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@unacerta
Vero è che ci chiediamo pietà a vicenda, io chiedo a te di potermi rintanare, tu a me - che però sia possibile è il più spaventevole controsenso. Ma com’è possibile ciò? domandi. Che cosa voglio? Che cosa faccio? Le cose stanno all’incirca così: io, bestia silvestre, non stavo, si può dire, nella selva giacevo non so dove, in un fosso lurido (lurido beninteso soltanto per la mia presenza) ed ecco che ti vidi fuori all’aperto, la cosa più meravigliosa che avessi mai visto, dimenticai tutto, mi dimenticai interamente, mi alzai, mi avvicinai, timido bensì in quella nuova eppure natia libertà, mi avvicinai dunque, arrivai fino a te, tu fosti tanto buona, mi accovacciai presso a te come se ciò mi fosse lecito, posai il viso nella tua mano, ero tanto felice, tanto orgoglioso, tanto libero, tanto potente, tanto a casa mia, sempre così: tanto a casa mia - ma in fondo ero pur sempre la bestia, appartenevo pur sempre alla selva, vivevo all’aperto soltanto per grazia tua e senza saperlo (poiché avevo dimenticato ogni cosa) leggevo la mia sorte nei tuoi occhi.
Non poteva durare. Anche accarezzandomi con la mano più generosa dovevi notare certe particolarità allusive alla selva, a questa origine, a questa vera patria, e vennero le necessarie, necessariamente ripetute discussioni sull’«angoscia» che torturavano me (e te, ma te innocentemente) fino al nervo scoperto, e sempre più crebbe davanti a me la visione dell’immondo tormento, del continuo ostacolo che ero per te, il malinteso con Max vi diede un urto, già a Gmünd era palese, poi venne l’intesa e il malinteso di Jarmila, e infine il fatto sciocco, grossolano e indifferente di Vlasta, e frammezzo ci furono molte inezie. Ripensai chi ero, nei tuoi occhi non lessi più alcuna allusione, provai il terrore in sogno (di vivere in qualche luogo che non era il mio, come se fossi a casa mia), questo terrore lo provai realmente, dovetti ritornare nel buio, non sopportavo il sole, ero disperato veramente come una bestia smarrita, incominciai a correre a più non posso e sempre col pensiero: «Se potessi portarla con me!», e col contro pensiero: «Esiste il buio dov’è lei?».
Tu chiedi come io viva: ecco, così vivo.
Franz Kafka, Lettere a Milena, Praga, 14.IX.20
pure beauty
Scegli me
io non posso credere
di averti qui con me
in un mondo che tu non vuoi
e mentre parlo
rispondi a ogni mio perchè
riscoprirò chi sei.
Provo a fingere
per lei io mi deflagherei
non mi senti ed io non parlo
rimangono le nuvole
siamo un giorno senza luce ormai
oh scegli me
io te lo chiederei anche stanotte se vuoi rimanere a dormire o preferisci rimanere sveglia che la differenza non esiste più e io te lo chiederei anche stanotte se vuoi farmi passare questa fame e togliere la sete che mi uccide che a domani così non ci arrivo e io te lo chiederei anche stanotte di...
I need something to be good. I need something to feel right. OK? I'm not depressed. My heart is not broken. I'm not grieving. She's not dead. She's out there. She's living out her dreams. And I know, I know she's happy. And that makes me feel proud for her. But there is this other feeling that doesn't completely feel fair. Or right. Or good. She goes on day in and day out, happy without me. And every morning I wake up and there's this pit, this feeling here that maybe my dreams are over. Maybe, maybe I had my dreams, and they're over now. And I'm going to be this single guy. No wife, no kids, no family. She was my family. And now she's someplace else, and I let her go. And it's good that I did. I mean, it's better for her. But for me… So I need something to be good. I need a reason to get up every morning, to not crawl back in that cave that I was in before I met her. You know she saved me. You were there. You remember how I was. I was dark. That war made me dark. And that darkness, it is still in me. She just lit it up. So I just thought, I just thought, maybe to beat back that darkness, I would be something good. I would do something good.
Sai quante volte devo decidere di non scrivere Ciao Alex, come stai? Dove sei? Che stai facendo? Ti va di vederci? Dove ti pare, venerdì prossimo a cena?
“Non so se ti sei mai sentito così. Non so se hai mai desiderato addormentarti, per svegliarti solo mille anni dopo. Non so se hai mai pensato che vorresti non essere al mondo; o non renderti conto di essere vivo. O qualcosa del genere.”
-noi siamo infinito (via laragazzacheguardavailtramonto)
Si enciampas en pallestrra, me rraccomando cades de schiena en modo que las tetitas sian siempre simmetricas y sei suvito giochi senza barriere. ArquiTettoniche.
(via telodicebelen)
The Dreamers (Bernardo Bertolucci, 2003)