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TOUR DELLA SIRIA
GENNAIO-FEBBRAIO 2011
1° Giorno: Catania-Roma-Damasco
Per motivi di pecunia scelgo di non prendere la coincidenza offertami Tour Operator, ma prenotare un volo di avvicinamento con Blu-Panorama di Blu-Express. Differenza sostanziale è che debbo ritirare la valigia a Roma ed eseguire un altro imbarco, niente di grave perché ho tre ore di attesa in andata come al ritorno. Il volo parte in perfetto orario 8.55 da Catania, ritiro la valigia e salgo al piano superiore per il nuovo imbarco. In fila trovo un gruppone di Toscani che incrocerò diverse volte durante il tour. Nel gate di imbarco riconosco dalle targhette del mio T.O. le prime due compagne di viaggio. Con mezzora di ritardo, il volo della Sirian Air, recupera e atterra in perfetto orario a Damasco alle 19.35 ora locale. Sul volo solo pochi siriani e almeno 3 gruppi di italiani. Catering italiano sufficiente. All’arrivo incontriamo la nostra guida siriana Alì e ci perdiamo una del gruppo che non vista è andata verso l’uscita. Sul nostro bus Alì passa subito per la raccolta del fondo cassa per le mance che come saprete in molte nazioni sono la norma (45 euro o 40 dollari come da programma). Il gruppo e composto da 14 persone. Piemontesi, Lombardi, Toscani, Molisani e solo il sottoscritto a rappresentare il meridione. Per ogni città del tour avremo due hotels, uno di categoria confort, l'altro di categoria lusso. Naturalmente io ho scelto la confort per risparmiare, altre due coppie solo perché disinformate. L’hotel di Damasco non è di effetto, ma sufficiente, come previsto. Cena buona con sapori che richiamano, il Magreb.
2° Giorno: Damasco-Bosra-Damasco
Colazione internazionale. Per me solo pane nero e marmellata; due fette di plum-cake e The Lipton. Meglio non esagerare, abbiamo la pensione completa, praticamente un’abbuffata continua. Con la nostra guida contrattiamo (da 50 a soli 30 euro) un pacchetto di visite extra, fuori programma, che secondo il suo parere ci riempiranno le giornate (già affollate) e soprattutto il suo portafoglio. I soldi meglio spesi di tutto il viaggio perché Alì è una guida con 22 anni di esperienza e sa cosa piace ai turisti italiani. Ci imbarchiamo per Bosra, antica capitale del Regno Nabateo a sud di Damasco, Patrimonio dell’Unesco. Tra le antiche costruzioni, in particolare l’anfiteatro da 16.000 spettatori, nuove case di povera gente che abita da sempre la zona. Rientro a Damasco, pranzo nel cortile di una tipica casa signorile. Nel pomeriggio visita della città vecchia di Damasco, Patrimonio dell'UNESCO. Entriamo nella Moschea degli Omayyadi (sunnita) la più grande che vedremo in Siria. Dopo la dovuta vestizione delle donne del gruppo con un lungo soprabito grigio con cappuccio (la cosa si ripeterà per ogni luogo sacro), prima di entrare nel cortile della Moschea visitiamo la tomba di Saladino (Sal-El-Din). Nel cortile i numerosi pellegrini non mostrano particolare curiosità verso gli infedeli che “profanano” la loro Moschea e il perché ci è chiaro quando entrati nell'edificio, Alì ci porta direttamente alla Cappella di S. Giovanni il Battista. Il profeta è venerato insieme a Gesù e Maria, con grande onore. Siamo tutti discendenti in Abramo da Ur dei Caldei. In moschea si prega, si riposa,si dorme, i bimbi giocano e le mamme li lasciano fare. Lo spazio è equamente diviso tra uomini e donne in senso longitudinale, le nostre donne invece possono accedere per la visita nello spazio degli uomini. Tornati in cortile Alì identifica il minareto di Gesù (‘Isà). Uscendo, fuori programma, visita di un Hammam (solo la sala d’ingresso, non c’è tempo per fare il bagno turco) e della Moschea Sayyida Ruqayya recente dono del popolo Iraniano. Per la prima volta visito una moschea sciita. L’interno e ricchissimo di ori e marmi. Due percorsi distinti per uomini e donne ci porta alla cappella-tomba dedicata alle reliquie di Sayyida Ruqayya, una ragazza trucidata per ricattare il padre, durante la Jihad islamica. La cappella e circondata da pellegrini piangenti che impetrano l’aiuto per bambini e mamme malate. In offerta gettano sulla cappella bellissime bambole. In serata prima visita del Suq el-Hammadiye.
