Mi vogliono far credere che l'immigrazione si ferma cambiando i governi, mi vogliono far credere che gli appalti dei campi nomadi finiscono in tasca ai Rom. Mi volete far credere che Salvini é un razzista, quando non é così; lui é peggo perché molte cose non le pensa, le pianifica. Mi vogliono far credere che per fare la rivoluzione basta riempire le piazze in un paese senza idee. Abbiamo paura di chi scappa dalla guerra come se fossero loro a farle scoppiare.
La generazione dell'Iphone 6 che ignora il Coltan…E siete Cristiani quando la colpa e dei Musulmani, Bianchi perché la colpa é dei Neri, del Nord quando vi ricordate che esiste la Mafia. Il paese che vuole nuovi stadi mentre crolla Pompei.
Dite “aiutiamoli a casa loro”, come dire “meglio che muoiano lì”.
La colpa é dei Cinesi che non pagano le tasse e non si chiamano Valentino Rossi. É colpa degli immigrati che hanno votato forza Italia e a maggio ricordano Falcone e Borsellino.
E l'Ebola non é più un problema perché muoiono solo gli Africani. Mi vogliono far credere che Renzi é di Sinistra, che la politica non é al servizio del popolo. E se la democrazia vuol dire equità, allora non può esistere politico ricco in un paese povero, ma solo mio padre é in cassa integrazione. E la crisi diventa un pretesto per trasformare i diritti in privilegi.
Fate la sottrazione tra i guadagni che porta l'immigrazione a questo paese e le spese, poi ditemi a chi vanno questi soldi. Perché qui, anche noi stiamo male e non abbiamo mai visto un albergo, mai visto il paese dei nostri genitori, mai avuto un'identità.
Mi vogliono far credere che i soldi non ci sono, e ogni giorno c'è uno scandalo. Leggetevi un libro di storia oltre agli stati di facebook di politici che non hanno altro da fare e non perderanno il lavoro.
Accendo la televisione e vedo persone applaudire perché é colpa dei Rom e di chi non vuole le ruspe… “Prima gli Italiani”, dicono; come se questo paese fosse in mano agli stranieri e non a degli estranei che sanno bene che per entrare in una dittatura bastano gli applausi, ma che per uscirne ci vuole almeno un morto.