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@toujoursfragiles
A Guccini, maestro di vita
Caro Francesco,
questa lettera dalle puerili ma sentite parole, è per te. Sono un ragazzo di vent’anni, figlio d’una generazione che non ti conosce, che non canta e suona le tue canzoni al parco; che strabuzza gli occhi al tuo nome, che non tende l’orecchio, ma soprattutto il cuore, alle tue poesie di vita.
Io t’ascolto da anni. Ti ascolto nelle giornate felici, in quelle in cui mi sento tanto triste e abbattuto. Ti ascolto la notte, quando i pensieri s’affollano per cercare spazio e tu sei il direttore d’orchestra che dirige il tutto. Ti ascolto nei viaggi lunghi ore, nelle viette del centro; ti ho ascoltato a Bologna, quella rossa e fetale di cui tu hai cantato, ti ho ascoltato tra le urla della gente e tra i silenzi imbarazzati che sottendono un vizio antico.
Ho avuto il piacere di ascoltarti alla presentazione di un tuo libro; non ci sarà giorno nella mia esistenza nel quale io non mi rattristi del non essere riuscito a sentirti in concerto. Ho una foto con te, il tuo autografo, ho l’immagine tua nel cuore.
Quanti ricordi che ho con te e di te, quanti!
Notti passate a dilaniarmi su quale fosse il senso della vita e più mi sono domandato e meno ho conosciuto. So, però, che le tue radici danno la saggezza.
L’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte: mai mi troverai a non cantare con il cuore le tue canzoni.
Sono circondato da persone che conducono la loro vita facendo aspettare perché non sono mai pronte, che devo fare? Amare, vero? Lo faccio, Francesco. E anche se avessi previsto tutto questo, forse farei lo stesso.
Vorrei venire a trovarti, nella tua Pavana, dove tu ora ti godi il riposo ricordando le scritture di canzoni e bevendo vino. Vorrei passare un pomeriggio con te, sotto un albero; a cantare canzoni di vita. Vorrei chiederti come stai, se sei felice, se sei triste; vorrei con te da solo sempre viaggiare, scoprire quello che intorno c’è da scoprire.
Studio giurisprudenza, ho seguito il cuore, saresti felice di saperlo. Come quando tu lo seguisti per fare il cantautore, nonostante un laureato, a detta di tuo padre, valesse più di un cantante. Dimmi, riuscirò al potere dare scacco e salvare il mondo intero? Non lo so, non credo; né tu puoi darmi risposta, ma te lo giuro: sputerò il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte.
Quando mi sento solo mi chiudo in casa e scrivo: poesia, racconti, lettere! Non so cosa mi rimarrà di tutto questo e chi mi restituirà il tempo perduto; ma scrivere lettere è rivivere un tempo andato, dove tutti gli eroi erano giovani e belli e lottare per la libertà significava vivere. Cantavi il contrario, ma mi hai raccontato la libertà, Francesco, e te ne sarò eternamente grato.
Si ride per non piangere, si sa; ma quanto ci sarebbe da piangere, Francesco! E’ pieno di gente che invecchia senza maturità. E’ dura, molto dura. Certo, forse almeno tu hai conservato quell’ideale che avevamo in testa, ma come portarlo avanti, come difenderlo dagli orpelli dell’arrivismo, come restare signori in un luogo desolato, popolato dai milioni?
Ogni tanto tutto ciò mi abbatte, spesso soffro per quello che sono stato e rifletto su come cambiare le cose, come portare un po’ di vita. Tutto è morto e nessuno ha mai saputo. Ho piena consapevolezza che le crisi che di tanto in tanto m’affliggono solo solo segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire, però io come ne esco, Maestro?
Ed ecco che viene mattina, sera, mattina nuovamente e un altro giorno è andato e ogni volta non so se ci sarò per godermelo, però puntualmente la vita me lo permette. Ed è bello. A me non sembra strano che quando si è giovani la sorte possa venire a prenderci per mano, lo trovo forse profondamente ingiusto. Il mondo è qua fuori che ci aspetta e ci sono persone che forse vogliono arrendersi, mentre altre sono state costrette a farlo da una strada lunga e diritta o da una prigione americana. Capisci? Questo è ingiusto. Vorrei davvero sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire, se poi tutto va nella direzione opposta a quella per cui si lotta ogni giorno. Tuttavia, ho ancora la forza di farmi trovare sempre nella mia camicia. E scrivo perché, probabilmente, è capitato che sia quello che so fare. Ho trovato recentemente l’amore, il quasi amore diresti tu cinicamente, e l’ho cantato; però, poi, ancora una volta, quell’urlo di sempre che dice pian piano «non siamo, non siamo, non siamo!»
