𓃗
Mike Driver
he wasn't even looking at me and he found me

tannertan36
almost home
Not today Justin

bliss lane
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The Bowery Presents
Cosmic Funnies

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ellievsbear
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NASA
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open
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Xuebing Du
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@tidedico--ilsilenzio
Quanto rumore fa questo silenzio?
So che andrai via, ma non avrò paura.
Quel che ci portiamo dentro è solitario.
Non conosce mani straniere e occhi distratti.
Conosce il buio e quel pezzo di sole da cui torna per scaldarsi.
Quel che abbiamo dentro, l’abbiamo solo noi.
Non ci sono attese né inganni. Sappiamo bene quel che è.
Eppure, lo mascheriamo perfino a noi stessi.
Lo camuffiamo, lo imploriamo di fare silenzio.
Lo trattiamo come un ostaggio, come un ospite indesiderato a cui però è capitata la parte migliore di noi.
303 giorni fa.
Forse è solo un numero, è solo una data per alcuni. Per altri, è l’arrivo di una brutta notizia, una scoperta inaspettata, una piaga portata dietro da troppo tempo.
303 giorni fa.
La marea che si alza, il vento che soffia in un modo inaspettato. È primavera, i papaveri rossi fanno da contorno. C’è pace.
La quiete prima della tempesta.
Se sapessi quante volte ho distrutto il mio cuore, non ti chiederesti perché lo tengo così al riparo.
Da oggi, so come fregarmene.
Non ti cercherò più.
Questa è la classica frase che si dice per autoconvincersi, nel profondo, che siamo più forti. Eppure, non c’è bugia più grande. Non c’è promessa più infranta di questa.
Perché - io, proprio io- continuo a ripeterla?
Io sono più forte. Io devo esserlo. È giusto così.
Ero riuscita a cancellare il tuo numero, ad andare avanti, nonostante il costante pensiero. Mi sentivo più libera. Ma sei tornato. E continui ad andare e poi di nuovo a tornare.
Mi chiedo: che senso ha?
Se qualcuno ha intenzione di rimanere, rimane e basta. O no? Non è così che si dice sempre?
Non voglio cercarti più, davvero.
Ma soprattutto: non voglio più farmi trovare.
Saper stare in mezzo ai dettagli
Sforzarsi un pochino e mettere a fuoco
Mettere a nudo un pensiero fugace
Riempire la stanza di consensi e compensi
Coprirsi la mente e lasciar fuori il cuore
Avere le mani come uniche armi
Posare lo sguardo e accogliere i sensi
Morire d’amore o non morire per niente.
Quando qualcosa non andava, aveva un modo tutto suo di ripararsi dal dolore.
Staccare, partire, andarsene. Fuggire era la modalità migliore per dimenticare.
Quando tornava aveva già gareggiato col dolore. Era troppo tardi per una spiegazione.
Non puoi capirla una persona così. Non puoi chiuderla in una definizione. Non è strana - sola - nostalgica - schiva.
Sta facendo il suo gioco, la sua partita. E tornerà solo se vincerà.
“È il 1927: Antonia frequenta la prima liceo ed è subito affascinata dal professore di greco e latino, Antonio Maria Cervi; non dal suo aspetto fisico, ché non ha nulla di interessante, ma dalla cultura eccezionale, dalla passione con cui insegna, dalla moralità che traspare dalle sue parole e dai suoi atti, dalla dedizione con cui segue i suoi allievi. La giovanissima allieva non fatica così a scoprire molte affinità con il severo docente: l’amore per il sapere, per l’arte, per la cultura, per la poesia, per il bello, per il bene; inoltre il professore ha qualcosa negli occhi che parla di dolore profondo, anche se cerca di nasconderlo, e Antonia ha un animo troppo sensibile per non accorgersene: il fascino si tramuta ben presto in amore, un amore di quelli passionali e allo stesso tempo tragici, perché ostacolato con tutti i mezzi dal padre e che vedrà la rinuncia alla “vita sognata” nel 1933, “non secondo il cuore, ma secondo il bene”, come scriverà Antonia. In realtà questo amore resterà incancellabile dalla sua anima anche quando, forse per colmare il terribile vuoto, si illuderà di altri amori, di altri progetti , nella sua breve e tormentata vita. A soli ventisei anni, infatti, Antonia si tolse la vita mediante barbiturici, nel prato antistante all’abbazia di Chiaravalle: nel suo biglietto di addio ai genitori parlò di «disperazione mortale». La famiglia negò però la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte alla polmonite. Il testamento della Pozzi fu distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite.”
— Antonia Pozzi; La poetessa dimenticata
È una di quelle persone costantemente alla ricerca d’amore e che - per questo - il mondo ferirà infinite volte.