7 luglio 2017
La sensazione più di vuoto non è avvenuta dopo la fatidica frase"bene signorina, per noi può bastare. Cosa vuole fare a settembre?“, lí c'era più la sensazione di scioglimento di quello che Zerocalcare definirebbe polpo alla gola…no, il vuoto totale è venuto quando dovevo capire come cazzo mettere a posto i fogli, gli appunti e i libri che giacevano inermi sulla mia scrivania. Non se scherza rega, quei riassunti, quei pezzi di carta mi avevano salvato praticamente la vita (perché me ce vedi a ripassa tutto dal libro?)…e mo che fine avrebbero fatto? Ma soprattuto, lo spazio che nella libreria era completamente dedicato ai libri di scuola, avrebbe finalmente smesso di essere concavo per il peso che gli gravava sopra? Queste so domande esistenziali, altro che Heidegger.
Eppure, proprio nel momento in cui i professori avrebbero dovuto tirare fuori il lato migliore di noi, quando avrebbero dovuto chiederci non solo il pensiero oggettivo di un filosofo o di un autore ma anche ciò che ci aveva lasciato, non l'hanno fatto, e questo forse è un po’ quello che mi è mancato. Ognuno di noi alla fine, è legato per un modo o per un altro a ciò che ha dovuto studiare durante l'anno, anche indirettamente. E così come Hegel potrebbe ricordarti tipo il momento più basso nel tuo studio della filosofia (perché diciamolo che Hegel non l'hanno capito veramente manco i professori), allo stesso modo l'interrogazione sulla Victorian age ti ricorda il giorno in cui tua madre ti ha detto che doveva operarsi per un nodulo al seno, Menandro e Apollonio (Teocrito manco te tengo in considerazione) alcuni dei giorni più difficili passati in ospedale, gli argomenti che dovevi portare in simulazione terza prova l'ultimo vero camposcuola della tua vita, e scienze della terra quel compito che, per quanto hai copiato, ha fatto sentire la classe unita come non lo era da tempo. E poi vabbè, lasciamo perdere l'orale. Ti ricorderai per sempre la professoressa di storia che ti chiede l'inaspettatissima ma meravigliosa domanda su Valerio Verbano, tu che gioisci dentro perché quella di latino ti chiede Fenicie (si perché all'ultimo anno se fa anche la traduzione di tragedia, ma non tocca recità davanti a tutti tranquilli) e non autori di cui non avevi fatto manco na parola, dell'esterna di matematica che parla praticamente al posto tuo perché ha capito che, visto che sei del classico, a metematica sei babbo, inglese di cui avrai sbagliato tutti i tempi verbali e italiano che ti fa parlare della natura di Giacomino, e te riesci pure a infilacce un pezzo della Ginestra pe fa colpo, anche se più bella cosa non c'è di quella maledetta poesia.
Te ricorderai per sempre pure de Francisco Franco, perché il giorno della prima prova hai deciso di voler cominciare “Per chi suona la campana”, ma non sei mai andata oltre la dedica della prima pagina.
Due anni fa quasi stavi seduta con la tua amica in una delle più belle panchine sotto uno dei più bei alberi dentro a villa Leopardi su via Nomentana, e parlavate non della maturità, ma addirittura dell'Università, cosa che mo è uscito il bando e c'hai pure paura de aprillo sul telefono.
Ma fosse solo quella la cosa che spaventa de più. Ao, stamo a capì che il 15 settembre non tocca mette la sveglia? Che due giorni prima le tue amiche sul cazzo de gruppo de whatsapp non te chiederanno “oddio ma come vi vestite il primo giorno di scuola?” come se poi gliene fregasse veramente a qualcuno, tanto si sa che tutti i buoni propositi che ve farete st'anno, manco le vacanze de natale già so spariti.
Mamma mia le vacanze. Cioè i giorni di agonia a le (false) speranze di recuperare lo studio arretrato non saranno più scandite dalle vacanze? Quindi significa che anche le maratone di serie tv devono essere regolate diversamente.
Pe 5 anni volevi le interrogazioni programmate? Mbe eccotele, tre lunghissimi anni de fila, tutte per te.
Ma questo non è tutto. Il primo giorno di qualsiasi cosa tu decida di fare (sempre ammesso che tu riesca a prendere una decisione e non ti trovi perennemente al punto zero di Kierkegaard) lo affronterai da sola, come se dovessi ricominciare tutto da capo, o forse no. Forse aggiungi solo un pezzo alla tua storia, come faranno le persone chi ti hanno accompagnata per questi 5 anni, che tu le abbia amate o odiate non importa, resteranno sempre importanti, e sapere che anche loro in un certo senso vivranno quello che vivrai tu, a modo loro, è come se fosse qualcosa che vi tiene ancora uniti. Siamo (questo è il momento lirico dove il coro si fa portatore delle istanze del pubblico) arrivati fino qui, e non è stato semplice, abbiamo faticato, abbiamo perso qualcuno lungo il tragitto ma qualcun altro lo abbiamo trovato, soprattutto quest'ultimo anno, e anche se ci hanno accompagnato per poco saranno comunque importati come quelli storici). Siamo cresciuti a modo nostro, e, a modo nostro, continueremo a farlo, che c'è ancora tanta strada da fare, il bello comincia adesso, e anche se magari alcuni volti non li rivedrai più, stai pur sicura che non te li dimenticherai mai, perché almeno una volta, una sola, ti hanno fatto sentire parte di qualcosa, e non c'è cosa più bella.
Ci manca solo il nostro viaggio a Barcellona, ma questa, signori, è un'altra storia.