Occhi chiari, azzurri come il cielo, agitati come il mare in tempesta. Capelli anch'essi chiari, lisci ma sempre scombinati. Un viso pallido, segnato dalla fragilità, pronto ad arrossire appena mi ritrovo uno sguardo addosso. Le labbra sottili e rosee, ma piene di parole mai dette e baci non dati. I libri e i quaderni sempre sottolineati e le pagine piegate per non perdere mai il segno. Il fumo di una sigaretta e le gambe stanche di chi di strada ne ha fatta tanta, troppa, inutilmente. Le unghie poco curate e spesso mangiucchiate. Le note di una canzone che mi rimbombano in testa. Le miriadi di libri letti e il cioccolato come un medicina sempre sul comodino. Le cicatrici sul mio stesso corpo e l'odore ,per me incantevole, della benzina o dei pennarelli indelebili. Le foto, i ricordi vividi. I maglioni e le felpe, troppo grandi per nascondere il mio corpo, e la musica come antidolorifico. La nebbia negli occhi durante le fredde mattinate di Dicembre. Le Converse e le Vans colorate. Una compagnia di amici sgangherata. I film sul divano in autunno, le schifezze, i pianti notturni, le cazzate e le birre fresche con gli amici. Un mare inesplorato di insicurezze che, come scogli, rischiano di farmi affondare da un secondo all'altro. Le guerre che continuo a combattere ogni giorno contro me stessa, contro il mio corpo e contro i giudizi della gente. Quella costante paura, sentirmi sempre fuori luogo, non sentirmi mai all'altezza, sentirmi sempre sbagliata. Sono sola in mezzo ad un mare di gente. Io non ho la necessità di essere aiutata, io ho bisogno di essere salvata! ●20●Milano●
“Ma siamo una storia che non si può dire, non abbiamo niente di speciale, non fosse che io ho paura di crescere e tu quella di nuotare e sai dirmi che mi ami ma solo finché non si esce dall'ascensore, eppure lo senti anche tu che abbiamo fatto lo stesso errore”
“Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d'accordo con tutti.
Le cose grandi ai grandi,
gli abissi ai profondi,
le finezze ai sottili,
le rarità ai rari.”
Non sai quanto mi piaci
Quando sul letto giaci
Sorridi e chiudi gli occhi:
Aspetti che ti tocchi
Sorrido di rigetto
mi butto sopra il letto
a donarti carezze
a toglierci corazze
[ No, Hope ]
La Speranza è un'ubriaca:
Vede la realtà distorta
Ride, scherza e non si placa
Ma poi si ritrova morta.
E per quanto abbandonarla
Tanto spesso avrei voluto
Bionda e brilla dea, mi parla:
“Io verrò sempre in tuo aiuto
Lascia stare la realtà
Non pensarci, che andrà bene
Bevi questo vino qua
E dimentica le pene ! ”
E mi tende la sua mano
E mi tira per un braccio
Io le dico: “Vacci piano
Altri errori non ne faccio !
Bionda e bella dea sei troppo
Ubriaca e surreale
E ti dico addio purtroppo
O se muori starò male ”
La Speranza è un'ubriaca:
Vede la realtà distorta
Canta, balla e non si placa
Ma poi si ritrova morta.
{#466}
“Mi accorgo di stare bene quando, per una cazzata detta, ti metti a ridere e sorridi veramente. E potrei fregarmene, invece sto bene a vedere te così, ed è in questo momento che capisco quanto sei importante.”
Ma ci sono quei dieci minuti nelle mie giornate, quelle mezz’ore in cui non capisco più niente, e non importa quante persone mi vogliano bene in giro per il mondo: sono sola.
Non posso chiamare nessuno, sono come un pesce che ha dimenticato come si sta sott’acqua. Sono in apnea senza la bombola d’ossigeno.
Vado giù e posso tirarmi su solo con le mie forze.
Non è niente, è solo che ho paura.
E la paura è una delle sensazioni più estranianti che abbia mai provato.
“Eri bellissima” è una canzone che ho scritto per vendicarmi e il testo, racconta la piccola vendetta che mi sono preso nel rivedere il mio primo amore. Era stato un rapporto travagliato, finito male per forza di cose. Come in “Piccola stella senza cielo” la protagonista è una ragazza che non riusciva a vedersi bene nei propri panni, che non riusciva a vedersi come la vedevo io, cioè appunto, bellissima. Ma c’è un po’ di sadismo in quell'imperfetto: eri bellissima, lasciatelo dire.. Il disagio si sente con forza anche in piccola stella senza cielo, una canzone che ha sorpreso me per primo, per gli effetti che ha prodotto, per il processo di identificazione che ha innescato in tante ragazze. La protagonista potrebbe avere un proprio posto nel cielo, nel firmamento, ma non ce la fa. E’ una canzone dell’ingenuità e del prezzo che comporta, perché se ti apri e ti esponi hai più probabilità di venire ferito. Ma esporsi, aprirsi, se da un lato comporta la fragilità, dall'altro un atto di coraggio, talvolta incosciente, spesso generoso. Questo mi ha fatto riflettere su come sia diffusa, tra le donne, questa necessità di vivere fino in fondo anche la propria sensazione di estraniamento.