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War, 1896, Arnold Bocklin
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“Sei stata la mia prima amica sei stata quella che non mi ha mai tradita. Sei stata la mia prima nemica e poi di colpo sei diventata la mia migliore amica. Non ricordo neppure quando abbiamo smesso di tirarci i capelli e di farci dispetti e abbiamo iniziato a volerci bene nonostante tutto e tutti senza tregua senza sosta. Non ricordò neppure la prima volta che quando mi hanno fatto male volevo solo te quando avevo paura di piangere davanti a tutti ma con te non temevo mai che uscisse fuori da me una sola lacrima. Sei stata la mia prima amica la mia unica ancora la mia vittoria in anni di guerre perse la mia salvezza quando era tutto spento - anche io stessa. Sei stata la mia prima amica il mio punto di riferimento il mio modello da seguire il meglio a cui puntare. Sei stata la mia prima amica sei stata quella che non mi ha mai tradita perché un giorno mi ha detto ‘Se cadi, cadiamo in due’ 'Se stai male, mi prendo il tuo dolore’. Ho capito che tra noi non ci saranno mai fare perché le tue vittorie sono le mie e le mie sconfitte, sono le tue perché se piango stiamo male in due e se sto bene, siamo bene in due. Sei stata la mia prima nemica quando volavi la stessa bambola che volevo io e sei stata la mia prima amica quando mi hai detto 'ci giochiamo insieme, ok?’ quando la maestra volevi sempre farla tu ma un giorno hai detto 'oggi tocca a te’ ed io non sapevo neppure tanto parlare e ti ho detto solo, un po’ a gesti, di colorare la faccia di una bambina di giallo e tu mi hai guardata un po’ stranita ma poi hai detto 'sei proprio brava a fare la maestrina’. Sei stata la mia prima amica mi hai insegnato a camminare e poi a parlare e ti ho vista sempre felice nel potermi aiutare. Ti ho vista sempre come il punto di riferimento quella a cui raccontare tutto senza fretta - con i miei tempi e con i miei modi - sei sempre stata quella che non ha mai avuto necessità che io raccontassi tutto per capire quello che mi stava succedendo. Ti ho vista dividere tutto con me pure quando qualcosa ti piaceva da morire e ti ho vista regalarmi la mia bambola preferita perché dicevi che ormai ero grande e a te non serviva più ma avevi solo sei anni e tanto grande non lo eri. Ti ho vista darmi tutto e non volere niente in cambio ascoltarmi sempre e lottare per me ogni istante ti ho vista preoccuparti per me rimproverarmi dal niente mettermi sulla dritta via e dirmi 'se sgarri, siamo finite’. Ti ho vista essere un po’ tutto dalla mia seconda mamma alla mia migliore amica dalla mia nemica alla mia sorella per la vita. Ti ho vista essere la migliore compagna per la vita che io potessi desiderare. Ti ho vista essere tutto quello che sarei voluta essere io ma che non potrò mai per colpa del mio carattere. Ti ho vista essere il meglio che c'è. A te che sei mia sorella auguro il meglio per tutta la vita.”
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Era bello, vero? Quando mangiare significava solo mangiare.
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