Il nemico pubblico numero uno, Sante Pollastri
«Fu antica miseria o un torto subito
a fare del ragazzo un feroce bandito
ma al proprio destino nessuno gli sfugge
cercavi giustizia ma trovasti la Legge.» L.Grechi
Sante Pollastri, noto anche come Pollastro, è stato un criminale e anarchico italiano.
Non si conoscono esattamente i motivi per cui Pollastri divenne acerrimo nemico dei Carabinieri. Tra le ipotesi, vi è l'uccisione di un parente da parte loro: un cognato che con lui stava fuggendo dopo aver svaligiato un appartamento o quella di un fratello prelevato per presentarsi alla chiamata alle armi, sebbene gravemente ammalato, e poi morto in caserma.
Dal momento che Sante Pollastri non aveva fratelli, ma una sorella, l'ipotesi più accreditata è che la sorella di Sante, Carmelina, sia stata violentata da un milite dell'Arma: Pollastri, diciannovenne, avrebbe ucciso il carabiniere e si sarebbe dato alla macchia. Queste ipotesi non hanno trovato riscontro nei documenti e sono almeno in parte frutto delle leggende nate intorno al bandito in epoca successiva.
Secondo una versione della storia di Pollastri, il marchio di anarchico se lo sarebbe guadagnato in seguito a un episodio molto particolare. Uscendo da un bar, una sera del 1922, sputò una caramella amara al rabarbaro. Questa cadde vicino agli stivali di due fascisti, che interpretandola come una sfida lo picchiarono a sangue.
Durante il periodo della latitanza, Pollastri uccise diversi militi delle forze dell'ordine. Il loro numero preciso non è noto, ma Pollastri stesso si attribuì sette vittime uccise in scontri a fuoco. Tra questi, enorme clamore suscitò nel giugno del 1926 l'uccisione di due carabinieri presso Mede in Lomellina, e nel novembre dello stesso anno, di due poliziotti in un'osteria di via Govone, a Milano.
Famoso all'estero, Pollastri era pressoché sconosciuto in ambito nazionale (la censura fascista limitava fortemente la cronaca nera), salvo nel Nord Italia dove le sue gesta avevano grande risalto. Il suo nome divenne protagonista di racconti in cui la figura del bandito veniva mitizzata e ingigantita: uno dei più noti riguarda un maresciallo dei carabinieri che impazzì per la paura di fronte a lui.
Sante Pollastri incarnava la figura del ribelle all'autorità in un periodo in cui si stavano concretizzando una svolta autoritaria e il passaggio al fascismo: in questo senso divenne una figura eroica per il mondo anarchico e per i nascenti movimenti antifascisti.
«E dietro alla curva del tempo che vola
c'è Sante in bicicletta e in mano ha una pistola
se di notte è inseguito spara e centra ogni fanale
Sante il bandito ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche e lo sa la questura
Sante il bandito mette proprio paura
e non servono le taglie e non basta il coraggio
Sante il bandito ha troppo vantaggio.»
Col tempo si guadagnò l'appellativo di Nemico pubblico numero uno. La sua fama crebbe, sostenuta non solo dalle rapine e dai furti messi a segno (tra cui quello alla prestigiosa gioielleria Rubel a Parigi), ma anche dalla sua peculiare personalità che, si racconta, lo portava a compiere atti di generosità a vantaggio dei più poveri e degli anarchici latitanti.
Pollastri venne arrestato a Parigi nel 1927, ad opera degli uomini del commissario Guillaume (personaggio a cui Georges Simenon si ispirò per il suo commissario Maigret). Pare che Pollastri sia stato tradito da una confidenza di un informatore della polizia.
Tra i nomi degli autori della “soffiata”, fu ipotizzato anche quello di Costante Girardengo. I due concittadini – che si conoscevano dall'infanzia e dalla comune frequentazione con il massaggiatore Biagio Cavanna – si incontrarono durante una sei giorni nella capitale francese. In seguito, questo incontro fu oggetto di una testimonianza di Girardengo al processo a carico di Pollastri.
Nel bel mezzo delle gare, Biagio Cavanna seduto a bordo pista riconobbe il fischio di Sante, era un fischio particolare conosciuto a Novi Ligure come “cifulò”. Solo un novese per farsi riconoscere da un compaesano in terra straniera lo avrebbe eseguito alla perfezione e Cavanna non ci mise molto per capire chi fosse il novese di Parigi. Il maestro di ciclismo ed il suo ex allievo si rividero dunque in Francia e poco tempo dopo lo stesso Cavanna e Girardengo incontrarono il bandito. Sante diede appuntamento ai due compaesani a Novi ma non ci arrivò mai.
«La loro avventura parte nell'Italia della miseria. Erano entrambi figli di contadini poverissimi. Non si sa con certezza se siano stati anche amici, certamente si incontrarono più volte, perché legati dalla passione comune per la bicicletta: un mezzo di riscatto per tutti e due. Se infatti Girardengo diventerà il mito del grande ciclismo, Pollastri diventerà il più famoso bandito degli anni Venti»
All'interrogatorio dopo la cattura il magistrato chiese a Pollastri se avesse idee anarchiche. Egli rispose: “Ho le mie idee”. Intervistato in seguito da Ferdinando Castelli che stava scrivendo il libro “I cavalieri del nulla”, dichiarò di aver compreso di essere stato anarchico solo dopo aver saputo da Renzo Novatore cosa significasse anarchia.
Condannato all'ergastolo, fu inviato a scontare la pena sull'isola di Santo Stefano. Fu in cella con numerosi famosi criminali, fra cui Ezio Barbieri e Giuseppe Mariani.
Dopo aver scontato 32 anni di carcere, fu graziato nel 1959 dal presidente Giovanni Gronchi e passò gli ultimi 19 anni della sua vita a Novi, praticando l'attività di commerciante ambulante di stoffe.
Nel 1990 Luigi Grechi si trova nuovamente privo di contratto discografico e decide di realizzare un demo autoprodotto intitolato “Azzardo”. Le registrazioni contengono anche la prima versione della sua canzone più celebre, “Il bandito e il campione”. Il demo viene tuttavia rifiutato da diverse etichette. Nel 1993 “Il bandito e il campione” viene ripresa dal fratello di Luigi, Francesco De Gregori vendendo oltre 500.000 copie col suo album omonimo.
Facebook - Twitter - Instagram