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“Eppure, se avessi potuto ricominciare da capo, ero sicuro che avrei rifatto le stesse identiche cose. Perché quello ero io.”
— Haruki Murakami (via perpassareiltempo)
“Un amico
è dove smetti di nascondere
le tue ferite.”
— Gio Evan
Dedica tempo e attenzioni a chi le apprezza, ma soprattutto a chi le ricambia.
Milan 20.11.21
A volte sarebbe più facile dire tutto.
Dire cosa si prova, e quando lo si prova. Non aspettare sempre, o continuare a rimandare.
I sentimenti che restano chiusi dentro per tanto tempo, prima o poi, finiscono per logorarci.
𝑵𝒐𝒊.
Come stai? Come stai realmente? È incredibile come non perdi mai quel vizio! Tu menti, non hai smesso di farlo in nessuna occasione. È impossibile dimenticare le incalcolabili telefonate senza risposta e quel messaggio che mi mandavi puntualmente un quarto d'ora dopo: “Ho da fare, ti richiamo io”. Sembrava scritto con fretta ma era scritto con ansia, lo so; quell'ansia che non riuscivi mai a domare, quell'agitazione che non ti permetteva di allontanarti dal telefono quando squillava perché ti cercavo ma al contempo non ti concedeva il permesso di rispondermi perché tu lo sapevi: lo sapevi che avrei chiesto “Come stai?” senza neanche salutarti e lo sapevi che non avrei creduto al “Tutto bene!” che ne sarebbe seguito. Speravi e temevi che presto avrei smesso di cercarti, eppure l'amore non funziona così. Continuerò a telefonarti, pur essendo consapevole che non risponderai, perché so che la tua felicità dipende anche e soprattutto da te, e so che se io non posso fare nulla per cambiare lo stato delle cose posso almeno lasciarti intendere che m'importa come stai… come stai davvero.
È un dolore che ti mangia dentro e non va via
ti si mozza il fiato,
ti logori dentro
e vai in tachicardia.
Cara Denise,
da sempre sono convinto che in questa terra esistano solo due tipologie di persone;
quelle che sono brave a mostrare quello che sentono,
e quelle che non sono brave a mostrare quello che sentono.
Tu, tesoro, sei stata abbastanza fortunata da appartenere alla prima categoria.
Magari, leggendo questo, inizialmente storcerai il naso, ti morderai l'interno della guancia o disegnerai un solco fra le tue sopracciglia, intenta a capire di cosa sto parlando.
Lo so che ora sei giovane, e una parte di te odia il modo in cui i tuoi occhi diventano lucidi e le tue mani tremano quando leggi una frase in cui ti rivedi particolarmente. Così come odia il modo in cui le tue guance si tingono di porpora e diventano calde, quando incroci lo sguardo della persona che ti piace. E proprio non sopporti quei brividi che ti risalgono la schiena e le lacrime che non riesci mai a nascondere, quando qualcuno ti ferisce.
Non sopporti l'idea che gli altri, guardandoti, riescano a leggerti dentro.
Ti senti vulnerabile.
Ti senti fragile.
Ti senti costantemente esposta, col flusso dei tuoi pensieri che ti modella il viso, incurvando le tue labbra, con gli angoli verso l'alto, o adombrando il tuo volto, riducendo la tua bocca ad una linea sottile e serrando la mascella fino a renderla spigolosa.
Non vuoi conferire tutto questo potere a chi ti sta accanto, perché temi che possa usarlo contro di te.
Ma Denise,
mia cara Denise, per favore,
promettimi che non cercherai mai di cancellare questa parte di te.
Che non cercherai, col crescere, di nascondere i tuoi sorrisi spontanei, la punta di irritazione che ti colora la voce quando sei arrabbiata, il modo in cui lo guardi, stringendoti forte fra le braccia e inclinando il viso verso una spalla, lasciando che una parte dei tuoi capelli ti copra, quando lo spii di nascosto.
Promettimi che non cercherai mai di cancellare la luce che ti accende le scaglie caramello nei tuoi occhi cioccolato, quando sei felice. Che non cercherai di cancellare la parte di te più viva, spontanea e reale, barricandola dietro muri così alti da non far passare il sole, costruiti con pietre così fredde da non riuscirti più a scaldare, e da sentire solo un freddo vuoto al centro del tuo petto.
Promettimi che lotterai per restare la persona che sei.
Con le tue debolezze. E anche se tu sei convinta che altro non siano che brutte incrostazioni sulla tua anima, io più le guardo, più mi innamoro, più penso sia meraviglioso il modo in in cui le indossi.
Cara Denise,
Da sempre sono convinto che in questa terra esistano solo due tipologie di persone;
quelle che sono brave a mostrare quello che sentono,
e quelle che non sono brave a mostrare quello che sentono.
Ed io, purtroppo, appartengo alla seconda categoria.
Nella mia vita, non ho mai provato cosa significhi piangere davanti a qualcuno che ami,
e lasciarti asciugare le lacrime,
lasciarti confortare dal tono dalla sua voce, dalle sue parole.