In questi ultimi anni ho detto addio a tutte le cazzate infinite che mi sono state propinate, ho detto addio alle glorie vuote da coglioni della maggioranza dei più che mi circondano, ma soprattutto a chi si nasconde con protervia dietro a un dito: farewell.
Te l’ho detto, questa lettera è per te. Non è nulla di particolare, ma è importante per me, significa molto.
Tutto questo scrivere per dirti che mi hai salvato la vita, Francesco.
Continua a raccontare le tue fiabe, il mondo ne ha bisogno.
Ti abbraccio,
Giovanni.
- amantedellarte
Vola, vola tu dov'io vorrei volare: verso un mondo dove è ancora tutto da fare - e dove è ancora tutto (o quasi tutto) da sbagliare.
F. Guccini (via signora-bovary)
C’è questo ragazzo che ogni tanto incontro in metropolitana che riesce a farmi sorridere per qualche minuto. Avrà sui venticinque anni, abiti stracci e zero soldi in tasca; una chitarra in mano, tanta disperazione e tantissimo cuore. Ogni volta si siede per terra dentro al vagone e per una ventina di fermate resta lì a suonare e cantare. Battisti, Faber, Guccini, De Gregori: questi e altri artisti vengono omaggiati e tra le persone si moltiplicano i sorrisi e gli sguardi persi. Si ricorda tanto e si è per un attimo felici. Questo ragazzo fa venti fermate in una direzione, torna indietro, e va nuovamente avanti; e così via. Canta e suona tutto il giorno. E sorride, e ringrazia tutti; e augura sempre una buona giornata a tutti i passeggeri. Mi commuove ogni volta. È così bello quando sale: si spegne l’Ipod e ci si lascia trasportare dalla sua chitarra. Ed è bello. E nella sua disperazione fa vivere, vivere, vivere.
“Miss Bennet.”
“Mr. Bingley.”
You must know. Surely you must know it was all for you.
requested by anonymous
#and in that moment, we all died.
“you have bewitched me, body and soul, and I love, I love, I love you. I never wish to be parted from you from this day on.”
“I cannot fix on the hour, or the spot, or the look or the words, which laid the foundation. It is too long ago. I was in the middle before I knew that I had begun.”
“Sometimes the things you want the most don’t happen and what you least expect happens. I don’t know – you meet thousands of people and none of them really touch you. And then you meet one person and your life is changed forever.” Love and Other Drugs dir. Edward Zwick (2010)
Incontri milioni di persone e nessuno ti colpisce veramente, poi un giorno ne incontri una e la tua vita cambia, per sempre.
Amore e altri rimedi (via anima-sognatrice)
Just seeking for someone who want to deal w/ your nightmares
“Ama e fatti amare e sii felice” - Roberto Benigni
Roberto Benigni lancia uno spunto per ragionare sull’amore e sulla ricerca della felicità come traguardo rivoluzionario, a portata di tutti.
“Amarsi è il problema fondamentale dell’umanità. Affrettiamoci ad amare, non ci rimane moto tempo: amiamo sempre troppo poco e troppo tardi, perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore.”
“La felicità, sì, la felicità. A proposito di felicità, cercatela! Tutti i giorni, continuamente, anzi, chiunque mi ascolti ora, si metta in cerca della felicità, ora, perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo, perché l’hanno data a tutti noi. Ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli ce l’hanno data in regalo, in dote ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso quando lo nascondono. E molti di noi l’hanno nascosto così bene che non si ricordano dove l’hanno messo ma ce l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria. I cassetti, i comodini che ci avete dentro, vedrete che esce fuori, c’è la felicità, provate a voltarvi di scatto, magari la pigliate di sorpresa, ma è lì.
Dobbiamo pensarci sempre alla felicità e anche se a volte lei si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei. Fino all’ultimo giorno della nostra vita.
“Saltate dentro all’esistenza ora, perché se non trovate niente ora, non troverete nulla mai più. È qui l’eternità, non ce n’è un’altra”
( fonte: https://www.youtube.com/watch?v=u9x2aXyBVDI)