un dopo. Che ricchezza