Appoggiare la testa al suo petto, chiudere gli occhi e permettere che ti stringa forte, talmente forte da proteggerti dal mondo intero. Talmente forte da farti sentire al sicuro.
Non ho mai provato cosa significhi mostrare le parti più rovinate, strappate e ammaccate a qualcuno, e sperare che il suo sguardo non cambi. Che continui a scegliermi, nonostante tutto.
Cara Denise,
io non lo so, e se stai leggendo questa lettera, significa che la mia vita si é conclusa e sono morto senza saperlo.
Però posso dirti questo.
Posso dirti che so cosa si prova quando cammini per strada, e nessuno nota il modo in cui incurvi le spalle, così piegate verso il basso a causa di un peso che solo tu sei in grado di percepire.
So cosa si prova quando gli altri incrociano il tuo sguardo e dentro di te non riescono a leggerci niente.
So cosa si prova quando ti senti cadere a pezzi, ti senti strappato in talmente tanti punti da esserti dimenticato cosa vuol dire stare bene. Ti senti un peso sul petto, che ti fa boccheggiare, e ti costringe a strisciare i piedi quando cammini, perché sei stanco di andare avanti, e diventa ogni giorno più difficile.
So cosa si prova quando ti senti sbriciolare e non c'è nessuno che ti si sieda accanto e, lentamente, ti aiuti a ricostruirti.
Cara Denise,
dicono che le persone che si sentono sole sono quelle che siedono senza nessuno accanto al banco di scuola, sul sedile del bus o sulla panchina al parco.
Si sbagliano.
Le persone che si sentono sole sono quelle con le quali parli ogni giorno e loro ti ascoltano in silenzio, con gli occhi che diventano più scuri man mano continui a raccontare, come se diventassero più profondi per poter inghiottire ogni parola che pronunci.
Sono quelle che ridono tanto, ma nella loro voce non c'è musica, non c'è colore, non c'è emozione, e i loro sorrisi, se fai attenzione, sono sempre tirati e studiati.
Perché le persone che si sentono sole, dolce Denise, sono quelle che parlano con tutti, e fra quei tutti non c'è nessuno, nemmeno uno, in grado di farle sentire capite.
In grado di farle sentire comprese.
Cara Denise,
Se stai leggendo questo, significa che oggi é il tuo diciottesimo compleanno, ed io non ho potuto esserci perché la mia malattia avrà raggiunto uno stadio troppo avanzato, o peggio, mi avrà già strappato gli ultimi brandelli di vita.
Se stai leggendo questa lettera, sappi che avrei voluto dirtele di persona, queste parole, anche solo per poter vedere la luce catturate dalle tue iridi tremolare per l'emozione, e il modo in cui stringi le mani in due pugni chiusi, conficcando le unghie nei palmi nel tentativo di controllare il battito accelerato del tuo cuore, nonostante non ci riesci mai e li lasci fremere premendoteli lungo il corpo.
Cara Denise,
sei stata abbastanza fortunata da nascere col cuore uguale a quello di tua nonna; hai la capacità di vedere negli altri tutto l'amore che non riescono a dimostrare. Quel genere di amore che noti solo se fai attenzione. Che impari a leggerlo nel modo in cui lui ti scosta i capelli dal volto, dal modo in cui le sue dita indugiano sulle tue prima di prenderti per mano, per assicurarsi di non farti male, o di non fare nulla che tu non vuoi.
Tua nonna é stata l'unica persona in grado di sciogliere il ghiaccio intrappolato tra le mie ossa, portando la primavera nelle parti più tristi di me.
Anche se non ero in grado di dimostrarle quanto l'amavo, l'ha fatto comunque.
Perché ha capito. Mi ha capito. Mi ha accettato. E mi ha amato, nonostante tutto.
Ed é questo, cara Denise, il mio augurio per i tuoi diciotto anni;
non cancellare la parte migliore di te, ma amala più di quanto possa amarla chiunque altro.
E non lasciare che nessuno la sminuisca, la ridicolizzi o la derida.
Ricordati che hai il potere di far sentire amato anche chi non riesce ad amarsi.
Magari puoi pensare che questo tuo potere non cambierà il mondo,
ma può cambiare una persona,
e se ognuno di noi, al suo interno, ha un mondo intero,
di certo il tuo amore cambierà quello, di mondo.
Ama, Denise, perché quando le persone come me, incontrano persone come te, non solo il tuo amore cambia il loro mondo, ma salva anche la loro vita.
Con affetto, il tuo nonno.
-Alessia Alpi, scritta da me. (-Volevoimparareavolare on Tumblr)
Porca troia.
Stupenda
“Cara Denise…”
Non ho mai sentito pronunciare così tante volte il mio nome, come in questo post…
“Io ti vorrei mancare perché mi manchi. Più o meno tutto il tempo.
E mancarsi, mancarsi in due, vuol dire appartenersi.”
Marzia Sicignano
Io non porto rancore ma il cuore mio non ha più spazio
per tenere, temere i ricordi più brutti
le sere più nere in cui sfondi e non bussi
zenujaca edit