3° Giorno: Damasco-Maalula-Homs
Lasciamo l’hotel e iniziamo la giornata terminando la visita di Damasco. Per tappa al Museo Archeologico. All’interno vasi, bassorilievi e tombe in marmo provenienti anche da Ebla e Palmyra che visiteremo in seguito. A mio insindacabile giudizio (se vi fidate) i reperti sono pochi e non inspirano l’istinto fotografico del gruppo. Tant’è che anche se Ali ha omaggiato uno dei custode di bakshish (mancia, presa dai nostri soldini raccolti per queste occasioni) per farci fare delle foto di sgarro all’interno del museo (assolutamente vietato fotografare), facciamo solo foto ricordo-visita e niente di più. Prima sorpresa della giornata è la visita della Cappella di San Paolo famosa per la citazione nella II lettera ai Corinzi, dove si narra che Paolo sfuggi alla cattura e da Damasco facendosi calare da una finestra in una cesta sorretta dall’Arcangelo Gabriele. La cappella con relativa finestra esterna quasi murata offre una serie di icone sulla vita di Paolo e … la cesta. La casa e incastonata sulle mura della città e percorrendole si arriva alla Cappella di S. Anania colui che guarì Paolo dalla cecità e lo battezzò. Per entrare si scendono dei gradini. La Cappella e davvero suggestiva anche se spoglia, e una signora raccolta in preghiera ci aiuta a rispettarne la sacralità. Ci spostiamo a piedi per la visita dei vecchi quartieri di Damasco. Transitiamo su strettissime strade con balconi che si sfiorano. Entriamo nel cortile di una casa signorile ed arriviamo ad uno dei Suq della città. Infine stanchi ed affamati (ma non si pensa ad altro) giungiamo al nostro ristorante. - Digressione: vi rendete conto che pagate per l’acqua a tavola e pagate anche di più per la conseguente minzione?-. L’ambiente e molto bello, in ogni angolo centinaia di anticaglie curiose che richiedono non poche spiegazioni del povero Ali distratto dal cibo quotidiano. Partenza con pisolino digestivo per Maalula. Un paesino aggrappato su uno sperone dove si parla ancora l’aramaico, l’idioma semitico usato da Gesù (ne rimangono solo 3). Visitiamo il monastero di S.Sergio di rito greco-cattolico (non si fotografa) simile a S.Anania di cui sopra. Alì ci sorprende e riesce a convincere una custode (senza mancia) a recitare Il Padre Nostro in aramaico intorno ad un altare del I secolo d.c. Palpabilmente commossi evitiamo di guardarci negli occhi, ringraziamo. Proseguiamo attraversando uno stretto canyon, una piccola Petra, scavato nella roccia da un (adesso) ruscelletto. Immersi nell’acqua bassissima si esce dopo 15/20 minuti di percorso. La leggenda narra che Tecla, una ragazza convertita da San Paolo, sfuggita ai suoi persecutori e trovatasi davanti una rupe fa scaturire una sorgente che crea un passaggio salvifico. Alla fine del canyon troviamo, appunto, il Monastero di S.Tecla (di rito greco ortodosso) a lei dedicato che è stato strappato alle rocce. Proseguiamo per Homs dove arriviamo in serata nel miglior hotel (per noi gruppo di spiantati) di tutto il tour, un 4 stelle lusso. Per mancanza di valide alternative il resto del gruppo è alloggiato nella nostra stessa struttura, mugugnanti per l’assenza di piscina e massaggi.
4° Giorno: Homs-Karak-Apamea-Aleppo
Lunga giornata di visite e spostamenti, Alì stravolge un poco il programma per permetterci, domani, alcune visite in più, come concordato. Partenza, direzione ovest fino al confine nord del Libano che resta ad una decina di chilometri, confine che da Damasco stiamo continuamente costeggiando. Se avessimo avuto 1 giorno in più Alì ci avrebbe introdotto in Libano, ma ahimè non c'è niente da fare. La nostra meta è il Karak (castello) dei Cavalieri, Patrimonio dell'UNESCO, che si erge magnifico a 650 metri di altezza nell’unico passo della catena montuosa lunga 250 km che da Antakya (Turchia) arriva a Beirut. La strada si inerpica e in certi tratti la pendenza e a prova di Jeep. Il castello e le sue 13 torri cilindriche sono in perfette condizioni statiche (sembro un geometra in vacanza, vero!!) e l’insieme e davvero possente. Arriviamo pochi minuti prima dell’apertura (merito del cronometro Alì) per cui siamo i primi ad entrare. I tre livelli del castello ospitavano fino a 4000 crociati in ambienti molto grandi, oggi perfettamente conservati. DaIle mura e dalle torri si gode di un bellissimo panorama e si arriva a distinguere la linea del mare. Dopo la lunga visita rientriamo a Homs per vedere le Norie: gigantesche ruote idrauliche in legno utilizzate nei secoli per gli approvvigionamenti idrici della città. Ne rimangono 17 sulle 30 censite nel medioevo. Proseguendo verso nord visitiamo Apamea, la città dalle mille colonne. Dal 300 a.C. al 1157 d.C. quando un terremoto la distrusse, la città si sviluppò lungo un cardo maximus di 2 km. Tutte le colonne sono con mensola per portare delle statue. Siamo gli unici visitatori e ci godiamo in silenzio la passeggiata sul lastricato originale al quale si affacciavano botteghe di ogni genere. Alla fine del cardo l’autobus ci aspetta per portarci a pranzo in un anonimo ristorante moderno che in estate ospita bagnati in una grande piscina esterna. Non ricordo niente di particolare se non una enorme teiera per il chai (the), simbolo di ospitalità, sullo spiazzale antistante. A seguire lunga tappa verso Aleppo, con immancabile lunga dormita. In serata (alle 17.30 è già buio) abbiamo il tempo per la visita di un negozio di antiquariato “suggerito” da Alì all’ingresso del suq di Aleppo. Io do un occhiata e decido di glissare, spendo il mio tempo inoltrandomi solingo tra i viali del mercato. Il nostro hotel si trova in centro città e approfitteremo domani dei suggerimenti di Alì per una passeggiata.